Il Koinè Tango Duo porta una ventata d’Argentina ai “Concerti dell’Accademia”

Koinè Tango Duo 2Il Koinè Tango Duo, formato da Alessandro Petrosino (chitarra) e Pasquale Lancuba (bandoneón), è stato ospite del recente appuntamento con “I Concerti dell’Accademia”, rassegna che si svolge nella chiesa napoletana di San Gennaro all’Olmo.
In programma un breve viaggio attraverso il tango, la milonga ed il vals, proposti a gruppi di tre, come avviene nelle sale dove si balla su questi ritmi.
Il primo trittico poneva in evidenza gli argentini Rafael Tuegols (1189-1960) e Lucio Demare (1906-1974), e l’uruguaiano Enrique Saborido (1877-1941), autori rispettivamente dei tanghi Zorro Gris, Malena e Felicia.
Toccava poi a Abel Fleury (1903-1958) con la Milonga del Ayer, Francisco Canaro (1888-1964), figlio di italiani emigrati in Uruguay, il cui vero cognome era Canarozzo, autore della Milonga arrabalera e Pedro Laurenz (1902-1972) al quale si deve la Milonga de mis amores.
Il gruppo dei Vals iniziava con Palomita blanca di Anselmo Aieta (1896-1964), proseguendo con la Balada de la donzella enamorada di Atahualpa Yupanqui, pseudonimo di Héctor Roberto Chavero Aranburu (1908-1992), e si concludeva con Corazon de Oro, altro pezzo di Francisco Canaro.
Un piccolo intervallo di musica classica ci portava prima al barocco del belga Jean-Baptiste Loeillet de Gant (1688- ca. 1720), autore della Sonata in la minore, op. 1 n. 1, della quale abbiamo ascoltato i primi due movimenti, poi agli albori del Novecento della Canción del fuego fatuo, da L’amore stregone dello spagnolo Manuel de Falla (1876-1946), ed infine agli ultimi anni del secolo scorso con la Fantasia Mulata del portoricano Enesto Cordero (1946).
Il concerto terminava con un trittico nuovamente rivolto al tango (una sorta di chiusura del cerchio), ritornando a Pedro Laurenz (Mal de Amores) e portando alla ribalta altri due celebri musicisti argentini, Enrique Santos Discépolo (1901-1951), con Yira, yira e Juan de Dios Filiberto (1885-1964) con Quejas de bandoneón.
Uno sguardo ora sugli interpreti, partendo dal chitarrista Alessandro Petrosino, che conosciamo ed apprezziamo da molti anni, il cui rigore esecutivo è pari alla sua bravura.
Non è un caso che, oltre a suonare con estrema perizia i brani della tradizione argentina, per meglio entrare nell’atmosfera, da anni si stia occupando di tutto quanto concerne l’argomento, compreso un approccio diretto nei confronti del ballo.
Per tali motivi, il sodalizio con un virtuoso del bandoneón come Pasquale Lancuba appare molto felice, in quanto i due si trovano sulla medesima lunghezza d’onda, per cui mostrano un grandissimo affiatamento e, dall’alto delle rispettive esperienze, riescono a trasferire la loro passione al pubblico, ponendo in evidenza una serie di musicisti che si batterono per preservare e diffondere i ritmi originari della tradizione argentina.
Da qui si possono comprendere anche le forti critiche ricevute in patria da Piazzolla che, per venire incontro ai gusti europei, ha in un certo senso progressivamente snaturato e svuotato la vera essenza delle melodie e dei balli del suo paese.
Ciò non toglie che Piazzolla, vissuto lungamente nel nostro continente, va considerato uno dei grandi compositori di musica classica del Novecento americano, oltre ad essere fra i più noti in assoluto, per cui il bis è stato dedicato a lui, con Night Club (1960), da Histoire du Tango che, dato l’argomento, si avvicina maggiormente alle vere origini di questo ballo.
In conclusione un concerto piacevole ed interessante, grazie a due ottimi interpreti che abbinano bravura e professionalità, confortato dalla presenza di un pubblico numeroso ed entusiasta.

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