Ai “Vespri d’organo” un duo molto affiatato propone interessanti pagine di musica mariana

Colomba Staiano e Olga Laudonia

Colomba Staiano e Olga Laudonia

Il secondo appuntamento con l’ VIII edizione della rassegna “Sette secoli di musica sacra per organo a Napoli – Vespri d’organo”, svoltosi nella Chiesa dell’Immacolata al Vomero ha ospitato il soprano Colomba Staiano e l’organista Olga Laudonia, che si sono confrontate con un’ampia produzione, principalmente di argomento mariano.
Il concerto è iniziato con la Sonata I in fa minore di Mendelssohn, dalle Sei Sonate, op. 65, pubblicate nel 1845 dalla casa editrice inglese Coventry & Hollier, i cui diversi movimenti si sono alternati con pezzi per voce ed organo, fra i quali l’Ave Maria, attribuita a Jacques Arcadelt (1504-1568), in realtà concepita nel 1842 dal compositore francese Pierre-Louis-Philippe Dietsch, Tu virginum corona, dall’ Exsultate, Jubilate K. 165, composto da Mozart per il castrato Venanzio Rauzzini, Fac ut portem (dallo Stabat Mater di Rossini) e l’Ave Maria dall’ “Otello” di Verdi.
Secondo ed ultimo brano organistico, Meditation op. 27, n. 2 di Clarence Lucas (1866-1947), compositore e direttore d’orchestra canadese, trapiantato in Francia, preceduto da O Jesu mi dulcissime e Un bel pensiero di don Luigi Guida (1883-1951), nato nei pressi di Vico Equense che, come S. Alfonso, abbinò la vocazione sacerdotale alla composizione.
Il recital si è quindi chiuso con due Ave Marie, la prima dalla “Cavalleria Rusticana” di Mascagni, la seconda del francese Camille Saint-Saëns.
Per quanto riguarda le due protagoniste, già apprezzate in precedenti edizioni della rassegna, hanno evidenziato un notevole affiatamento, frutto di un sodalizio consolidato da tempo, che abbina una voce bella, corposa ed espressiva, come quella di Colomba Staiano (superatasi nell’occasione per ovviare ai problemi di acustica ai quali vanno incontro, per questioni logistiche, tutti i cantanti), alla bravura e versatilità di Olga Laudonia che, nonostante sia padrona di un vasto repertorio, compreso praticamente dal gregoriano ai giorni nostri, continua a ricercare musica e autori dimenticati, per poterli riportare nell’ambito del patrimonio organistico comune.
In conclusione un concerto di elevato livello, che ha proposto un repertorio vario ed interessante, confermando la validità di una rassegna ancora troppo poco seguita.

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