Maurizio Rea chiude la rassegna “Organi Storici della Campania” con una interessante panoramica legata al repertorio tedesco dal Seicento alle soglie del Novecento

Maurizio ReaL’ultimo appuntamento della quattordicesima edizione del ciclo “Organi Storici della Campania”, organizzato dall’Associazione Alessandro Scarlatti in collaborazione con il maestro Angelo Castaldo, svoltosi nella chiesa di Santa Maria della Rotonda, ha avuto come ospite Maurizio Rea, organista titolare della Basilica Santuario del Carmine Maggiore.
In programma un interessante panorama rivolto a brani di autori attivi in Germania dal Seicento agli albori del Novecento, partendo dalla Toccata in fa maggiore BuxWV 156 di Dietrich Buxtehude (1637–1707), danese di nascita e tedesco di adozione, considerato il maggior compositore e organista della sua epoca.
Non a caso il giovane Bach, che nel 1705 prestava servizio nella chiesa di San Bonifacio ad Arnstadt, percorse circa 400 chilometri a piedi per raggiungere Lubecca, dove Buxtehude ricopriva l’incarico di organista titolare della Marienkirche.
Non si sa se i due si incontrarono, ma Bach sicuramente ascoltò più volte il grande musicista, facendo tesoro di quella esperienza, pur se tale spostamento gli procurò non pochi problemi con le autorità di Anstadt, in quanto aveva avuto il permesso di assentarsi per quattro settimane, ma ritornò soltanto dopo quattro mesi.
Proprio a Bach erano rivolti i tre brani successivi, la Trio sonata V in do maggiore BWV 529, risalente al 1730, il Preludio e fuga in do maggiore BWV 545, la cui versione definitiva fu scritta a Lipsia, ed il Trio in sol maggiore BWV 1027a, eseguito fra il preludio e la fuga, trascrizione per organo di uno dei movimenti della Sonata in sol maggiore per viola da gamba e clavicembalo BWV 1027.
Era poi la volta della Sonata n. 4 in si bemolle maggiore op. 65 di Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809 – 1847), appartenente ad una raccolta commissionata dalla casa editrice Coventry & Hollier.
In realtà la richiesta originale verteva su una serie di voluntary, genere tipicamente britannico, ma Mendelssohn, dopo aver iniziato su questa strada, cambiò idea e incluse il materiale già concepito in sei sonate, caratterizzate da una fusione fra il suo stile e quello bachiano.
Chiusura con la Introduzione e passacaglia in re minore di Max Reger (1873 – 1916), composta nel 1899 a supporto di una raccolta di fondi per la costruzione di un organo nella cittadina di Schönberg im Taunas.
Per quanto riguarda l’interprete, abbiamo più volte ascoltato il maestro Maurizio Rea e conosciamo la sua abilità nell’affrontare un repertorio che abbraccia la letteratura organistica nella sua interezza.
In questo caso eravamo di fronte ad un programma cronologico, eseguito con la consueta bravura, che testimoniava l’evoluzione della letteratura organistica tedesca, tramite pezzi particolarmente adatti alle sonorità dello strumento, un Mascioni del 1999 a trasmissione interamente meccanica.
Il recital, di elevatissimo livello, si è poi concluso con un bis consistente in una versione organistica delle Dodici variazioni in do maggiore su “Ah, vous dirai-je Maman” di Mozart, basate su una canzoncina infantile francese, dedicata sia agli undici bambini del quartiere che, nel 1983, durante una gita scolastica, persero la vita in un assurdo incidente stradale, sia alla figlia del maestro Rea, nata da pochi mesi.
Ricordiamo infine l’indispensabile apporto del maestro Cinzia Martone, il cui compito era di azionare i registri dello strumento (operazione impossibile per l’esecutore in quanto la trasmissione è meccanica).
Con il concerto di Maurizio Rea termina la stagione 2013-2014 dell’Associazione Alessandro Scarlatti che, tra cartellone ufficiale e iniziative collaterali, ci ha tenuto compagnia dallo scorso settembre, ma siamo certi che si sta già pensando alla prossima, per proseguire una tradizione che da 95 anni porta a Napoli le diverse eccellenze in campo musicale.

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