L’Associazione Alessandro Scarlatti apre la sua stagione con una magistrale Petite Messe Solennelle di Rossini

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

A partire dal 1829, anno in cui aveva abbandonato la ribalta operistica, Gioachino Rossini (1792-1868) si dedicò in misura sempre minore alla composizione.
Nonostante ciò, soprattutto nell’ultimo periodo della sua vita, oltre a raccogliere, sotto il titolo di Péchés de Vieillesse, un cospicuo numero di pezzi da salotto, scrisse anche alcuni capolavori di argomento sacro.
Fra questi ultimi va annoverata la Petite Messe Solennelle, per quattro solisti, coro, due pianoforti ed harmonium, completata nel 1864, quando Rossini risiedeva nella sua villa a Passy, vicino Parigi.
Dedicata alla contessa Louise Pillet-Will, moglie di un facoltoso banchiere, la composizione conobbe il suo esordio nella cappella di famiglia della nobile.
Si trattava di un lavoro molto particolare, già dal titolo, vista la coesistenza fra due aggettivi antitetici come “Petite”, ovvero piccolo, riferito principalmente ad un limitato organico (in origine dodici cantanti e tre strumentisti) e “Solennelle”, relativo all’importanza del testo sacro.
A ciò va aggiunto che Rossini, in quel periodo, pensava di essere vicino alla fine, per cui desiderava lasciare ai posteri, con la genialità e l’originalità che lo avevano sempre contraddistinto, un apporto personale ad una tematica lontana, almeno apparentemente, dal suo modo di considerare la vita.
Proprio con la Petite Messe Solennelle si è aperta la stagione in abbonamento dell’Associazione Alessandro Scarlatti, che ha ospitato, sul palcoscenico dell’Auditorium di Castel S. Elmo, il Coro dell’Accademia di Santa Cecilia ed un quartetto vocale formato da Masha Carrera (soprano), Gabriella Martellacci (contralto), Anselmo Fabiani (tenore) e Renato Vielmi (basso), accompagnati dai pianisti Mirco Roverelli e Monaldo Braconi e da Daniele Rossi all’harmonium, il tutto sotto la direzione del maestro Ciro Visco.
Il prestigioso organico ha dato vita ad una serata di grande livello, dove tutti si sono dimostrati all’altezza di un brano abbastanza ostico, in quanto Rossini riunì passato e presente, gettando anche un ponte verso il futuro.
Ottimo è risultato il coro, compatto e affiatato, che ha saputo ben disegnare le numerose sfumature insite nella partitura, così come bravissimi sono stati i quattro cantanti, dotati di voci belle e solidamente impostate (era da anni che non riscontravamo una qualità così omogenea, considerando che anche prestigiosi cori stranieri, esibitisi in un recente passato, si sono presentati con solisti di medio valore) e i tre strumentisti, che hanno dimostrato un’intesa perfetta con il coro ed i quattro solisti.
Una menzione particolare va, infine, al direttore Ciro Visco che, grazie ad una compagine da lui portata ad uno spessore internazionale, ha proposto una versione della Petite Messe Solennelle dove, oltre ad evidenziare il lato operistico del brano, risultavano ben sottolineate quelle modernità, in ambito sacro, che sarebbero state riprese nel Novecento.
Concludendo, la stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti è sicuramente partita con il piede giusto e già si pensa al prossimo appuntamento, mercoledì 5 novembre, che vedrà giungere l’Orchestra da camera Lituana, diretta da Sergej Krylov.
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