Ai “Concerti di Autunno” un chitarrista di enorme talento

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

Il recente appuntamento dei “Concerti di Autunno”, rassegna affidata alla direzione artistica di Luciana Renzetti, che si svolge nella Chiesa Evangelica Luterana di Napoli, ha ospitato il giovane chitarrista Nicola Montella.
L’artista si è confrontato con un programma compreso fra l’Ottocento e la fine del Novecento, ponendo all’attenzione del pubblico autori noti e meno noti che hanno fornito un fondamentale apporto alla letteratura chitarristica.
Apertura con le Variaciones sobre un tema de Sor op. 15 del catalano Miguel Llobet (1878 – 1938), dove il motivo alla base del brano era la celeberrima “folia” o follia, motivo ricorrente nella storia della musica, essendo stato utilizzato da più di 150 compositori, le cui origini vanno ricercate in una danza contadina portoghese del XV secolo.
Secondo brano in programma Le Départ, op. 31 di Napoléon Coste (1805 – 1883), allievo di Sor e fra i massimi esponenti francesi dell’Ottocento.
A lui va il grande merito di essere riuscito a mantenere viva l’attenzione nei confronti della chitarra, in un periodo di forte crisi, causata sia dal cambiamento dei gusti del pubblico, sia dalla maggiore ampiezza delle nuove sale da concerto, poco adatta alle tenui sonorità dello strumento.
Con il cubano Leo Brower (1939) siamo invece giunti quasi all’attualità, in quanto la Sonata, della quale abbiamo ascoltato il secondo ed il terzo movimento (rispettivamente Sarabanda de Scriabin e Toccata de Pasquini) è stata scritta nel 1990 con dedica al chitarrista inglese Julian Bream.
In questo excursus non poteva mancare Niccolò Paganini (1782 – 1840) che, pur passato alla storia come grande virtuoso del violino, aveva per la chitarra una uguale predilezione.
Ne abbiamo avuto un esempio significativo con la trascrizione della Sonata op. 3, n. 1 per violino e chitarra, risalente al periodo compreso fra il 1805 ed il 1809.
Una nuova incursione nella produzione di Coste, con i romanticissimi Studi n. 14 e n. 7, tratti dall’op. 38, ha preceduto il brano conclusivo e sicuramente di maggiore complessità del recital, la Sonata, op. 47 di Alberto Ginastera (1916-1983), risalente al terzo ed ultimo periodo della produzione dell’autore argentino, quello definito “neo-espressionistico”.
Per quanto riguarda l’esecuzione, Nicola Montella ha mostrato una eccezionale padronanza tecnica e una notevole sensibilità, racchiuse in un suono di grande nitidezza, fornendo inoltre brevi ed esaurienti delucidazioni relative ai brani ed ai loro autori.
Pubblico piuttosto numeroso e caratterizzato, ci teniamo ancora una volta a sottolinearlo, da molti visi nuovi, che è andato letteralmente in visibilio, applaudendo lungamente il musicista e chiedendo a gran voce il bis.
Anche in questo caso Montella non si è risparmiato, poiché ha eseguito l’Étude n. 12 in la minore del brasiliano Heitor Villa-Lobos (1887–1959), pezzo ricco di difficoltà, a suggello di un recital che verrà ricordato a lungo.
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