Ciaikovskij: Suite op. 71/a da “Lo Schiaccianoci”; Saint-Saëns: “Il Carnevale degli animali” (Trascrizioni per organo a quattro mani)

BrilliantPiotr Ilic Ciaikovskij (1840-1893) scrisse nel 1892 la Suite op. 71/a, dal balletto “Lo Schiaccianoci”, mentre Camille Saint-Saëns (1835-1921) compose “Il Carnevale degli Animali” nel 1886, ma volle che il pezzo, considerando i numerosi contenuti ironici, nei confronti di alcuni colleghi e del mondo musicale in generale, fosse eseguito soltanto dopo la sua morte.
Tutti e due i brani riscossero un’immediata fortuna, soprattutto per la presenza di alcuni motivi, quali il celeberrimo “Valzer dei fiori” nella suite, e “Il cigno”, tratto dal pezzo del musicista francese, che ispirò il balletto di Fokine intitolato “La morte del cigno”, pietra miliare di una danza di nuova concezione, divenuto il cavallo di battaglia della leggendaria Anna Pavlova.
Recentemente la Brilliant Classics (distribuita in Italia da Ducale Music) ha inciso le versioni per organo a quattro mani delle due composizioni, concepite dal musicista tedesco contemporaneo Alexander Därr, che ha affidato ad un solo strumento le sonorità di un’intera orchestra.
Il compito è svolto egregiamente e, nel caso del “Carnevale degli Animali”, viene facilitato dal fatto che la partitura originale prevedeva un organico di appena 14 strumenti.
In complesso siamo di fronte a due brani interessanti e piacevoli, la cui esecuzione si avvale della bravura di interpreti prestigiosi quali Emanuele Cardi e Gianfranco Nicoletti.
Il duo fornisce una prova di elevatissimo livello, sfruttando anche le potenzialità dell’ organo Mascioni, di recentissima costruzione, collocato nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano di Vairano Scalo (Ce).
Il disco è completato dalla Toccata Francese sul nome Helmut (1999) del tedesco Ralf Bölting, sempre per organo a quattro mani, dove il Settecento della Passacaglia di Bach si fonde con l’Ottocento della Sinfonia n. 5 di Widor.
In conclusione un cd di ottima fattura, teso a rivalutare uno strumento come l’organo, che in Italia stenta a farsi largo principalmente per due motivi.
Il primo è collegato alle tradizioni del nostro paese dove, a fronte di grandissimi interpreti, manca da diversi secoli una scuola di compositori e, quei pochi che dall’Ottocento a oggi hanno fornito il loro contributo alla letteratura organistica, sono riusciti a farsi apprezzare soltanto all’estero.
Il secondo risulta invece di natura strettamente religiosa in quanto, nonostante le origini dell’organo risalgano circa al 275 a.C., è indubbio come la sua utilizzazione sia avvenuta quasi esclusivamente in ambito ecclesiastico, il che, in periodi di diffusa secolarizzazione quali il nostro, risulta oltremodo penalizzante.

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