“Musica nei luoghi sacri” apre con un miracolo gesualdiano

Soffitto e cantoria della chiesa di san Gregorio Armeno (Foto Max Cerrito)

Soffitto e esterno del coro delle monache della chiesa di San Gregorio Armeno (Foto Max Cerrito)

Nella splendida chiesa napoletana di San Gregorio Armeno ha avuto luogo, alla presenza del cardinale Crescenzio Sepe, il concerto intitolato “Intorno a Gesualdo”, appuntamento inaugurale della rassegna “Musica nei luoghi sacri”, progetto nato dalla collaborazione tra la Regione Campania e l’Arcidiocesi di Napoli.
Al centro della serata, che ha ospitato alcuni componenti de “I Turchini di Antonio Florio” e del Laboratorio Turchini, valenti compositori ancora oggi poco conosciuti, che appartenevano alla cerchia napoletana del principe di Venosa, e musicisti di origini settentrionali, attivi a Venezia e alla corte di Ferrara, frequentata da Carlo Gesualdo quando sposò in seconde nozze Isabella d’Este.
Ai primi appartenevano il barese Pomponio Nenna (1556-1608), presente con cinque brani di argomento pasquale, tratti dalla raccolta Responsorii di Natale e di Settimana Santa, a quattro voci (Napoli, 1607), Giovanni Maria Sabino (1588-1649), nativo di Turi (Ba), con i mottetti per voce e basso continuo Ecce panis angelorum e O Sacrum Convivium, e i napoletani Ascanio Maione (ca. 1570-1627), autore del Ricercare IV per organo, e Scipione Stella (ca. 1558-1622) il cui inno a 5 voci “In nativitate Domini” proveniva da una raccolta pubblicata nel 1610 nella città partenopea.
Fra i secondi ricordiamo Giovanni Bassano (ca. 1560-1617), del quale sono state proposte le Diminuzioni sul madrigale di Cipriano de Rore “Ancor che col partire” per flauto e organo e la Ricercata III a flauto solo, e i ferraresi Luzzasco Luzzaschi (1545-1607) e Girolamo Frescobaldi (1583-1643), rispettivamente autori delle Diminuzioni su “Aura soave” e della Canzon II detta la Bernardina, entrambe per flauto ed organo.
Dal canto suo Gesualdo da Venosa (1566-1613) era rappresentato dai “Salmi delle compiete” a 4, pubblicati postumi a Napoli nel 1620.
Nel complesso un programma estremamente impegnativo, diretta emanazione di un’iniziativa nata nel 2012 nell’ambito dello ScarlattiLab Barocco, progetto curato da Antonio Florio e Dinko Fabris, in collaborazione con l’Associazione Alessandro Scarlatti, che ha ottenuto la consacrazione europea lo scorso anno al Copenaghen Renaissance Music Festival.
E i protagonisti del successo in terra danese erano presenti a San Gregorio Armeno quasi al gran completo con un organico formato da Silvia Tarantino (soprano), Enrico Vicinanza (alto), Fabio Anti (tenore), Giuseppe Naviglio (basso), Tommaso Rossi (flauto) e Francesco Aliberti (organo e direzione).
Unico cambiamento quello relativo al soprano solista, ruolo ricoperto da Maddalena Pappalardo, alla quale è toccato il difficile compito di sostituire Leslie Visco, svolto in modo esemplare.
Dal punto di vista interpretativo, l’ensemble ha dato vita ad un’esecuzione di elevatissimo livello, raffinata, ricca di sfumature, e caratterizzata da un perfetto affiatamento.
A suggellare la particolare serata è stato anche il comportamento del pubblico, che ha quasi del miracoloso, in quanto non solo non ci sono stati applausi fra un brano e l’altro, ma si è creata un’atmosfera veramente unica, tenendo presente che tutti i musicisti erano disposti dietro la grata del coro delle monache, totalmente celati alla vista di chiunque, per cui il suono proveniva dall’alto in modo quasi irreale.
In conclusione un concerto di estremo interesse, che rientra tranquillamente nel novero degli eventi irripetibili e dimostra che è ancora possibile coinvolgere un gran numero di spettatori, trasmettendo loro forti suggestioni.
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