Al Festival Organistico di Capodimonte Roberto Canali propone autori e brani di raro ascolto

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl penultimo appuntamento con la I edizione del Festival Organistico di Capodimonte (rassegna affidata alla direzione artistica di Angelo Trancone), tenutosi nella Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio, ha ospitato Roberto Canali, titolare della cattedra di Organo e Composizione organistica al Conservatorio napoletano di San Pietro a Majella.
Il maestro ha proposto due programmi, il primo rivolto a brani compresi fra il Seicento e la fine del Settecento, eseguiti all’organo “Domenico Antonio Rossi” del 1769, il secondo pensato per l’organo “Tamburini” del 1964.
Apertura con la Toccata settima di Michelangelo Rossi (1602-1656), autore genovese trapiantato a Roma, soprannominato “Michel Angelo del Violino”, in quanto ai suoi tempi era un violinista molto apprezzato.
Oggi, invece, è soprattutto la sua musica per tastiere ad essere più conosciuta e, in particolare, le Toccate, fra le quali la settima si caratterizza per un finale ricco di arditezze che sfiorano l’atonalità.
La successiva Bergamasca di Girolamo Frescobaldi (1583-1643), compositore ferrarese trapiantato a Roma, fu posta, insieme ad un’altra danza dell’epoca (la Girolmetta), in coda ai “Fiori Musicali”.
Tale raccolta, pubblicata nel 1635 a Venezia, era formata da tre Messe, concepite rispettivamente per la liturgia domenicale (Messa della Domenica), per alcune festività di maggiore importanza (Messa degli Apostoli) e per le celebrazioni mariane (Messa della Madonna).
La prima parte si è chiusa con tre sonate (n. 4, n. 6 e n. 7) di Gaetano Valerj (1760-1822), allievo di Ferdinando Turrini, che fu organista titolare e poi maestro di cappella della Cattedrale di Padova.
La seconda parte ha avuto inizio con Pièce d’orgue BWV 572 di Johann Sebastian Bach (1685-1750), brano giovanile scritto probabilmente durante la permanenza a Weimar ed ispirato allo stile francese, come recitano sia il titolo, sia i tre movimenti che lo costituiscono (Très vitement, Grave, Lentement).
A seguire, una panoramica sulla gloriosa scuola francese, partendo dal Preludio in sol minore, da Trois Pièces pour Grande Orgue à pédales, op. 29 di Gabriel Pierné (1863–1937), grande organista ed apprezzato direttore d’orchestra, considerato uno degli autori francesi più completi nel periodo a cavallo fra fine Ottocento e inizio Novecento.
E’ stata poi la volta dell’Andante (“Choeur de Voix humaines”) dalle Meditaciones religiosas op. 122 (1858), dedicate alla regina Isabella II di Spagna, di Louis James Alfred Lefébure-Wély (1817-1869), musicista parigino oggi non molto noto, ma ai suoi tempi tenuto in grandissima considerazione, autore fra l’altro della raccolta in dodici volumi L’Organiste Moderne.
Chiusura affidata all’Allegro vivace, primo movimento della Sinfonia n. 5 in fa minore, op. 42 di Charles-Marie Widor (1844-1937), che successe a Franck come titolare della cattedra d’organo al conservatorio di Parigi e a Lefébure-Wely in qualità di organista supplente della chiesa di Saint-Sulpice, ruolo svolto per ben 64 anni.
In complesso un programma di estremo interesse, per i brani e gli autori scelti, entrambi spesso sconosciuti anche agli appassionati di musica organistica, che ha permesso al maestro Roberto Canali di evidenziare tutta la sua bravura, con interpretazioni di altissimo livello.
Pubblico abbastanza numeroso e giustamente entusiasta, che ha chiesto ed ottenuto un bis consistente nel quarto dei Sei Studi per Pedalflügel, op. 56, fra le rare incursioni di Schumann in campo organistico, a coronamento di un recital di elevato spessore.

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