“I Concerti dell’Accademia” chiudono con le rarità barocche proposte dall’ottimo Ensemble “Labirinto”

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

L’appuntamento conclusivo con “I Concerti dell’Accademia”, rassegna che si svolge nella chiesa di San Gennaro all’Olmo, ha ospitato l’Ensemble “Labirinto”, specializzato nell’esecuzione del repertorio barocco, costituito da Loredana Nocerino (soprano), Giuseppe Guida (violino barocco), Leonardo Massa (violoncello barocco) e Debora Capitanio (clavicembalo).
Il concerto è iniziato con la Sonata in re minore op. 2 n. 2 per violino e basso continuo, che evidenziava la figura di Michele Mascitti (1664?-1760), nato a Villa San Michele (Chieti) e spostatosi a Napoli per studiare probabilmente con suo zio Pietro Marchitelli, primo violino della Reale Cappella.
Nominato in seguito “violino soprannumerario” della Reale Cappella, Mascitti lasciò tale incarico verso il 1704, alla volta di Parigi, dove ben presto si guadagnò una fama duratura come interprete ed autore, entrando nelle grazie della famiglia reale e acquisendo, poi, anche la cittadinanza francese.
Fra i privilegi ottenuti, uno dei più importanti fu quello di stampare tutte le sue composizioni, permesso che gli fu rinnovato, di periodo in periodo, fino alla morte.
Per tale motivo i manoscritti e gli spartiti di Mascitti sono conservati in Francia, dove è sicuramente molto più noto che da noi.
La successiva “Lungi dal vago volto”, cantata per soprano, violino e basso continuo RV 680 apparteneva alla produzione meno famosa di Antonio Vivaldi (1678-1741).
Il brano in questione, di atmosfera tipicamente arcadica, risale al breve periodo compreso fra il 1718 ed il 1720, durante il quale l’autore veneziano soggiornò a Mantova, presso la corte del principe Filippo d’Assia-Darmstadt.
Si passava quindi a Domenico Scarlatti (1685-1757) con la Sonata in mi minore K. 81 per violino e basso continuo, brano compreso nel corpus di 555 sonate, concepite prevalentemente per strumenti a tastiera, che ha reso il musicista celebre in tutto il mondo.
In particolare, la Sonata K. 81 potrebbe essere stata scritta originariamente per mandolino e cembalo e, una certa influenza vivaldiana, abbinata a ritmi spagnoleggianti, la farebbe risalire al soggiorno veneziano dell’autore.
Chiusura con “Appena chiudo gli occhi”, cantata per soprano, violino e basso continuo di Alessandro Scarlatti (1660-1725), brano inedito il cui manoscritto si trova nella biblioteca del conservatorio napoletano di san Pietro a Majella.
E, a proposito di Scarlatti, il suo destino a Napoli è di essere più citato (a lui sono intitolate un’associazione, un’orchestra, un auditorium e la sala principale del conservatorio), che eseguito.
Relativamente alla cantata, opera quasi certamente della maturità, possiamo fare nostre le parole di Francesco Maria Zambeccari, nobile bolognese trapiantato a Napoli, che nel 1709 scriveva: “Alessandro Scarlatti è un grand’uomo, e per essere così buono, riesce cattivo perché le compositioni sue sono difficilissime e cose da stanza, che in teatro non riescono, in primis chi s’intende di contrapunto le stimarà; ma in un’udienza d’un teatro di mille persone, non ve ne sono venti che l’intendono”.
Considerazioni che, a distanza di tre secoli, non hanno perso minimamente il loro valore e sottolineano come il confronto con la musica vocale di Alessandro Scarlatti sia ancora oggi estremamente difficile per chi lo suona e per chi lo ascolta.
Passiamo ora ai protagonisti del concerto, iniziando dal soprano Loredana Nocerino, dotata di una voce splendida ed intensa, che ha ottimamente eseguito le due cantate, riuscendo a superare brillantemente le complessità insite soprattutto nel brano scarlattiano.
Molto bravi anche Giuseppe Guida, Leonardo Massa e Debora Capitanio, musicisti validissimi e molto affiatati sia nei brani strumentali, sia in quelli vocali, dove hanno mostrato una perfetta intesa con la cantante.
In conclusione un concerto, salutato da una folta presenza di pubblico, che grazie alla caratura degli interpreti ed ai particolari brani proposti, ha chiuso nella maniera migliore “I Concerti dell’Accademia”, per cui un plauso finale lo meritano anche Giovanni Borrelli e Carmine Matino, rispettivamente direttore artistico e direttore di produzione della rassegna.

Questa voce è stata pubblicata in Recensioni concerti e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.