L’oratorio “Abramo” di Francesco Bianchi apre in grande stile la rassegna “Le invisibili ombre di un mito”

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

Il Classicismo Viennese ha, nei confronti della scuola napoletana, un enorme debito che può essere saldato solo riscrivendo un periodo della storia della musica pieno di ombre e di compositori caduti troppo velocemente nell’oblio.
E’ quanto afferma da lungo tempo il maestro Enzo Amato che, nel suo ultimo volume “La Musica del Sole”, porta avanti in modo veemente questa tesi, supportandola con notizie e documenti da lui raccolti nelle biblioteche di tutta Europa.
Sebbene alla luce di quanto è riportato abbondantemente in letteratura (o, per dirla con le parole del maestro, ci è stato scientemente imposto), l’ipotesi appaia abbastanza parossistica, non di meno vi sono tanti validissimi compositori, allievi dei più prestigiosi rappresentanti dell’epopea settecentesca napoletana, che sono scomparsi inspiegabilmente nel nulla.
L’argomento è stato al centro della rassegna intitolata “Le invisibili ombre di un mito”, consistente nella proposizione di tre concerti e di un convegno internazionale, organizzati dall’Associazione Domenico Scarlatti di Napoli, in collaborazione con l’Associazione Paola Manfredini di Cremona, nell’ambito del Forum Universale delle Culture di Napoli e Campania.
Il concerto inaugurale, svoltosi al Centro Culturale Domus Ars, era dedicato all’oratorio “L’Abramo” (Venezia, 1783) del cremonese Francesco Bianchi (1752-1810), allievo di Niccolò Jommelli a Napoli, che ebbe una carriera molto prestigiosa, ricoprendo incarichi artistici importanti a Venezia, Parigi e Londra (dove purtroppo morì suicida) e fu anche membro dell’Accademia Filarmonica di Bologna.
Il suo oscuramento appare abbastanza strano, considerando la fama che lo accompagnò, in particolare a Parigi, come autore di opere comiche, così come non va dimenticato che la musica di Bianchi fu fonte di ispirazione sia per Mozart, sia per Haydn.
E l’oratorio “Abramo”, riportato alla ribalta grazie all’immane lavoro compiuto dal maestro Giovan Battista Columbro, partendo dal manoscritto originale, e proposto per l’occasione in prima esecuzione mondiale in tempi moderni, appare un lavoro interessante di un autore dotato di grande musicalità ed estrema sensibilità.
Veniamo quindi agli ottimi protagonisti, di una serata che avrebbe meritato una maggiore affluenza di spettatori, data l’eccezionalità dell’evento, peraltro anche gratuito.
L’organico vocale, rigorosamente femminile (non dimentichiamo che il brano era concepito per le “Figlie di Choro”, le orfanelle che risiedevano nei cosiddetti “Ospedali” di Venezia), si avvaleva del contralto Patrizia Porzio, calatasi perfettamente nel ruolo del protagonista principale, mentre gli altri tre personaggi, Sara, Isacco e l’Angelo erano affidati rispettivamente ai soprani Bernadette Siano, Marina Zyatkova e Mariateresa Polese, tutte molto brave ed all’altezza delle numerose difficoltà insite nella composizione, così come prezioso è risultato l’apporto del Coro Filarmonico Jubilate Deo, diretto da Giuseppe Polese, i cui interventi erano circoscritti all’apertura ed alla chiusura dell’oratorio.
Molto buona, infine, la prova dell’Orchestra da Camera di Napoli, formata da solisti di grande esperienza che, in tempi molto ristretti, sono riusciti a trovare un’ottima intesa fra loro e un notevole affiatamento con le voci soliste, merito anche della bravura del maestro Giovan Battista Columbro, che ha saputo ben amalgamare l’insieme vocale-strumentale, trasmettendo al pubblico la drammaticità a lieto fine della storia del sacrificio di Isacco, bloccato in extremis dall’Angelo del Signore, così ben disegnata dalle note di Bianchi.
Non ci resta che ringraziare gli artefici di questo appuntamento di enorme valenza storico-musicale, che ci sembra sia stato abbastanza sottovalutato non solo dagli addetti ai lavori (e ciò non sarebbe una novità), ma anche da un pubblico i cui gusti sono sempre più difficili da comprendere, in una piazza, come quella di Napoli, che sfugge ormai a qualsiasi tipo di previsione.
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