I fratelli Pieranunzi trasformano l’Auditorium di Castel S. Elmo in un piacevole salotto musicale

Pieranunzi-Pieranunzi 1L’ultimo appuntamento, nell’ambito dell’appuntamento con il progetto “Uno + Uno” dell’Associazione Alessandro Scarlatti, ha ospitato Gabriele Pieranunzi, violinista dell’orchestra del Teatro di San Carlo, ed il fratello Enrico, celebre pianista jazz.
Al centro della serata la “canzone”, nelle sue diverse accezioni a seconda della provenienza geografica, con la particolarità che il duo era chiamato ad eseguire brani celebri e meno noti senza l’ausilio dell’interprete vocale.
La panoramica è partita da Schumann, con i lieder Er, der Herrlichste von Allen op.42, n. 2 (da Frauenliebe und –leben), e Widmung op.25, n.1 (da Myrthen), entrambe del 1840, rispettivamente su testi di Adalbert von Chamisso e Friedrich Rückert.
Si è poi passati a Rossini, con le canzonette La promessa e La partenza, su liriche di Metastasio, appartenenti alla raccolta “Soirés musicales” (1830-35).
Non poteva mancare almeno una “Romanza senza parole” di Mendelssohn, qui presente in una trascrizione di Kreisler, mentre il primo tempo si è chiuso con due compositori francesi, Fauré e Debussy, il primo autore di En prière e Sérénade toscane, il secondo di Beau Soir, su testo di Paul Bourget
Dopo l’intervallo largo al Novecento, iniziando da due versioni del secolo scorso della nota canzone popolare irlandese Danny Boy, una ad opera dello statunitense William James Ross e l’altra di Fritz Kreisler.
A seguire un paio di rarità legate alla breve permanenza di Weill in Francia, il tango habanera Youkali, il cui motivo composto inizialmente per le musiche di scena di Marie Galante (1934), si avvalse solo nel 1946 delle parole di Roger Fernay e Complainte de la Seine, sempre del 1934.
Una breve incursione nella musica di Pieranunzi, consistente in Fellini’s waltz (dall’album Fellini Jazz del 2003, recentemente trasformata nella canzone I took your hand dalla cantautrice statunitense Lorraine Feather), ha preceduto il finale tutto americano, con due songs di Gershwin, da “Porgy and Bess” (My man’s gone now e It ain’t necessarily so, nella versione per violino e pianoforte di Jascha Heifetz) e tre songs di Bernstein da “West Side Story” (I feel pretty, Somewhere e America, trascritti ed arrangiati da Enrico Pieranunzi).
In complesso una panoramica vasta ed interessante, impreziosita dai numerosi interventi dei due artisti, volti ad illustrare brani ed autori, spesso interagendo anche con il pubblico, per cui era palpabile l’impressione di trovarsi effettivamente in un salotto.
Basterebbe questo per poter constatare la piena riuscita della serata, ma a ciò va aggiunta una accurata scelta dei pezzi, che ha portato i due musicisti, molto bravi ed affiatati, ad un excursus storico-musicale quanto mai interessante che, dal lied tedesco è giunto al song americano, attraverso la romanza italiana e la chanson francese.
Bis conclusivo con la napoletana “Luna Nova”, fra i capolavori del felice sodalizio formato dal poeta Salvatore di Giacomo e dal musicista Mario Costa, degno coronamento di una piacevole serata interamente rivolta alla canzone d’autore.

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