All’Auditorium di Castel S. Elmo il pianismo muscolare di Ilia Kim

Ilia Kim 2Il recente appuntamento della stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti ha ospitato la giovane pianista coreana Ilia Kim, confontatasi con alcuni brani appartenenti al repertorio compreso fra fine Settecento e prima metà dell’Ottocento.
In apertura abbiamo ascoltato la Sonata in sol minore op. 7, n. 3 di Muzio Clementi, pubblicata a Londra nel 1782, seguita da Humoreske in si bemolle maggiore, op. 20 di Schumann, scritta nel 1839, caratterizzata da un continuo susseguirsi di passaggi veloci e lenti, che rispecchia i repentini cambiamenti nell’umore del compositore, all’epoca residente a Vienna e quindi lontano dalla fidanzata Clara Wieck.
Seconda parte del concerto interamente rivolta alla produzione chopiniana, partendo dalla Ballata in la bemolle maggiore n. 3 op. 47 (1841), appartenente ad un genere inaugurato dall’autore polacco, in quanto precedentemente il termine “ballata”, in ambito musicale, si riferiva a pezzi dove la presenza della voce era indispensabile, perché strettamente legati a componimenti poetici.
La tradizione vuole che Chopin si sia ispirato alle liriche del connazionale Adam Mickiewicz, pur se mancano prove certe a sostegno di questa ipotesi e, nel caso della terza ballata, il testo di riferimento sarebbe “Undine”, legato alle tristi vicende della omonima ninfa marina.
Il successivo Valzer in do diesis minore op. 64 n. 2, così come la Fantasia\improvviso in do diesis minore\maggiore op. 66 ed il Notturno in fa diesis maggiore op. 15, n. 2 (forma quest’ultima creata dall’irlandese John Field, ma portata ai massimi livelli espressivi da Chopin), rappresentavano tutti brani molto noti ed amati dal pubblico, mentre la chiusura era affidata allo Scherzo in si bemolle minore\re bemolle maggiore op. 31, n. 2, composto nel 1837 e dedicato alla contessa Adèle de Fürstenstein sua allieva.
Per quanto riguarda l’interprete, Ilia Kim possiede sicuramente una tecnica elevatissima, ma il suo approccio con il repertorio proposto è apparso troppo energico e poco passionale.
Un simile tipo di esecuzione può essere accettata quando viene applicata ai repentini cambi d’umore di Schumann, ma risulta abbastanza fuori luogo in Chopin.
In effetti è stata proprio l’interpretazione dei brani chopiniani a suscitare le maggiori perplessità, sia per una certa rigidità evidenziata in più occasioni, sia per un approccio che ha spesso trasformato i brani eseguiti, al punto che, ad esempio, lo Scherzo, op. 31 sembrava uscito, di volta in volta, dalla penna di Ravel o da quella di Prokofiev.
Pubblico numeroso, nonostante la concomitanza con un evento calcistico, che ha applaudito a lungo la pianista, ottenendo da lei ben tre bis, costituiti da un altro Notturno di Chopin, Soirée de Vienne op. 56 di Strauss-Grünfeld ed una trascrizione pianistica del secondo balletto dell’opera schubertiana Rosamunda di Cipro, a chiusura di un recital dagli esiti abbastanza alterni.

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