Il violinista Sergej Krylov e la Lithuanian Chamber Orchestra entusiasmano il pubblico dell’Associazione Alessandro Scarlatti

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

Il recente appuntamento con la stagione in abbonamento della Associazione Alessandro Scarlatti ha ospitato, nell’Auditorium di Castel S. Elmo, il violinista Sergej Krylov, nella duplice veste di solista e di direttore della Lithuanian Chamber Orchestra.
La serata si è aperta con il Concerto in re minore per violino ed archi MVW 03 di Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847), composto quando l’autore tedesco aveva appena 13 anni.
Dedicato a Eduard Ritz, il lavoro cadde poi nel dimenticatoio e la partitura originale, una volta morto Mendelsshon, fu data dalla vedova Cécile Jeanrenaud a Ferdinand David (dedicatario del celeberrimo Concerto in mi minore op. 64) che si limitò ad acquisirla.
Solo agli albori degli anni ’50 il grande violinista Yehudi Menuhin, dopo aver avuto l’opportunità di visionare il manoscritto originale, ne acquistò i diritti, lo fece stampare e lo propose in pubblico.
Dal punto di vista musicale si tratta di un brano molto interessante, dove ritroviamo in particolare echi beethoveniani, ma già con un’impronta di quello che sarebbe stato l’inconfondibile stile di Mendelssohn, autore paragonabile a Mozart come precocità e valore assoluto, che non ha mai raggiunto quest’ultimo in notorietà, in quanto la sua vita è stata, in generale, troppo tranquilla.
Il secondo brano in programma, Fratres per violino, orchestra d’archi e percussioni (1992), testimoniava invece l’approdo del percorso artistico dell’estone Arvo Pärt (1935), iniziato a partire dalla fine degli anni ‘70 e consistente in uno stile basato sulla sovrapposizione fra una linea principale monodica, ed una secondaria, basata sulle note della triade del tono di riferimento, che presenta affinità con il suono delle campane, da cui la definizione, coniata dallo stesso autore, di stile tintinnabuli (vocabolo onomatopeico che ricorda il tintinnio delle campane).
Questo connubio, a metà fra monodia e polifonia, con note ridotte al minimo, porta ad un suono che risulta particolarmente adatto per creare un’atmosfera mistica e, non a caso, Pärt è considerato uno degli autori maggiormente rappresentativi della musica sacra del Novecento.
E’ stata poi la volta dell’Introduzione e Rondo capriccioso in la minore, op. 28, di Camille Saint-Saëns (1835-1921), pezzo ideato originariamente per violino ed orchestra nel 1863, destinato a Pablo de Sarasate, all’epoca appena diciannovenne, ma già molto famoso come virtuoso dello strumento.
Dopo l’intervallo, l’intera seconda parte era dedicata alla Carmen Suite per orchestra d’archi e percussioni del russo Rodion Shchedrin (1932), autore da noi praticamente sconosciuto, che nella sua nazione è ancora oggi considerato uno dei massimi compositori viventi.
Il brano si discosta nettamente dalle variazioni e dai “pezzi di bravura”, composti da altri musicisti sui motivi della “Carmen” di Bizet, in quanto archi e percussioni contribuiscono a creare un’atmosfera al limite del dissacratorio, ma quanto mai indovinata, se pensiamo che il lavoro venne concepito nel 1967 per un balletto, la cui protagonista era Maya Plitseskaja, leggendaria étoile del Bolshoi, nonché moglie di Shchedrin.
Da quanto brevemente descritto si comprende che il programma era pensato per esaltare le doti del maestro Krylov ed evidenziare nel contempo la bravura della Lithuanian Chamber Orchestra, entrambi obiettivi pienamente raggiunti.
Infatti, da un lato Sergej Krylov si è dimostrato sia un violinista eccezionale, che abbina virtuosismo e sensibilità, capace di rilasciare un suono estremamente nitido, sia un ottimo direttore d’orchestra.
Dall’altro la Lithuanian Chamber Orchestra è apparsa compagine perfetta per compattezza, affiatamento ed equilibrio, anche quando le percussioni hanno interagito con gli archi.
Pubblico piuttosto numeroso e visibilmente entusiasta, al quale sono stati proposti diversi bis, fra i quali spiccavano due celeberrimi Capricci di Paganini, il n. 13 in si bemolle maggiore, noto come “La risata del Diavolo”, e il n. 24 in la minore, sul quale Rachmaninov costruì una celebre rapsodia per pianoforte ed orchestra, che hanno dato modo a Krylov di fornire ulteriori saggi della sua straordinaria abilità, a suggello di un concerto di elevatissimo spessore.
Il prossimo appuntamento della stagione prevede un’immersione, è il caso di dirlo, nella Water Music di Händel e nella Wasser-Ouverture di Telemann, proposte dalla Zefiro Baroque Orchestra nell’affascinante scenario del Teatrino di Corte di Palazzo Reale.
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