Un recital in crescendo segna l’esordio napoletano del pianista Jan Bartoš

Foto Flaviana Frascogna

Foto Flaviana Frascogna

L’ultimo appuntamento, prima della pausa estiva, del “Maggio della Musica”, rassegna la cui direzione artistica è affidata al maestro Michele Campanella, ha ospitato il pianista ceco trentaduenne Jan Bartoš, che sta portando avanti una prestigiosa carriera, iniziata all’età di 14 anni.
L’artista ha diviso il suo recital in due parti ben distinte, con la prima incentrata sulle musiche di autori cechi, apertasi con la Sonata 1.X.1905 in mi bemolle minore di Leoš Janáček (1854-1928).
Formata da due movimenti, Předtucha (Presentimento) e Smrt (Morte), la composizione venne scritta in memoria del ventenne František Pavlík, barbaramente ucciso a colpi di baionetta dalla polizia austriaca, durante una manifestazione pacifica a sostegno dell’Università di Brno, tenutasi il 1° ottobre 1905.
Il pezzo, originariamente in tre tempi, esordì nel 1906, eseguito da Ludmila Tučková, per poi essere distrutto da Janáček che riteneva il lavoro poco soddisfacente.
La sonata riemerse nel 1924, grazie alla stessa Tučková, che aveva salvato i primi due movimenti, sicché conobbe un secondo esordio e, nel medesimo anno, fu anche pubblicata sotto la supervisione dell’autore.
Con il successivo Sny (Rêves), siamo passati alla produzione di Bedřich Smetana (1824-1884), musicista universalmente noto soprattutto per aver composto la “Moldava”, uno dei poemi sinfonici che costituiscono il ciclo denominato Má vlast (La mia patria).
Completato nel 1875 e dato alle stampe solo quattro anni dopo, Sny è formato da sei brani aventi altrettanti dedicatarie, tutte ex allieve di Smetana provenienti da nobili famiglie, che lo avevano aiutato nei momenti di difficoltà economica.
Dal punto di vista stilistico, l’autore attinse da Liszt e Chopin, dalla tradizione ceca ed anche da suoi lavori precedenti.
Dopo un breve intervallo, la seconda parte era rivolta interamente alla Sonata n. 3 in fa minore, op. 5 di Johannes Brahms (1833-1897).
Completata nel 1853, la composizione fu elogiata da Schumann, alla quale era stata sottoposta insieme ad altri pezzi cameristici, in un articolo pubblicato sulla “Neue Zeitschrift für Musik” di Lipsia, che intravide nel compositore, all’epoca ventenne, anche un futuro sinfonista.
In realtà i complimenti, se da una parte non potevano che far piacere, dall’altra alimentarono in Brahms un eccessivo senso critico nei confronti delle proprie opere, al punto che alcuni lavori giovanili (fortunatamente fra questi non vi erano le tre sonate per pianoforte, composte fra il 1852 ed il 1853), vennero da lui distrutti.
Relativamente alla Sonata n. 3, essa contiene numerosi momenti di travolgente ottimismo, forti tensioni tipiche del Romanticismo e si chiude con una contrapposizione fra elementi fantastici e drammatici, avvolti da un alone di mistero.
Uno sguardo ora a Jan Bartoš, apparso, nella prima parte del recital, molto contratto e nervoso ed in grossa difficoltà a trovare sulla tastiera il giusto equilibrio per cui a farne le spese sono stati proprio i brani di Janáček e Smetana.
Completamente diverso il discorso legato alla sonata brahmsiana, eseguita splendidamente, durante la quale Bartoš è finalmente riuscito ad esprimere la sua personalità di esecutore sensibile e raffinato, qualità che hanno attirato anche l’attenzione del maestro Michele Campanella quando ha deciso di ospitarlo nell’ambito della rassegna, dopo aver ascoltato il pianista al Concorso Internazionale di Musica della Val Tidone.
E, sulle ali di una seconda parte di elevatissimo livello, Bartoš ha omaggiato il pubblico con un bis molto particolare, proponendo il movimento di apertura (ostinato), degli Otto preludi, op. 30 del connazionale Miloslav Kabelač (1908-1979), prestigioso compositore e direttore ceco da noi praticamente sconosciuto.
Pubblico discretamente attento, ben indottrinato prima del concerto dal maestro Campanella, relativamente alla durata e ai movimenti dei brani, ma ciò non è stato sufficiente ad evitare i consueti squilli di cellulare e, inoltre, per la seconda volta nell’ambito di questa stagione, un apparecchio acustico, sicuramente mal regolato, ha interagito con il pianoforte lungo l’intero primo tempo, rilasciando un segnale costante e fastidiosissimo.
Il “Maggio della Musica” va ora in vacanza e ritornerà a settembre con un’iniziativa particolarissima, che coinvolgerà il pubblico, chiamato a scegliere, fra sei pianisti precedentemente selezionati dal maestro Campanella, quello che si esibirà nella stagione 2015.

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