La musica ceca risuona al Circolo Canottieri di Napoli grazie al duo formato da Leona Pelešková e Jan Bartoš

Duo Peleskova-BartosOrganizzato dal Centro Ceco di Milano, in collaborazione con il Consolato Onorario della Repubblica Ceca di Napoli e la Fondazione Napolitano si è svolto, al Circolo Canottieri, il concerto del duo formato dal soprano Leona Pelešková e dal pianista Jan Bartoš.
L’evento, preceduto da una breve introduzione del critico Massimo Lo Iacono, era inserito nell’ambito delle manifestazioni legate all’Anno della Musica Ceca ed ha offerto l’opportunità di ascoltare brani eseguiti molto raramente dalle nostre parti, tratti dalla produzione dei maggiori autori cechi attivi fra la seconda metà dell’Ottocento ed il Novecento.
Apertura con la Sonata 1.X.1905 in mi bemolle minore di Leoš Janáček (1854-1928), scritta in memoria del ventenne František Pavlík, ucciso il 1° ottobre 1905 dalla polizia austriaca durante una dimostrazione pacifica a sostegno dell’Università di Brno.
Formata in origine da tre movimenti, ebbe la “prima” nel 1906, eseguita dalla pianista Ludmila Tučková, ma poi Janáček, in un momento di sconforto, decise di distruggere la composizione, gettandola nella Moldava.
In seguito si pentì di questo gesto e, grazie alla Tučková, che aveva conservato la partitura dei primi due movimenti, intitolati rispettivamente Předtucha (Presentimento) e Smrt (Morte), il brano non solo conobbe un nuovo esordio nel 1924, ma fu anche pubblicato, sotto la supervisione dell’autore, dalla casa editrice praghese Hudební Matice.
La parte dedicata a Janáček si è chiusa con due brani per voce e pianoforte Lávečka (La panchina) ed Ej lásko lásko (Oh, amore, amore), tratte dalla raccolta Moravská lidová poezie v písních (1892-1901), comprendente l’arrangiamento per voce e pianoforte di 53 poesie popolari morave.
E’ stata poi la volta degli Otto preludi per pianoforte, op. 30 di Miloslav Kabeláč (1908-1979), praticamente sconosciuto in Italia, pur essendo uno dei massimi compositori e direttori d’orchestra cechi del Novecento, allievo al Conservatorio di Praga di Jirák, Hába e Schulhoff e, a sua volta, docente di musicisti del calibro di Zdeněk Lukáš.
Dopo l’intervallo si è passati a Bedřich Smetana (1824-1884), da noi noto per aver composto la “Moldava”, uno dei poemi sinfonici che costituiscono il ciclo denominato Má vlast (La mia patria).
Di Smetana abbiamo ascoltato l’Aria di Mařenka, da “La sposa venduta”, opéra-comique che esordì nel 1866 a Praga, e alcuni dei sei brani pianistici che formavano Sny (Sogni), brano completato nel 1875, ricco di richiami a Liszt, Chopin ed alla tradizione popolare ceca.
Chiusura nel segno di Antonín Dvořák con la celeberrima Měsíčku na nebi hlubokém (“Canto alla luna”), Aria di Rusalka dal primo atto dell’opera omonima.
Per quanto riguarda i due interpreti, Leona Pelešková, che avevamo già apprezzato in altre occasioni, ha confermato di avere una voce molto bella e ricca di sfumature, particolarmente adatta al repertorio della sua terra natale, abbinata ad una notevole presenza scenica, ed ha evidenziato anche un ottimo affiatamento con il pianista.
Dal canto suo Jan Bartoš ha eseguito splendidamente la parte solistica, trasmettendo forti emozioni, in particolare nel brano di Janáček, e ha inoltre il merito di aver proposto un autore interessante come Kabeláč.
Ottima, come abbiamo già sottolineato, anche la sua intesa con il soprano, al quale ha fornito il giusto supporto nei brani per voce e pianoforte.
In conclusione un concerto che, per la particolarità del repertorio proposto e per il valore dei due interpreti, meritava sicuramente una maggiore attenzione da parte del pubblico che normalmente frequenta la stagione ospitata dal Circolo Canottieri.

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