Luca Mennella splendido protagonista ai “Concerti dell’Accademia”

Luca MennellaLuca Mennella è stato ospite del recente appuntamento de “I Concerti dell’Accademia”, rassegna affidata alla direzione artistica di Giovanni Borrelli, che si svolge nella chiesa napoletana di San Gennaro all’Olmo.
Il noto pianista ha proposto Carnaval, op. 9 di Robert Schumann e le Quattro ballate di Fryderyk Chopin.
Per quanto riguarda Carnaval, si tratta di un brano completato nel 1835, costituito da 22 parti dove l’autore, all’epoca venticinquenne, racchiuse episodi, sentimenti e persone legati alla sua vita, immaginando come scenario una festa di carnevale.
Così le maschere furono depositarie dei differenti stati d’animo, sempre contrastanti, per cui a Pierrot seguiva Arlecchino e Pantalone si contrapponeva a Colombina.
I due lati della personalità del musicista, il sognatore e l’uomo d’azione, si ritrovavano rispettivamente in Eusebius e Florestan.
Poi c’erano le donne, da Coquette, servetta di casa Wieck, a Estrella, ovvero Ernestina, musicista della quale si era innamorato, conosciuta in casa del suo maestro Friederich Wieck, fino a Chiarina (Clara), la figlia di Wieck, che sarebbe in seguito diventata sua moglie.
Inoltre, sfruttando la corrispondenza fra note e lettere, legata alla convenzione musicale tedesca, Schumann introdusse la parola Asch, città natale di Ernestine, corrispondente a la bemolle (As), do (C) e si (H) oppure a la (A), mi bemolle (Es),  do (C) e si (H), arcano introdotto dal sottotitolo che accompagna il pezzo (Scènes mignonnes sur quatre notes), ed esplicitato al centro della composizione, nel brano denominato A.S.C.H – S.C.H.A.
Dal canto loro le quattro ballate, composte da Chopin fra il 1831 ed il 1842, costituiscono i primi esempi di un genere ideato dall’autore polacco.
Infatti, fino a quel momento, il termine ballata, mutuato dalla letteratura, tendeva ad identificare esclusivamente brani, su testi poetici, concepiti per voce e strumento.
Una tradizione ancora oggi molto sostenuta, che parte dal pensiero di Schumann, vuole che Chopin si sia ispirato, per queste composizioni, alla raccolta intitolata Ballady i romanse (1822) del connazionale Adam Mickiewicz.
Sebbene talora vi sia qualche riscontro oggettivo (ad esempio, Świteź nella prima ballata e Świtezianka nella seconda), in realtà l’autore polacco, a differenza di Liszt, era meno sensibile a commistioni fra musica e poesia, per cui le ballate risultano soprattutto indicative del percorso e dell’evoluzione del suo stile.
Certi sono, invece, i dedicatari, che risultano il Barone di Stockhausen, per la n. 1 in sol minore op. 23, l’amico Schumann (che, a sua volta, gli aveva dedicato la Kreisleriana), per la n. 2 in fa maggiore op. 38, mentre la n. 3 in la bemolle maggiore op. 47 e la n. 4 in fa minore op. 52 vennero scritte rispettivamente per Mademoiselle de Noailles e per la moglie del barone Rothschild.
Veniamo ora a Luca Mennella che, confrontatosi con pagine complesse e molto note, oggetto di numerosi dibattiti da parte dei musicologi, e sottoposte alle interpretazioni più svariate, ha dato vita ad un recital di elevatissimo livello.
Il pianista è riuscito a fare emergere sia i contrastanti stati d’animo di Schumann, presenti in Carnaval, dove già si potevano intuire i prodromi dei disturbi psichici manifestatisi anni dopo, che lo avrebbero progressivamente portato alla morte, sia il percorso stilistico che accompagnava le quattro ballate di Chopin, con esecuzioni raffinate e ricche di sfumature, contraddistinte dal grosso pregio di non cadere mai nella sdolcinatura e nel romanticismo fine a sé stesso.
Pubblico in visibilio e bis consistente in una eccezionale proposizione della Leggenda di San Francesco di Paola che cammina sulle acque, tratto dalle Deux Légendes di Franz Liszt con la quale si è chiusa una serata di grandissima musica.

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