La bravura e la versatilità dei Mahler Chamber Soloists sorprendono e divertono il pubblico dell’Associazione Alessandro Scarlatti

Foto Max Cerrito

Port Klezmer – Foto Max Cerrito

La Mahler Chamber Orchestra è stata fondata nel 1997 da alcuni membri provenienti dalla Gustav Mahler Jugendorchester che, superati i limiti di età per poter far parte dell’orchestra giovanile, avevano comunque voglia di continuare a suonare insieme.
L’attività della compagine, appoggiata fortemente dal compianto Claudio Abbado, è iniziata nel 1998 e, a partire dal 2003, ha rappresentato l’asse portante del festival estivo di Lucerna.
Alcuni dei componenti dell’orchestra, nel tempo, hanno formato anche ridotti ensemble cameristici, come i Mahler Chamber Soloists, protagonisti del recente appuntamento della Stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti.
L’ensemble ha dato vita ad un concerto caratterizzato da due volti musicali completamente differenti.
La prima parte, infatti, era affidata ad un trio, formato da Jaan Bossier (clarinetto), Anna Puig Torné (viola) e Simon Crawford-Phillips (pianoforte), confrontatosi con il Kegelstatt- trio in mi bemolle maggiore K 498 di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) e cinque degli Otto pezzi op. 83 di Max Bruch (1838-1920).
Il primo, risalente al 1786 è noto anche come “Trio dei birilli”, in quanto la tradizione vuole che lo stesso compositore abbia apposto sullo spartito la dicitura “composto mentre si giocava a birilli”.
L’organico abbastanza inusuale deriva dal fatto che Mozart, in quel periodo, aveva stretto amicizia con il grande clarinettista Anton Stadler e, fra i suoi allievi, vi era la giovanissima pianista Franziska Jacquin, figlia degli amici presso i quali il musicista si dilettava a giocare a birilli.
Riguardo alla composizione di Bruch, i differenti brani che la costituiscono risultano spesso caratterizzati da una patina di tristezza e nostalgia in quanto scritti nel 1910, quando l’autore, superata la soglia dei 70 anni, si era reso conto che i tempi stavano cambiando, e nuove istanze, totalmente estranee alla sua concezione musicale, erano in procinto di affermarsi.
Nel secondo tempo, smessi gli abiti cameristici, il trio si è trasformato nel quartetto denominato Port Klezmer e, al posto del pianista, sul palcoscenico dell’Auditorium di Castel Sant’Elmo, si sono presentati Ulrich Zeller al contrabbasso e An Raskin al bayan (fisarmonica di origine russa), proponendo una serie di brani di musica klezmer.
A tale proposito va ricordato che il termine “klezmer” è un vocabolo yiddish derivante da kley (strumento) e zemer (cantare), quindi letteralmente “cantare con uno strumento”.
Le origini del genere musicale vanno invece ricercate nella diaspora delle popolazioni ebree d’Europa che, a partire dal Cinquecento, furono obbligate ad abbandonare i luoghi di residenza (ad esempio i Sefarditi, dalla Spagna si spostarono più a Sud, mentre gli ashkenaziti, dalla Germania migrarono verso Est).
Con loro portavano anche le tradizioni musicali che, a contatto con quelle dei nuovi popoli ospitanti subirono notevoli arricchimenti, traducendosi in una progressiva contaminazione.
Grazie ai “klezmorim”, musicisti girovaghi, che si esibivano a feste e matrimoni, suonando violini, viole, cimbalom, flauti, ottoni e percussioni, questi nuovi ritmi iniziarono a diffondersi nell’ambito delle comunità ebraiche, conoscendo un forte impulso nel Settecento, giustificato dal diffondersi del Chassidismo, movimento religioso che dava alla musica una grande importanza
La musica klezmer è quindi frutto di un coacervo di tradizioni tramandate oralmente, appartenenti a vari popoli (tedeschi, boemi, magiari, balcanici), che utilizza nei suoi testi l’yiddish, una lingua nata dall’incontro fra ebraico, altotedesco, russo, polacco lingue slave e baltiche.
Per quanto concerne gli interpreti, iniziamo dal belga Jaan Bossier, clarinettista versatile e bravissimo, che rappresenta l’anima dell’ensemble Port Klezmer in quanto suoi erano tutti gli arrangiamenti dei motivi di origine popolare, da lui spiegati al pubblico in un discreto italiano.
Di altissimo livello anche l’esibizione della violista spagnola, trapiantata a Berlino Anna Puig Torné, dotata di un suono preciso e nitido, apparsa a suo agio sia quando si è confrontata con i pezzi classici, sia quando ha eseguito i brani di musica klezmer.
Non sono stati da meno il britannico Simon Crawford-Phillips, componente del trio iniziale, ed il tedesco Ulrich Zeller e l’olandese An Raskin (l’altra metà del Port Klezmer), artisti di caratura internazionale, che hanno contribuito ad una serata varia, piuttosto sorprendente e caratterizzata da bellissima musica, eseguita da ottimi strumentisti, chiusasi sempre all’insegna del genere “klezmer” con lo struggente motivo “E’ nato un angelo”.

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