Ai “Vespri d’organo” un concerto dalle forti suggestioni con il trio Lacorazza – Giugliano – González Jiménez

Foto Fulvio Calzolaio

Foto Fulvio Calzolaio

Il trio costituito da Gina Lacorazza (voce), Giovanni Giugliano (contrabbasso) e Tobías González Jiménez (organo) è stato protagonista del recente appuntamento con l’ottava edizione dei “Vespri d’organo”, rassegna organizzata dall’Associazione Trabaci, il cui direttore artistico è il maestro Mauro Castaldo.
Il concerto, proposto in collaborazione con l’Associazione Culturale “Cielo Revés”, era suddiviso in due parti.
La prima, interamente organistica, ha visto il maestro Tobías González Jiménez eseguire alcuni brani di autori, valentissimi ma poco noti al grande pubblico, in prevalenza francesi, iniziando con la Toccata in sol maggiore di Théodore Dubois (1837-1924), vincitore del Prix de Rome nel 1861, apprezzato docente del Conservatorio di Parigi e autore di un “Trattato d’armonia teorica e pratica” attualmente ancora molto utilizzato.
La successiva Elegia di Oreste Ravanello (1871-1938), metteva in evidenza un virtuoso dello strumento e validissimo insegnante, amico di Marco Enrico Bossi e di don Lorenzo Perosi, oggi completamente dimenticato.
Con la Toccata in si minore di Eugène Gigout (1844-1925), tratta dai Dieci pezzi per organo, si ritornava alla scuola transalpina e ad un altro musicista e docente di grande prestigio, allievo di Saint-Saëns, che per 62 anni fu organista titolare della chiesa parigina di Sant’Agostino.
Fra gli alunni di Gigout va annoverato Léon Boëllmann (1862–1897), morto appena trentacinquenne, la cui composizione più celebre risulta la Suite gothique, op. 25, della quale abbiamo ascoltato il terzo ed il quarto movimento (Prière à Notre-Dame e Toccata) a conclusione della parte dedicata al repertorio organistico.
Molto differente il resto del concerto, rivolto a trascrizioni per voce, contrabbasso ed organo, curate dal maestro González Jiménez, di pezzi abbastanza famosi.
L’apertura era dedicata all’Intermezzo da “Cavalleria Rusticana” di Pietro Mascagni (1863-1945) e all’aria “Io de’ sospiri”, dal terzo atto di “Tosca” di Giacomo Puccini (1858-1924).
Alla Suite n. 2, op. 55, tratta dalle musiche di scena del “Peer Gynt” del norvegese Edvard Grieg (1843-1907) apparteneva invece Solvejs Lied, mentre il concerto terminava con un paio di incursioni nella musica tedesca, consistenti nel Preludio al corale Liebster Jesu, wir sind hier BWV 731 di Johann Sebastian Bach (1685-1750) e nel lied Ich bin der Welt abhanden gekommen di Gustav Mahler (1860-1911), dai Rückert-Lieder.
Nel complesso un programma vario e molto originale, che ha messo innanzitutto in evidenza Tobías González Jiménez, nella duplice veste di ottimo organista e notevole arrangiatore.
Molto bravi anche gli altri due interpreti, Gina Lacorazza, dotata di una splendida voce, che ha saputo anche sfruttare a meraviglia la risonanza naturale della chiesa (solitamente fonte di problemi non indifferenti per i cantanti) e il contrabbassista Giovanni Giugliano, il cui compito era quello di supportare e di aggiungere ulteriori sfumature alle sonorità organistiche.
Pubblico visibilmente soddisfatto per la qualità degli interpreti e per la loro capacità di trasmettere forti suggestioni e, finalmente, anche piuttosto numeroso, il che fa ben sperare per il prossimo appuntamento, affidato a Fabrizio Fancello, organista titolare della Cattedrale di S. Lorenzo in Genova e docente di Organo Complementare e Canto Gregoriano presso il Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento.
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