Il duo Chiavazza-Bagnis fra inediti per arpa e repertorio operistico popolare

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

L’affascinante Palazzo dello Spagnolo, sito nel quartiere napoletano della Sanità, ha ospitato il recital del duo costituito dal tenore Piergiorgio Chiavazza e dall’arpista Rosanna Bagnis.
Il programma proponeva l’alternanza fra brani per arpa solista e pezzi popolari, trascritti per voce ed arpa.
Riguardo ai primi, dopo una breve introduzione, consistente in una bransle (danza francese del XVI secolo) del tedesco Michael Praetorius (1571-1621), abbiamo ascoltato la Sonata n. 1, op. 7 in fa maggiore di J. G. Bürckhoffer, autore attivo a Parigi, probabilmente coevo di Mozart, e “Le Désir”, Fantasia per arpa su una melodia di Schubert, op. 201 del belga trapiantato in Francia Félix Godefroid (1818-1897), che studiò con François Joseph Naderman al Conservatorio di Parigi e si guadagnò il titolo di “Paganini dell’arpa” per le sua abilità interpretative.
Relativamente ai secondi, si è partiti dal Settecento, con “Selve amiche” del veneziano Antonio Caldara (1671-1763), tratta dall’opera pastorale “La costanza in amor vince l’inganno”, scritta per il Teatro dell’Opera di Macerata nel 1710, seguita da “Tre giorni son che Nina”, la cui attribuzione a Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736) è stata messa in discussione da più parti, anche se finora nessuno ha potuto affermare con certezza quale sia il suo vero autore.
Il successivo gruppo comprendeva la famosa romanza “Sogno”, di Francesco Paolo Tosti (1846-1916), su testo di Lorenzo Stecchetti (pseudonimo dal poeta e scrittore Olindo Guerrini), e due note arie del repertorio operistico francese, “Le rêve”, dalla “Manon” di Jules Massenet (1842-1912) e “Je crois entendre encore” da “I pescatori di perle” di Georges Bizet (1838-1875).
Finale nel segno del melodramma italiano con “Se il mio nome saper voi bramate” da “Il barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini (1792-1868) e la celeberrima “Una furtiva lagrima” da “L’elisir d’amore” di Gaetano Donizetti (1797-1848).
In definitiva un concerto piuttosto vario, contraddistinto dalla bravura dei due artisti, apparsi in piena sintonia fra loro, che hanno offerto insolite versioni di celebri melodie e, in particolare, la Bagnis ha anche avuto il grande merito di porre all’attenzione del pubblico autori completamente sconosciuti, riemersi grazie alle sue lunghe e costanti ricerche.
Dal suo canto, il pubblico ha mostrato di apprezzare molto i due interpreti, con applausi scroscianti e richiesta di bis, che Rosanna Bagnis ha eseguito, attingendo dalla sua produzione e chiudendo così in bellezza una gradevolissima serata musicale.

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