Lo ScarlattiLab Barocco riparte con l’ “Elogio del Jommelli”

Foto Giovanni Caiazzo

Foto Giovanni Caiazzo

Durante l’intensa due giorni organizzata dal Conservatorio di Napoli per il trecentesimo anniversario della nascita di Niccolò Jommelli (1714 – 1774), la chiesa dei Santi Marcellino e Festo ha ospitato un concerto dal titolo “Elogio del Jommelli”, frutto della collaborazione fra il “San Pietro a Majella” e l’Associazione Alessandro Scarlatti, inserito nell’ambito dello ScarlattiLab Barocco, progetto la cui direzione artistica è affidata ad Antonio Florio e Dinko Fabris.
Filo conduttore dell’evento alcuni dei salmi tradotti da Saverio Mattei, partendo dall’originale ebraico, e musicati da Jommelli, con il quale il letterato, avvocato e compositore di origine calabrese, trapiantato a Napoli, aveva stretto una sincera amicizia.

Da sin:. Enzo Salomone, Minni Diodati, Francesco Aliberti e Rosana Orsini (foto Giovanni Caiazzo)

Da sin:. Enzo Salomone, Minni Diodati, Francesco Aliberti e Rosana Orsini (foto Giovanni Caiazzo)

Divisa sostanzialmente in due parti, la serata si è aperta con la lettura di notizie legate a Jommelli, al suo carteggio con Metastasio e padre Martini, e ad alcuni passi dell’ “Elogio del Jommelli” di Mattei, pubblicato dieci anni dopo la morte del compositore.
Ad essi si alternavano Perché, oh Dio, Ma tu sperar non sai, Tu mi vedi, e in questo stato m’abbandoni, tratti dai “Duetti sacri sopra i Salmi”, per due soprani e continuo, che si riferivano rispettivamente a versetti dei salmi 83, 11 e 87.

Da sin.: Antonio Florio, Valentina Varriale, Daniela Salvo, Cristina Grifone (Foto Giovanni Caiazzo)

Da sin.: Antonio Florio, Valentina Varriale, Daniela Salvo, Cristina Grifone (Foto Giovanni Caiazzo)

La seconda parte risultava interamente rivolta al “Miserere a due voci” (1774), che Mattei accomunò allo Stabat Mater di Pergolesi, sia per l’argomento tragico (le sofferenze della Madre di Dio da un lato e il pentimento del re Davide, dall’altro, accusato dal profeta Natan di adulterio ed omicidio, in quanto si era liberato del marito di Betsabea, sua amante, facendolo perire in guerra), sia per il fatto che, in entrambi i casi, gli autori erano morti poco dopo averle completate.
In realtà, almeno da quanto abbiamo ascoltato, fermo restando che, in entrambi i casi si tratta di musica di altissimo livello, la tragicità del Miserere risulta spesso abbastanza stemperata rispetto a quella dello Stabat Mater e, a favore del capolavoro pergolesiano, sembra giocare una maggiore unità complessiva.
Veniamo ora ai protagonisti dell’intenso appuntamento, iniziando dai soprani Minni Diodati e Rosana Orsini che, ben supportati da Francesco Aliberti all’organo, hanno dato vita a una validissima esecuzione dei tre duetti.
Nel “Miserere” si sono invece avvicendati tre soprani di elevato valore e grande esperienza (la già citata Diodati, Cristina Grifone e Valentina Varriale, quest’ultima in veste di ospite) e il mezzosoprano Daniela Salvo, una new entry nell’ambito dello ScarlattiLab, che ha evidenziato qualità non indifferenti e va quindi seguita con molta attenzione.
Per quanto riguarda la parte strumentale, essa era affidata ad un organico di tutto rispetto, molto affiatato e compatto, formato dalle prime parti de “I Turchini di Antonio Florio” e da allievi del Conservatorio di Napoli e Palermo, con la docente Olivia Centurioni nel ruolo di violino di concerto, il tutto sotto l’attenta direzione del maestro Antonio Florio.
Un cenno merita, infine, l’attore Enzo Salomone, che ha dato prova della consueta maestria, immettendo una forte vivacità nei brani letti.
In conclusione una serata di notevole interesse, che speriamo possa stimolare altri approfondimenti nei confronti di Niccolò Jommelli, e non si esaurisca con la fine delle celebrazioni del trecentesimo anniversario dalla nascita di questo prestigiosissimo autore del Settecento.
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