Vivaldi: Arie d’opera e concerti

Copertina cd Vivaldi arie d'opera e concerti“The Baroque Project”, il percorso musicale curato dal maestro Marcello Di Lisa e dal suo ensemble “Concerto de’ Cavalieri”, in collaborazione con la Sony, è giunto al terzo cd.
Questa volta l’approfondimento rivolge la sua attenzione a brani strumentali ed arie d’opera, concepiti da Antonio Vivaldi in un arco di tempo compreso fra il 1710 ed il 1740.
Il disco si apre con il Concerto per due trombe ed orchestra in do maggiore RV 537 (assoluta rarità vivaldiana per quanto riguarda l’organico solista), al quale fanno seguito le arie Con palme ed allori e La gloria del tuo sangue, tratte dal Teuzzone RV 736, Di verde ulivo, dal Tito Manlio RV 738 e Se cresce un torrente dall’Orlando Furioso RV 728.
Le prime due opere risalgono al 1719, quando l’autore veneziano era attivo a Mantova presso la corte del principe Filippo d’Assia-Darmstadt, mentre l’ultima esordì al teatro Sant’Angelo di Venezia nel 1727.
Dopo un nuovo intermezzo strumentale, affidato al Concerto op. 3, n. 5 per due violini in la maggiore RV 519, dalla celebre raccolta “L’Estro Armonico”, il cd prosegue con la seconda parte operistica, comprendente una nuova incursione nell’Orlando Furioso (Sol da te, mio dolce amore) e altre tre arie, due da Bajazet RV 703, su motivi originali del piacentino Geminiano Giacomelli (In sì morbida procella e Sposa, son disprezzata) e una da L’incoronazione di Dario RV 719 (L’occhio, il labbro, il seno, il core).
A proposito di Bajazet, che ebbe la “prima” al Teatro Filarmonico di Verona nel 1735, il lavoro va considerato un “pasticcio”, genere abbastanza utilizzato in quel periodo, consistente in un’opera dove il musicista inseriva, affiancate ad arie di sua creazione, quelle di altri compositori, lasciando inalterata la melodia e modificando i testi in modo da renderli adatti alla vicenda descritta (all’epoca non c’erano i diritti d’autore).
Il disco si chiude con il Concerto per archi in re maggiore RV 121, probabilmente coevo dell’opera “La Senna festeggiante”, per cui potrebbe essere frutto di una commissione da parte di qualche nobile francese.
Questa breve panoramica, pur nella sua limitatezza rispetto alla mole che costituisce la produzione vivaldiana, riesce comunque a fornire lo spunto per una corposa serie di considerazioni e curiosità di natura storico-musicale, dettagliatamente riportate nel libretto di accompagnamento.
A tal riguardo apprendiamo, ad esempio, che la musica strumentale di Vivaldi, sicuramente innovativa, era fortemente osteggiata da autori tradizionalisti quali Benedetto Marcello, e che l’ampia diffusione delle sue composizioni nel resto d’Europa, venne facilitata dal fatto che gli spartiti vivaldiani rappresentavano degli ambiti souvenir per i numerosi nobili stranieri giunti in visita a Venezia.
In ambito operistico, ricoprendo talora il duplice ruolo di autore e impresario teatrale (a più riprese curò le stagioni del Teatro Sant’Angelo), Vivaldi fu spesso costretto a seguire i gusti del pubblico, sempre più orientati verso il modello napoletano, da lui non particolarmente gradito.
Significativi, da questo punto di vista, i criteri di “assemblamento” del già citato Bajazet, dove Vivaldi affidò le sue arie ai personaggi positivi, mentre per quelli negativi scelse motivi di autori legati alla scuola napoletana (Giacomelli, ad esempio, era stato allievo di Alessandro Scarlatti).
Veniamo ora ai protagonisti, partendo dal mezzosoprano, Kristina Hammarström, non nuova nell’affrontare il repertorio barocco, che denota una buona voce ed un discreto affiatamento con l’ensemble strumentale.
Dal canto suo il “Concerto de’ Cavalieri”, diretto da Marcello Di Lisa, evidenzia una compattezza ed un affiatamento eccezionali, che si traducono in un suono di grande brillantezza ed intensità, fornendo ai brani eseguiti il lustro che meritano.
Di altissimo livello anche i solisti Andrea Di Mario e Jonathan Pia (trombe), Francesca Vicari e Antonio De Secondi (violini), i primi impegnati nel Concerto in do maggiore RV 537, i secondi nel Concerto in la maggiore RV 519, così come molto bravi risultano Giovanna Barbati (violoncello) e Luigi Lupo (flauto), ai quali sono rispettivamente affidati i passaggi solistici nelle arie Di verde ulivo e Sol da te, mio dolce amore.
In conclusione, dopo la Napoli di Pergolesi e la Roma di Alessandro Scarlatti, “The Baroque Project” ha messo mirabilmente in evidenza anche la Venezia di Vivaldi, per cui resta grande la curiosità di sapere quale sarà la tappa futura di questo interessantissimo viaggio nel barocco italiano, e su quale autore il maestro Di Lisa concentrerà prossimamente le sue energie.

Questa voce è stata pubblicata in Recensioni Cd e Sacd e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.