Il Quartetto Gagliano apre il Festival Internazionale del Settecento Musicale Napoletano con un concerto dalle forti suggestioni

Foto Max Cerrito

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Nel 1786 Franz Joseph Haydn era al servizio del principe Nikolaus Estherázy, nel palazzo fatto costruire dal nobile sul lago di Neusiedl, fra Austria ed Ungheria.
Nonostante il posto fosse abbastanza isolato, ciò non gli impedì di mantenere contatti, seppur epistolari, con i principali centri musicali europei.
La tradizione vuole che, in quell’anno, gli sia giunta da Cadice la richiesta di una composizione strumentale, che avrebbe dovuto accompagnare il rito del Venerdì Santo nella cattedrale della città spagnola, cerimonia che iniziava a mezzogiorno, officiata dal vescovo in una chiesa oscurata da drappi neri ed illuminata soltanto da una grande lampada appesa al soffitto.
Il religioso pronunciava la sequenza relativa alle “Sette parole” (in realtà frasi), dette da Cristo sulla croce, le commentava e, ogni meditazione, era intervallata da un breve intervento musicale, che doveva quindi risultare necessariamente lento.
Sarebbe questa l’origine del brano, definito da Haydn Musica instrumentale sopra le 7 ultime parole del nostro Redentore in croce, formato da un’introduzione, sette adagi e il conclusivo terremoto, quest’ultimo descritto con passaggi molto innovativi per l’epoca.
Il lavoro conobbe subito un grande successo e ciò suggerì al compositore di concepire altre due versioni, per quartetto d’archi e per pianoforte, che contribuirono grandemente alla diffusione del brano.
Tale versione dei fatti è stata recentemente messa in dubbio dal maestro e musicologo Enzo Amato che, a seguito di studi lunghi ed approfonditi, ritiene che il vero autore del brano sia Andrea Luchesi, musicista ancora oggi scarsamente conosciuto, nato a Motta di Livenza (TV) nel 1741, la cui carriera si svolse in Germania, alla corte di Bonn, dove ricoprì il ruolo di maestro di cappella dal 1774 al 1794, sostituendo il nonno di Beethoven e avendo forse il nipote come allievo.
Nonostante la caduta della città tedesca ad opera delle truppe francesi, avvenuta nel 1794, Luchesi rimase a Bonn fino al 1801, anno della sua morte.
Questa doverosa premessa aveva lo scopo di introdurre il concerto inaugurale del Festival Internazionale del Settecento Musicale Napoletano, rassegna organizzata dall’Associazione Domenico Scarlatti, svoltosi nella prestigiosa cornice della Cappella Palatina del Palazzo Reale di Napoli.
Il programma di apertura, incentrato proprio sul brano precedentemente descritto, è stato affidato al Quartetto Gagliano, costituito da Carlo Dumont e Carlo Coppola (violini), Paolo Di Lorenzo (viola) e Raffaele Sorrentino (violoncello), mentre l’attore Egidio Carbone aveva il compito di recitare alcuni testi fra i vari movimenti della composizione.
Il connubio ha funzionato molto bene, grazie ad un ensemble caratterizzato da musicisti bravi come singoli e ben affiatati fra loro, che hanno eseguito i vari movimenti con la necessaria e continua tensione, ed un attore (dalle sembianze quasi diaboliche), che ha fornito un’interpretazione di grande intensità e suggestione.
In conclusione un’ottima partenza, nell’ambito di una manifestazione nata per venire incontro sia agli appassionati locali, che in questi giorni sono rimasti in città, sia ai numerosi turisti, giunti a Napoli da ogni parte del mondo per le festività pasquali.

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