La stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti chiude in grande stile con l’intensa Passione secondo Giovanni di Johann Sebastian Bach

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

Nel 1723, dopo una procedura travagliata e ricca di colpi di scena, Johann Sebastian Bach venne nominato Kantor della Thomaskirche di Lipsia al posto di Johann Kuhnau, morto circa un anno prima.
Fra i diversi incarichi previsti in tale ruolo, vi era quello di comporre brani per le funzioni liturgiche settimanali, che avevano luogo sia nella chiesa di San Tommaso, sia nella chiesa, altrettanto prestigiosa, di San Nicola.
Un’attività quasi di routine che, in occasione di festività solenni quali la Pasqua, si trasformava in un forte impegno.
Infatti, nelle principali città della Germania protestante, era molto radicata la tradizione di accompagnare il solenne rito del Venerdì Santo con una Passione in musica, i cui testi erano in genere tratti dal Vangelo (nella traduzione tedesca curata da Lutero), e da scritti legati a tematiche di argomento pasquale.
Così, già nel 1724, Bach ebbe modo di proporre un lavoro di ampie proporzioni, la Passio secundum Johannem (catalogata in seguito come BWV 245), utilizzando i capitoli 18 e 19 del Vangelo di Giovanni, due episodi del Vangelo di Matteo non presenti in quello di Giovanni (Pietro in lacrime dopo il rinnegamento e il terremoto seguito alla morte di Cristo), e una serie di testi extra-liturgici, appartenenti prevalentemente alla Passione del poeta Barthold Heinrich Brockes (1680-1747).
Non sappiamo molto sulla reazione dei fedeli, che fino ad allora erano stati abituati a cerimonie sicuramente lunghe (in media 4 ore, con due ore centrali dedicate al sermone), ma non caratterizzate da una musica così elaborata.
Conosciamo invece quanto accadde nei giorni nei giorni immediatamente precedenti la Settimana Santa, poiché le cronache dell’epoca si soffermano a lungo sul braccio di ferro fra Bach e le autorità di Lipsia, con il primo deciso ad ospitare l’evento nella “sua” San Tommaso ignorando, in buona fede o volutamente, che quell’anno toccava alla chiesa di San Nicola, in virtù del principio dell’alternanza, e le seconde, garanti delle tradizioni, che alla fine la spuntarono.
Approfittando dell’imminenza pasquale, l’Associazione Alessandro Scarlatti ha voluto proporre la Passio secundum Johannem come ultimo appuntamento della stagione ufficiale.
Il capolavoro bachiano è stato eseguito da due complessi prestigiosi come l’ Orchestra del XVIII secolo ed il coro Cappella Amsterdam, diretti da Daniel Reuss (che ha sostituito l’indisposto Frans Brüggen), da tre solisti principali, che ricoprivano i ruoli dell’Evangelista (tenore), Pilato (baritono) e Cristo (basso) e da altri quattro cantanti (soprano, contralto, tenore e basso) chiamati ad interpretare le arie inserite nella composizione.
La serata ha visto emergere il coro Cappella Amsterdam, compagine straordinaria, che fin dalle prime battute è riuscita a creare un’atmosfera di intensa spiritualità.
Non le è stata da meno l’Orchestra del XVIII secolo, che ha evidenziato un ottimo affiatamento fra i suoi componenti ed ha accompagnato molto bene sia il coro che i cantanti.
Fra questi ultimi spiccava il tenore Anders Dahlin, impegnato durante l’intera passione, che ha ricoperto il ruolo dell’Evangelista, e discrete sono apparse anche le prove del baritono Pierre-Guy Le Gall White (Pilato) e del basso Kostantin Wolff (Cristo), ai quali spettavano pochi ed esigui interventi.
Decisamente al di sotto le prove degli altri solisti, il soprano Amaryllis Dieltiens, il contralto Rosanne van Sandwijk, il tenore Jan Kobow e il basso Mattijs van de Woerd (forse l’unico che si è in parte salvato), le cui voci sono state spesso sopraffatte dall’orchestra o non hanno superato le prime file.
Un vero peccato per l’unità complessiva dell’esecuzione, anche se tale problema non è una novità assoluta (al proposito ricordiamo una situazione molto simile riscontrata un paio di anni fa, in occasione della Messa in si minore BWV 232, eseguita dallo splendido Junges Stuttgarter Bach-Ensemble, diretto da Helmuth Rilling).
Un ultimo cenno merita Daniel Reuss, sotto la cui direzione la Cappella Amsterdam ha raggiunto fama mondiale che ha ben sostituito una leggenda come Frans Brüggen alla testa dell’Orchestra del XVIII secolo.
Pubblico molto numeroso e attentissimo, che si è rivelato all’altezza della serata, applaudendo solo alla fine del concerto (nonostante il breve intervallo fra le due parti, durante il quale tutti i protagonisti sono rimasti sul palcoscenico), degna conclusione di una stagione, quella organizzata dall’Associazione Alessandro Scarlatti, caratterizzata da un livello artistico costantemente elevato.

Questa voce è stata pubblicata in Recensioni concerti e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.