Venerdì 14 marzo la stagione del Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini propone lo Stabat Mater di Nicola Logroscino

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Venerdì 14 marzo, alle ore 19.00, nella Chiesa della SS. Trinità dei Pellegrini (via Portamedina, 41 – Napoli), nuovo appuntamento con la stagione del Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini, in collaborazione con l’Arciconfraternita di Santa Maria della Misericordia e con l’ospitalità dell’Arciconfraternita della SS. Trinità dei Pellegrini.
Dopo Gli Orti Esperidi di Porpora eseguiti a chiusura di un ciclo di stage in residenza alla Pietà de’ Turchini, i giovani orchestrali riuniti con il nome promettente di Talenti Vulcanici, coinvolti in un percorso di alto perfezionamento musicale su strumenti barocchi, ritornano a Napoli per immergersi questa volta nella lettura di uno Stabat Mater scritto per la Settimana Santa da Nicola Bonifacio Logroscino.
A dare voce alla partitura saranno la soprano Silvia Frigato e il controtenore Carlo Vistoli, entrambi vincitori di diverse edizioni del Concorso di Canto Barocco Francesco Provenzale organizzato con cadenza annuale dalla Pietà de’ Turchini.
Direttore sarà Stefano Demicheli insieme ai tutor di violino, violoncello e tiorba barocchi, Monika Toth, Marco Testori, Luca Tarantino.
Il concerto si aprirà con l’esecuzione di alcune sonate straordinariamente belle di Domenico Gallo (Venezia 1730-1768), nella trascrizione filologica a cura di Gaetano Pitarresi.
Già piuttosto nota ai suoi tempi grazie ad una discreta circolazione di manoscritti e stampe di editori francesi ed inglesi, portata alla luce in tempi recenti quando si è scoperta l’erronea attribuzione a Giovanni Battista Pergolesi di una raccolta di sonate a tre – due violini e basso continuo – dalle quali Stravinsky aveva tratto alcuni temi per il suo Pulcinella, le sonate qui proposte, sempre per lo stesso organico, fanno parte di un’altra raccolta: suddivise in tre o quattro brevi movimenti, alternano soli e tutti.
L’ultima sonata, la n. 12, consiste invece in una serie di variazioni sul celebre tema della follia, molto usato fin dai tempi di Lully e Corelli, una melodia anonima forse di origine spagnola che si è dimostrata sempre molto adatta allo sfoggio di virtuosismi di esecutori e compositore.
Logroscino, la cui fama è legata alla definizione che gli venne attribuita di “dio dell’opera buffa”, visse gli ultimi anni della sua vita a Palermo dove aveva assunto l’incarico di maestro di contrappunto nel Conservatorio di quella città e lo Stabat venne composto lì nel 1760.
Secondo la mai tramontata tradizione “madrigalistica”, il compositore sfoggia una ricca tavolozza di effetti corrispondenti ad altrettante parole forti.
Anche se oggi conosciamo poco della vita del compositore, la sua è la biografia tipica di molti musicisti italiani dell’epoca.
Costoro nati in piccoli centri del Sud Italia e avviati agli studi musicali presso i conservatori di Napoli, ricoprirono con onore incarichi musicali nel campo del melodramma e della musica da Chiesa con risultati artistici che oggi vengono ampiamente apprezzati.
Logroscino studiò al Conservatorio di Santa Maria di Loreto sotto la guida di Gaetano Veneziano.
Esordì successivamente a Napoli come compositore di opere serie, e sicuramente doveva essere considerato un promettente compositore teatrale, se nel 1738, il ministro preposto ai Reali Teatri di Napoli lo proponeva al re, ma di questa sua attività rimangono pochissime tracce.
Non di meno la sua fama si espanse come uno dei più popolari compositori di lavori teatrali di carattere comico, dominando le scene del teatro dei Fiorentini e del teatro Nuovo almeno fino agli anni 1757-58, quando si cominciò a preferirgli Niccolò Piccinni.
Lo Stabat Mater è una delle rare composizioni pervenuteci integre in un manoscritto autografo della Biblioteca del Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli, esso prende le mosse dalle analoghe composizioni di Alessandro Scarlatti e Giovanni Battista Pergolesi, tuttavia piuttosto che calcarne le orme collaudate con un’osservanza pedissequa, si muove in un clima di drammaticità intensa e nel contempo assai controllata entro la quale le voci soliste e in duetto alternano alle Arie di ampio respiro e di diversa indole, spesso evidenziate con ritmi vivaci e nervosi, quasi di derivazione popolare, dei Recitativi asciutti, scarni ed essenziali.
Proprio queste caratteristiche così marcate, quasi atipiche in contesto religioso, restituiscono alla dignità dell’esecuzione e all’ascolto una singolare partitura oggi dimenticata e in grado di dirci alla fine qualcosa di più sulla perizia professionale e sull’ispirazione accesa, tutta meridionale, del suo compositore.
In occasione del Concerto saranno esposte le statue conservate nell’antica chiesa di S. Maria di Materdomini della Confraternita della SS. Trinità dei Pellegrini e Convalescenti, esse rappresentano: la Vergine dolente, San Giovanni e la Maddalena, i loro volti segnati da espressioni e smorfie di dolore e rivolti verso il basso, portano a legarle ad un Compianto.
Ciò significa che esse non seguivano le processioni tipiche della Settimana Santa ma erano poste in chiesa intorno al Cristo morto, ai piedi dell’altare.
E’ ragionevole supporre, dalla documentazione storica riscontrata nella Confraternita che le tre statue, risalenti alla fine del XVI sec. siano opera di Giovani Luigi della Monica e della sua bottega.
Giovani Luigi della Monica seppur scultore (intagliatore) poco noto si dimostra a conoscenza della situazione culturale dell’ambiente napoletano di fine XVI sec. già intriso di sensibilità seicentesca quantunque siano presenti nella sua arte ampi richiami al manierismo.
A quest’ultimo ed a Decio Caracciolo si deve la donazione delle stesse alla Confraternita.
Dopotutto lo Stabat Mater, una preghiera e più propriamente una sequenza cattolica attribuita dalla tradizione a Iacopone da Todi accompagnava, prima della riforma liturgica post conciliare, i riti della Via Crucis e soprattutto veniva eseguito il Venerdì Santo.
Fa parte della storia delle Confraternite (ancora oggi fervidi esempi in Procida, Taranto e in Andalusia) la solenne e sentita partecipazione a tali riti.
In Napoli proprio la Confraternita dei Pellegrini era promotrice di una importante processione che si snodava per le vie della città con le statue della Passione trasportate dai confratelli incappucciati.
Le stesse Confraternite furono committenti, specie nel XVIII sec., di opere in musica aventi ad oggetto la sequenza dello Stabat Mater, di cui si ha certezza per quelle di Alessandro Scarlatti e G. B. Pergolesi.
Il pubblico potrà visitare gli spazi museali dell’Arciconfraternita un’ora prima del concerto.

Biglietti 10 € presso le prevendite abituali o il giorno prima dalle 10 alle 15 a Santa Caterina da Siena

www.turchini.it
Ufficio stampa
Federica Castaldo
direzione@turchini.it

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