L’Autunno Barocco di Convivio Armonico prosegue nel segno delle rarità strumentali del Settecento napoletano

Foto Aurelio Spataro

Foto Aurelio Spataro

Se il Settecento napoletano è considerato un’epoca irripetibile dal punto di vista della produzione operistica, studi portati avanti negli ultimi anni hanno dimostrato che, nello stesso periodo, vi fu grande fermento anche in ambito esclusivamente strumentale.
Ad esempio, risale all’inizio dell’anno l’uscita di un cd della Dynamic, intitolato “Si suona, a Napoli!”, che raccoglie alcuni concerti per traversiere di autori attivi nel Settecento, recuperati grazie alle ricerche della musicologa Renata Cataldi e da lei anche interpretati, accompagnata dall’Ensemble “Le Musiche da Camera”, diretto da Egidio Mastrominico.
Parte dei brani contenuti nel disco sono stati proposti, dal succitato organico, nel recente appuntamento dell’Autunno Barocco di Convivio Armonico, organizzato da Area Arte Associazione, in collaborazione con la Rettoria della Basilica di San Francesco di Paola.
La serata si è però aperta con il Concerto a Sei, op. 7 n. X in mi minore di Michele Mascitti (1664-1760), nato in provincia di Chieti, formatosi artisticamente a Napoli, che si trasferì poi a Parigi, dove ricoprì incarichi molto prestigiosi, acquisì la cittadinanza francese (per cui è noto anche come Michel Mascitti) e raggiunse una fama che dura tuttora.
Il successivo “Concerto a cinque, flauto traverso, violino primo, violino secondo, alto viola col basso” in sol maggiore apparteneva al pugliese Nicola Bonifacio Logroscino (1698-1764), alunno di Francesco Durante al Conservatorio di Santa Maria di Loreto, che si guadagnò l’appellativo di “dio dell’opera buffa”.
Era quindi la volta del “Concerto a quattro, traverso solo, violino primo, violino secondo con basso” in re maggiore che portava alla ribalta Aniello Santangelo, attivo a Napoli fra il 1737 ed il 1771, docente al Conservatorio della Pietà de’ Turchini e violinista nell’orchestra del Teatro di San Carlo.
Una nuova incursione nella produzione di Mascitti, con il Concerto a Sei, Op. 7 n. IX in si bemolle maggiore, ha preceduto l’ultimo brano in programma, il “Concerto a quattro, flauto traverso, violino primo, violino secondo e basso” in sol maggiore di Giuseppe Sellitto (1700-1777), caratterizzato da diverse particolarità, fra le quali un movimento conclusivo in forma di danza, durante il quale il flauto dialoga con il primo violino.
Veniamo ora agli esecutori, partendo da Renata Cataldi, impegnata come solista nei tre brani per traversiere, da lei scoperti e trascritti.
La sua interpretazione, che già nel disco era apparsa di grande livello, risultava nell’occasione ancora più straordinaria, in quanto solo dal vivo è possibile rendersi pienamente conto di come sia difficile ottenere un suono nitido nel momento in cui si utilizza il traversiere invece del flauto moderno.
Dal canto suo, l’ensemble “Le Musiche da Camera”, ottimamente diretto da Egidio Mastrominico (violino di concerto) e formato da Roberto Roggia e Federico Valerio (violini), Fernando Ciaramella (viola), Leonardo Massa (violoncello), Ottavio Gaudiano (contrabbasso), Giuseppe Petrella (tiorba e chitarra barocca), Debora Capitanio (clavicembalo), ha evidenziato grande affiatamento, solidità e perfetta interazione con la solista, fornendo una prova di altissimo spessore.
Pubblico numeroso e, a tratti, anche piuttosto fastidioso, con il sottofondo ormai consueto di scambi di inutili pareri ad alta voce, caramelline e braccialetti percussivi, sacchetti di plastica cullati amorevolmente in grembo e programmi di sala seviziati in diretta.
In conclusione un concerto interessantissimo e molto piacevole, che ha posto in evidenza pagine sconosciute del Settecento strumentale napoletano, omaggiando nel contempo un grande autore come Michele Mascitti, a 350 anni dalla nascita.
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