Al Festival Pianistico di Napolinova l’entusiasmante recital di Nicola Ormando

Foto Fabrizio Porro

Foto Fabrizio Porro

Il terzo appuntamento del XVIII Festival Pianistico di Napolinova, affidato alla direzione artistica di Alfredo de Pascale, ha avuto come protagonista il maestro Nicola Ormando confrontatosi con un programma complesso ed estremamente corposo.
L’apertura era rivolta alla Fantasia cromatica e Fuga in re minore BWV 903, scritta da Johann Sebastian Bach nel 1720, durante la sua permanenza a Köthen, alla corte del principe Leopoldo, e poi ampliata circa dieci anni dopo, quando il compositore si era stabilito già da tempo a Lipsia.
Nel complesso il brano venne concepito per indurre meraviglia nell’ascoltatore, obbligando nel contempo il solista ad un notevole virtuosismo.
Con un salto di più di due secoli si passava alla Sonata n.7 in si bemolle maggiore, op. 83 di Sergej. Prokofiev (1891-1953) che, insieme alla n. 6 in la maggiore op. 82 e alla n. 8 in si bemolle maggiore op. 84, è compresa nelle “Sonate di guerra” così definite in quanto iniziate tutte nel 1939.
In particolare la Sonata n. 7 fu completata nel 1942 e l’anno dopo esordì a Mosca, interpretata da Sviatoslav Richter, aggiudicandosi anche il Premio Stalin e accrescendo così la fama di un brano che riassume lo stile dell’autore russo, da una parte tendente alla modernità e dall’altra ancora strettamente legato a temi post-romantici.
Dopo un breve intervallo toccava alla Sonata in si minore, op. 40 n. 2 di Muzio Clementi (1752-1832), personalità probabilmente unica nella storia della musica, che riassunse in sé il solista, il compositore, il direttore d’orchestra, il docente, l’editore ed il costruttore e venditore di pianoforti, contribuendo in modo decisivo alla diffusione dello strumento in tutta Europa.
L’attività imprenditoriale finì per offuscare quella di musicista al punto che, a parte gli Studi ancora oggi molto conosciuti, buona parte della sua produzione, che presenta pezzi decisamente pregevoli, risulta poco nota ed ancor meno eseguita.
La sonata proposta nell’occasione apparteneva ad un trittico pubblicato nel 1802 dalla sua casa editrice di Londra, in quanto Clementi, pur nato a Roma, visse prevalentemente in Gran Bretagna.
Il recital si è concluso con il Mephisto-valzer n. 1 S 514, tratto dalla produzione di Franz Liszt (1811-1886), che in questo caso si ispirò non al “Faust” di Goethe, ma a quello, più cupo, del poeta di origine ungherese Nikolaus Lenau.
La versione pianistica, con dedica al giovane Tausig, venne preceduta da quella orchestrale, che si componeva originariamente di due episodi, intitolati “Processione notturna” e “Danza nella locanda del villaggio” ma, per ragioni editoriali, furono stampati separatamente e, mentre il primo cadde nel dimenticatoio, al secondo arrise una fortuna che dura tuttora.
Uno sguardo ora all’interprete, per confermare ancora una volta la validità di un pianista dotato di una grande tecnica, mai fine a sé stessa, ma abbinata ad una notevole sensibilità e raffinatezza, che si concretizza in un suono nitido e preciso.
E, se teniamo presente che Nicola Ormando, nella vita di tutti i giorni è un apprezzato ingegnere elettronico, non possiamo che ammirare una figura quasi unica del panorama pianistico italiano.
Pubblico numerosissimo ed entusiasta, che ha retto piuttosto bene ad un programma comunque impegnativo anche per gli spettatori, e bis chopiniano a chiusura di un recital di altissimo livello.

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