La stagione del Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini chiude nel segno di Schumann e Brahms con il duo Dumont-Romano

Duo Dumont-RomanoNel 1853, all’approssimarsi del compleanno del violinista Joseph Joachim, Robert Schumann pensò ad un regalo particolare, coinvolgendo altri due amici compositori, Albert Dietrich e Johannes Brahms.
L’idea era di scrivere una sonata, partendo dal motto caro a Joachim, Frei, aber Einsam (“Libero, ma solo”), basandosi sulle note corrispondenti alle iniziali “F”, “A” ed “E”, che nella notazione musicale tedesca corrispondono rispettivamente a “fa”, “la” e “mi”.
Schumann affidò l’Allegro iniziale a Dietrich, lo Scherzo del terzo movimento a Brahms, tenendo per sé il secondo movimento (Intermezzo) ed il Finale.
La sonata fu completata in appena dieci giorni e, alla fine di ottobre, Joachim venne invitato a casa di Schumann per interpretarla, gradendo molto l’insolito omaggio.
Il pezzo, che è passato alla storia come Sonata F.A.E., cadde nel dimenticatoio, mentre le diverse parti che lo costituivano andarono incontro a destini differenti.
L’Allegro di Dietrich non ebbe ulteriori sviluppi, così come lo Scherzo brahmsiano, che riemerse nel 1906, quando Joachim acconsentì a farlo pubblicare.
Soltanto Schumann diede un seguito alla cosa, utilizzando i due movimenti nella sua Sonata per violino e pianoforte n. 3.
Prendendo spunto da questo episodio non molto noto, il duo formato da Carlo Dumont (violino) e Fabrizio Romano (pianoforte) ha concepito un gruppo di tre concerti, intitolati proprio “Frei, aber Einsam“, che accompagneranno la programmazione del Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini anche il prossimo anno, rivolti all’integrale della musica per violino e pianoforte di Schumann e Brahms.
Durante il primo, svoltosi nella chiesa di San Rocco a Chiaia, appuntamento conclusivo della stagione 2013-2014, i due musicisti hanno eseguito, nell’ordine, la Sonata n. 2 in re minore op. 121 e l’Intermezzo dalla Sonata F.A.E. di Schumann, e la Sonata n. 1 in sol maggiore op. 78 di Brahms.
Relativamente alla Sonata n. 2, essa fu composta poche settimane dopo la Sonata n. 1, in quanto Schumann non era soddisfatto del pezzo creato in precedenza.
Entrambe risalgono al 1851, anche se la seconda, concepita in un tempo brevissimo e dedicata a Ferdinand David (per il quale Mendelssohn aveva scritto il suo concerto per violino), subì delle modifiche e conobbe l’esordio due anni dopo.
Schubert la chiamò “Grande Sonata” e, in effetti, si tratta di un pezzo molto complesso ed articolato, che raramente viene proposto poiché obbliga gli esecutori ad un enorme sforzo, non ripagato dall’entusiasmo del pubblico, in quanto la partitura risulta priva di quei passaggi virtuosistici che mandano in visibilio gli spettatori.
Riguardo all’Intermezzo si è detto già ad inizio articolo, mentre la Sonata n. 1 in sol maggiore, op. 78 di Brahms, fu iniziata a Pörtschach nell’estate del 1878 contemporaneamente al completamento del celebre concerto per violino ed orchestra.
Terminata l’estate successiva, sempre nella stessa località della Carinzia, la sonata si contraddistingue per un grande equilibrio formale e per la presenza di alcuni passaggi appartenenti al Regenlied op. 59, n.3 (tratto da una raccolta di canti per voce e pianoforte, sempre di Brahms, risalenti al periodo 1870-1873), da cui l’appellativo di Regensonate con la quale è anche conosciuta la composizione.
Nel complesso avevamo a che fare con brani dove, ad un perfetto affiatamento, va abbinata la bravura del singolo interpete, per cui solo un duo molto rodato e di grande esperienza, quale quello costituito da Carlo Dumont e Fabrizio Romano, può eseguire bene queste pagine.
E, come in tante altre occasioni, anche stavolta i due artisti hanno fornito una prova di altissimo livello.
Qualche problema si è percepito solamente nell’acustica della chiesa, rivelatasi meno adatta alle sonorità pianistiche, rispetto alle già ben sperimentate sonorità clavicembalistiche.
In conclusione un concerto di elevatissimo spessore, inserito anche negli eventi legati alla rassegna Wine&Thecity (con tanto di degustazione nell’intervallo), posto al termine di una stagione validissima che, grazie ad una programmazione mirata, ha portato a Napoli gruppi ed interpreti di risonanza mondiale.
Si può dire che, in diverse circostanze, il grande assente è risultato il pubblico degli appassionati, che rappresenta un costante punto interrogativo per cui, in molti casi, è quasi impossibile sia comprendere le sue preferenze, sia cercare di risvegliarlo da un pluridecennale torpore, ma siamo certi che l’organizzazione proseguirà, con la consueta ed ammirevole testardaggine, a proporre anche nella prossima stagione tanta bella e raffinata musica.

Questa voce è stata pubblicata in Recensioni concerti e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.