I Talenti Vulcanici della Pietà de’ Turchini eseguono con maestria alcune rarità del tardo barocco

Talenti VulcaniciIl recente appuntamento della stagione del Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini ha segnato il ritorno dei Talenti Vulcanici, l’ensemble giovanile diretto da Stefano Demicheli.
Dopo il successo ottenuto con l’allestimento, in prima moderna, de “Gli Orti Esperidi” di Porpora, la compagine ha proposto, nella Chiesa napoletana della SS. Trinità dei Pellegrini, un programma rivolto a Domenico Gallo (1730-1768) e Nicola Bonifacio Logroscino (1698-1764).
Il primo, musicista veneziano piuttosto noto ai suoi tempi, molto meno ai nostri, fu tra l’altro autore di una raccolta di sonate a tre, dalla quale Stravinskij trasse parte del materiale per il suo balletto “Pulcinella”, che agli albori del Novecento era ancora attribuita a Pergolesi.
I tre brani eseguiti nell’occasione, frutto della trascrizione filologica curata da Gaetano Pitarresi (Sonata IV in sol minore, Sonata II in fa maggiore e Sonata XII in sol minore, in ordine di proposizione), appartenevano ad un’altra raccolta, formata da dodici sonate.
La conclusiva, come nell’op. 5 di Corelli, consisteva in variazioni sul tema della Folia o Follia, motivo ricorrente nella storia della musica, utilizzato da più di un centinaio di compositori, le cui origini vanno ricercate probabilmente in una danza contadina portoghese e che venne riportato per la prima volta nel trattato De musica libri septem di Francisco de Salinas (1577).
Dopo un breve intervallo si è quindi passati al clou della serata, ovvero lo Stabat Mater per due voci, violini e basso continuo di Logroscino, uno dei suoi pochi lavori giunti intatti fino a noi, il cui manoscritto autografo si trova nella Biblioteca del Conservatorio napoletano di San Pietro a Majella.
La composizione risale al 1760, quando l’autore era a Palermo, dove trascorse gli ultimi anni di vita, ricoprendo il ruolo di maestro di contrappunto al locale Conservatorio, ma la formazione e gran parte della carriera del musicista pugliese si svolsero a Napoli, prima come allievo di Gaetano Veneziano al Conservatorio di Santa Maria di Loreto, poi come affermato autore di opere allestite nei principali teatri partenopei.
Rispetto ad altri Stabat, a cominciare dal celeberrimo brano di Pergolesi, quello di Logroscino è abbastanza lontano dalla intimità religiosa, privilegiando una teatralità quasi profana, che comunque raggiunge spesso vette di grande intensità e drammaticità.
Passando agli interpreti, l’ensemble Talenti Vulcanici della Pietà de’ Turchini, diretto da Stefano Demicheli al cembalo, che si avvaleva dell’apporto di Monika Toth, Marco Testori e Luca Tarantino (rispettivamente tutor di violino, violoncello e tiorba barocchi), ha confermato la compattezza e la grande intesa evidenziate nelle precedenti esibizioni, derivanti dalla bravura dei singoli strumentisti e dalle numerose prove effettuate.
Ottima anche l’interpretazione dei due cantanti, il soprano Silvia Frigato e il controtenore Carlo Vistoli, che hanno ben sostenuto i rispettivi ruoli, grazie a voci ben articolate, dizione chiara e perfetto affiatamento.
Infine ricordiamo che, per l’occasione, è stato possibile ammirare le statue lignee conservate nell’antica chiesa di S. Maria di Materdomini della Confraternita della SS. Trinità dei Pellegrini e Convalescenti, che raffigurano la Vergine dolente, San Giovanni e la Maddalena, risalenti al XVI secolo e presumibilmente opera di Giovani Luigi della Monica e della sua bottega.
In definitiva una serata di grande valenza storico-musicale, che ha tratto dall’oblio due validi compositori, Domenico Gallo e Nicola Bonifacio Logroscino, protagonisti del periodo conclusivo dell’epoca barocca.

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