Un insolito Stabat Mater di Pergolesi nella chiesa napoletana dei Girolamini

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

Sequenza attribuita a Jacopone da Todi (1236 ca. – 1306) lo Stabat Mater descrive, utilizzando un testo in latino, le sofferenze della Madre di Dio ai piedi del crocifisso.
Un tempo era parte integrante della liturgia che precedeva la settimana della Passione, mentre ancora oggi le sue strofe accompagnano le stazioni della Via Crucis.
La preghiera ha conosciuto numerose versioni musicali e, una delle più note, risulta sicuramente quella scritta da Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736), a seguito di una richiesta ricevuta nel 1736 dalla confraternita napoletana dei Cavalieri della Vergine dei Dolori di San Luigi al Palazzo.
Il brano doveva sostituire lo Stabat Mater, commissionato anni prima ad Alessandro Scarlatti dalla medesima istituzione, per accompagnare le liturgie della Settimana Santa e, secondo la tradizione, Pergolesi lo completò poche ore prima di morire.
Ciò accese sicuramente la fantasia popolare, favorendo la diffusione del brano, ma da solo non è in grado di giustificare l’enorme successo, rimasto inalterato fino ai nostri giorni, di un pezzo di ottima fattura, ma sicuramente non facile da ascoltare (e nemmeno da eseguire).
E’ quindi probabile che, a favore della notorietà, abbia giocato la sua costante riproposizione, in virtù di una consuetudine ormai radicata, nel periodo precedente la Pasqua (quest’anno durante la Settimana Santa, solo a Napoli ne sono stati allestiti almeno quattro).
Da quanto fin qui affermato, si evince che proporre lo Stabat Mater a fine settembre, come hanno fatto “I Solisti dei Girolamini”, in occasione della festività di San Girolamo, appare abbastanza inusuale, così come la sede del concerto, la Sala dell’Assunta, appartenente al complesso monumentale dei Girolamini, dove è possibile ammirare, fra l’altro, un dipinto di Fabrizio Santafede (1560-1634).
Ma inconsueto risultava anche l’organico, che prevedeva, al posto delle due soliste (soprano e contralto) e dell’orchestra d’archi della partitura originale, un sestetto vocale, costituito da Ellida Basso (nel duplice ruolo di direttrice e cantante), Viola De Vivo, Daniela My, Silvia Tarantino, Maria Antonietta Radica e Placida Vanorio, accompagnato all’organo da Tobías González.
Il tutto ha contribuito a rendere l’atmosfera quanto mai suggestiva, anche grazie all’apporto di un pubblico (in mezzo al quale vi erano anche gli alunni di un liceo, accompagnati dal loro docente), molto più numeroso di quanto si potesse immaginare, considerando l’ora pomeridiana, che si è lasciato avvincere dal capolavoro di Pergolesi ed ha alla fine lungamente applaudito gli ottimi protagonisti.
A proposito di questi ultimi, va sottolineato come, confrontandosi con questa particolare versione dello Stabat Mater, le componenti del sestetto, che si dividevano le parti solistiche, alternandole a quelle d’insieme, abbiano evidenziato tutta l’esperienza e la professionalità che le contraddistingue e, una nota supplementare merita Tobías González, abile a ricreare quasi miracolosamente, con uno strumento di buona fattura, ma elettrico, le sonorità di un organo a canne.
I ringraziamenti conclusivi vanno a don Luigi Castiello, rettore del Complesso dei Girolamini, promotore dell’iniziativa, che ha ricevuto la preziosa collaborazione del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.
Visibilmente soddisfatto, al termine dell’evento ha ricordato che il prossimo concerto de “I Solisti dei Girolamini” è previsto per fine dicembre, quando la compagine si esibirà al gran completo (ovvero anche con la partecipazione delle voci maschili), notizia che volentieri giriamo a chi non era presente.

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