Il pianista Costantino Catena illumina il secondo appuntamento della rassegna “Diciassette & Trenta Classica”

Costantino CatenaFranz Liszt (1811-1886) ebbe un rapporto preferenziale con l’Italia, prima visitandola per circa due anni, dal 1837 al 1839, in compagnia della contessa parigina Marie d’Agoult, che per lui aveva abbandonato il marito e le due figlie, poi stabilendosi a Roma, a partire dal 1861 e fin quasi alla sua morte.
Non è un caso, quindi, che nella vasta produzione del compositore ungherese vi siano numerosi riferimenti alle bellezze naturali ed alla cultura del nostro paese.
L’argomento è stato al centro del recital del pianista Costantino Catena, tenutosi al Teatro Diana di Napoli per la rassegna “Diciassette & Trenta Classica” (primo degli appuntamenti curati dall’Associazione Amici dello Spettacolo e affidati alla direzione artistica di Antonello Cannavale e Alberto Maria Ruta).
L’artista salernitano ha iniziato il concerto con la Leggenda di San Francesco di Paola che cammina sulle acque, tratto dalle Deux Légendes, composte fra il 1862 ed il 1863, in un periodo religiosamente travagliato al termine del quale Liszt prese i voti diventando abate.
A seguire abbiamo ascoltato Gondoliera, Canzone e Tarantella, appartenenti al supplemento del II anno delle Années de Pèlerinage, rivolto a Venezia e Napoli, dove sono contenute canzoni della tradizione della città lagunare e di quella partenopea, rappresentate rispettivamente da La biondina in gondoletta e da temi attribuiti a Guglielmo Luigi Cottrau.
Dopo il breve intervallo, la seconda parte era dedicata ai Tre Sonetti del Petrarca “Benedetto sia ’l giorno, e ‘l mese, e l’anno”, “Pace non trovo, e non ho da far guerra” e “I’ vidi in terra angelici costumi”, ed alla Tarantella di bravura sulla “Muta di Portici” di Auber.
I primi, tratti dal Canzoniere, cantavano l’amore profano e quello sacro, mentre la seconda costituiva un esempio di pezzo virtuosistico concepito da Liszt per mandare in visibilio il pubblico (e far contemporaneamente impazzire l’interprete).
Per quanto riguarda Costantino Catena, avevamo avuto modo di apprezzarlo in altre occasioni, ed anche stavolta ha confermato tutte le sue qualità di grandissimo pianista.
Il suo Liszt non è mai superficiale, riuscendo a far emergere quelle sfumature, pur presenti in molti brani, che solo pochi grandi ed intelligenti artisti evidenziano, e che usualmente soccombono a scapito di un virtuosismo, talora esasperato e comunque previsto, imposto da un autore per certi versi infido e diabolico nei confronti dell’esecutore.
Nell’ambito di un recital di elevatissimo livello, ci hanno particolarmente impressionato l’interpretazione del cammino di San Francesco di Paola sulle acque, in cui veramente si percepiva il contrasto fra il mare tumultuoso e la figura mistica del frate che attraversava indenne lo stretto di Messina, utilizzando come appoggio il suo mantello, ed i Sonetti del Petrarca, dove era ben descritta l’alternanza fra sensualità e religiosità.
Anche gli spettatori hanno mostrato di gradire moltissimo il concerto, applaudendo lungamente e con grande entusiasmo il pianista, che ha ringraziato eseguendo due bis, naturalmente lisztiani, la rarissima ed originale Canzone Napolitana S. 248, omaggio del compositore alla musica partenopea e la Parafrasi da concerto sul Rigoletto S. 434, costruita sui motivi più noti dell’opera verdiana.
Sempre a proposito del pubblico, il suo comportamento è stato quanto mai indicativo, nel bene e nel male.
Così abbiamo avuto momenti completamente privi di quel rumore di fondo, risultante dalla sovrapposizione di bisbiglii vari, colpi di tosse, starnuti, scartocciamenti di caramelline miracolose, ecc.) e, al termine del trittico dedicato a Petrarca, l’applauso è stato preceduto da un buon mezzo minuto di assoluto e magico silenzio, record attualmente difficile da battere.
Dall’altra ricordiamo gli apprezzamenti, seppur positivi, fatti ad alta voce da una signora della prima fila, mentre il pianista stava suonando (a rischio di fargli perdere la concentrazione), e un cellulare che ha squillato durante il brano iniziale per quasi due minuti (anche questo è un record), fino a che una maschera del teatro non ha recuperato la proprietaria, portandola fuori dalla sala, dal che ci si è resi conto come fosse più facile camminare sulle acque che spegnere un telefonino.
In conclusione un ottimo concerto, che ha proposto un artista di levatura internazionale, purtroppo poco presente nei cartelloni delle stagioni napoletane.

Questa voce è stata pubblicata in Recensioni concerti e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.