Il trio Zukerman-Forsyth-Cheng propone una splendida lezione di musica da camera nell’Auditorium di Castel Sant’Elmo

Trio Zukerman-Forsyth-ChengDoveva essere la serata degli Zukerman Chamber Players, ma la mancanza di un elemento, ha provocato la riduzione dell’organico di un paio di unità, per cui sul palcoscenico dell’Auditorium di Castel S. Elmo, nell’ambito del recente appuntamento con la stagione dell’Associzione Alessandro Scarlatti, è salito un trio formato dal violinista Pinkas Zukerman, dalla sua attuale moglie, la violoncellista Amanda Forsyth e dalla pianista Angela Cheng.
Programma, quindi, completamente cambiato, ma quando si ha a che fare con professionisti della musica, qualsiasi contrattempo può essere superato abbastanza agevolmente, anche perché il repertorio cameristico per violino, violoncello e pianoforte è vasto e ricco di capolavori.
La scelta è caduta sul Trio in mi minore op. 90 “Dumky” di Antonín Dvořák (1841 – 1904) e sul Trio in si bemolle maggiore op. 97 di Ludwig van Beethoven (1770 – 1827).
Riguardo al primo, venne scritto dal compositore ceco nel 1891 e si è guadagnato l’appellativo di “Dumky” in quanto i sei movimenti che lo costituiscono, sono tutti caratterizzati dal ritmo di dumka.
Di origine ucraina, il termine identificava una ballata epica che, in terra slava, si trasformò in una musica caratterizzata da sbalzi improvvisi di umore (da malinconico a euforico e viceversa).
Il brano ebbe la “prima” a Praga, eseguito da Ferdinand Lachner al violino, Hanuš Wihan al violoncello e l’autore in persona al pianoforte, ed il successo fu tale che Dvořák eseguì frequentemente il trio nella tournée portata avanti in Boemia e Moravia prima della sua partenza per gli USA.
Dal canto suo il pezzo beethoveniano, composto nel 1811, è noto anche come “Trio dell’Arciduca”, in quanto dedicato all’arciduca Rodolfo d’Asburgo, amico ed allievo del genio di Bonn, che in più di un’occasione sostenne il musicista anche economicamente (fu proprio Rodolfo, d’accordo con il principe Lobkowitz e il principe Kinsky, a decidere che all’autore fosse corrisposta una cospicua rendita vitalizia).
Il lavoro, molto complesso e corposo, può essere considerato fra i maggiori dell’intera produzione cameristica di Beethoven, in quanto indice del raggiungimento della sua piena maturità artistica.
Uno sguardo ora ai tre interpreti, Pinkas Zukerman, Amanda Forsyth e Angela Cheng, per i quali ogni commento appare quasi superfluo, trovandoci di fronte ad artisti di caratura internazionale, ognuno dei quali ha all’attivo una eccezionale carriera da solista.
Si può solo constatare come la loro bravura si evidenzi appieno anche in trio, grazie ad un affiatamento teso a ricercare un equilibrio perfetto, dove tutti sono assoluti protagonisti, ma nessuno prende il sopravvento sull’altro.
Una vera e propria lezione di musica da camera, quindi, molto apprezzata anche dal numeroso pubblico, che ha chiesto a gran voce un bis ed è stato accontentato, con l’esecuzione dello Scherzo, dal Trio in re minore op. 49 di Mendelssohn, a coronamento di una serata di altissimo livello.

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