Giovedì 27 febbraio il progetto “Uno + Uno” dell’Associazione Alessandro Scarlatti chiude con i fratelli Pieranunzi

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Giovedì 27 febbraio, alle ore 21, nell’Auditorium di Castel Sant’Elmo l’appuntamento conclusivo del progetto “Uno + Uno” – dedicato a mettere a confronto solisti di fama internazionale che si uniscono a due a due in eventi che vanno oltre il concetto di “recital”, – propone per la stagione della Associazione Alessandro Scarlatti l’ inedito confronto tra i due fratelli Pieranunzi, il violinista classico Gabriele e il pianista jazz Enrico.
Il programma intitolato Songs è una ministoria – naturalmente non esaustiva – del genere poetico-musicale che da sempre e più di ogni altro ha costituito oggetto d’interesse e motivo di creazione artistica per compositori di tutti i paesi.
“Canzonespiega Enrico Pieranunzima anche canzoncina o canzonetta termini questi ultimi spregiativi e vagamente snob. Eppure della canzone come forma poetico-musicale si occupò, già molti secoli fa, nientedimeno che Dante Alighieri, il quale nel “De vulgari eloquentia” la definisce verba modulationi armonizata. Espressione raffinata non lontana da quella certo più stringata e piana che troviamo nel Dizionario Garzanti della Lingua Italiana. Qui leggiamo che canzone sta ad indicare “un breve componimento poetico, musicato con una melodia orecchiabile”. Insomma questa forma musicale, da sempre tra le più diffuse, praticate ed amate, sembra avere la sua identità nell’unione di parole e suoni. Proporre perciò canzoni in versione rigorosamente strumentale può apparire piuttosto bizzarro o addirittura nonsense. Ma non è così. Nella sua apparente semplicità, la canzone nasconde infatti un piccolo, grande segreto: un potente “motore” narrativo grazie al quale la melodia, pur privata delle parole, sembra non perdere nulla del suo fascino di vero e proprio racconto in musica. In altre parole, anche una performance soltanto strumentale può restituire per intero la magia di storie che, pur solo sonore, mantengono intatta, misteriosamente, la loro originaria intensità comunicativa.”

Costo del biglietto

Platea I settore: 25 Euro
Platea II settore: 20 Euro
Platea III settore
Intero: 15 Euro
Giovani (under 35): 8 Euro
Last minute: 3 Euro (giovani al di sotto dei 25 anni, biglietti messi in vendita un’ora prima del concerto)

Associazione Alessandro Scarlatti
Infoline: 081 406011
Sito web: www.associazionescarlatti.it
e-mail: info@associazionescarlatti.it

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Programma “Songs”

Robert Schumann (1810 – 1856): Due lieder
Er, der Herrlichste von Allen op.42 n. 2
Widmung op.25 n.1

Gioacchino Rossini (1792 – 1868): Due canzonette
La promessa
La partenza

Felix Mendelssohn – Bartholdy (1809 – 1847): Lied ohne Worte (F. Kreisler)

Gabriel Fauré (1845 – 1924): Due melodie
En prière
Sérénade toscane

Claude Debussy (1862-1918): Beau Soir

William James Ross (1937): Danny Boy – Meditation on Londonderry Air

Fritz Kreisler (1875 – 1962): Londonderry Air

Kurt Weill (1900 – 1950): Due chansons
Youkali
Complainte de la Seine

Enrico Pieranunzi (1949): I took your hand (Fellini’s waltz)

George Gershwin (1898 – 1937): Due songs da “Porgy and Bess”
My man’s gone now
It ain’t necessarily so
(versione per violino e pianoforte di Jascha Heifetz)

Leonard Bernstein (1918 – 1990): Tre songs da “West Side Story”
I feel pretty
Somewhere
America
(trascrizione e arrangiamento di E. Pieranunzi)

Gabriele ed Enrico Pieranunzi

Gabriele ed Enrico Pieranunzi

Gabriele Pieranunzi
Per il talento precoce e per le non comuni doti naturali di strumentista e di interprete, Gabriele Pieranunzi si è imposto presto all’attenzione del pubblico e della critica come il miglior violinista italiano della sua generazione.
Tra le numerose affermazioni in concorsi internazionali che hanno caratterizzato il suo ingresso sulla scena musicale, spiccano due premi al Concorso “N.Paganini” di Genova (rispettivamente nel 1988 e 1990) e altri riconoscimenti in competizioni di grande prestigio, come il “Tibor Varga” di Sion, il “L. Spohr”di Friburgo, il“R. Romanini” di Brescia, il “G. B. Viotti” di Vercelli, il“R. Lipizer” di Gorizia ed il “Biennale di Vittorio Veneto”.
Diplomatosi a sedici anni sotto la guida di Arrigo Pelliccia, si è poi perfezionato, tra gli altri, con Franco Gulli e con Stefan Gheorghiu.
Nel corso della sua brillante carriera di solista, Pieranunzi ha suonato con direttori come Aldo Ceccato, Alun Francis, Lu Jia, Jeffrey Tate, Piero Bellugi, Mattias Bamert, U. Benedetti Michelangeli, Anton Nanut, Julian Kovatchev, Nicolas Cleobury, Gianandrea Noseda.
E collaborato, in ambito cameristico, con Boris Belkin, Bruno Canino, Alfons Kontarsky, Rocco Filippini, Franco Petracchi, Nelson Goerner, Alain Meunier, Laura De Fusco, Rainer Kussmaul.
Invitato più volte dal Comune di Genova a suonare il famoso Guarneri del Gesù “Il Cannone” appartenuto a N.Paganini, è ospite regolare delle più importanti istituzioni concertistiche italiane, come Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Accademia Chigiana di Siena, Teatro Regio di Torino, Teatro Carlo Felice di Genova, Orchestra Sinfonica “G.Verdi” di Milano, Teatro Comunale di Bologna, Teatro S.Carlo di Napoli (suonando sotto la bacchetta del M° J. Tate il Concerto di K.Weill e la Tzigane di Ravel), Festival dei Due Mondi di Spoleto, Settimane Internazionali di Musica da Camera a Villa Pignatelli di Napoli e Settimane Musicali di Stresa nell’ambito delle quali nel 2000 ha seguito l’integrale delle sonate per violino e pianoforte di Beethoven.
E di istituzioni estere quali Herculeesaal di Monaco di Baviera, Baden Baden Philharmonie, Rtsi di Lugano, Festival Bemus di Belgrado, Filarmonica G. Enescu di Bucarest, Wigmore Hall di Londra (Canino and Friends), City of Birmingham Symphony Orchestra (Paganini Concerto n. 2 “La Campanella”, dir. G.Noseda), Bournemouth Symphony Orchestra (Paganini Concerto n. 1), Franz Liszt Chamber Orchestra di Budapest, Malmoe Symphony Orchestra (Beethoven Concerto per Violino, dir. G. Noseda), Opera City Hall di Tokyo.
Nel 2002, ha effettuato una tournée in Sud America nel corso della quale ha suonato tra l’altro a Buenos Aires (Teatro Coliseum).
Dal 2004, con incarico conferitogli per chiara fama, è primo violino di spalla dell’Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli, ruolo che ricopre come ospite anche in altre orchestre quali l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di S.Cecilia, quella del teatro La Fenice di Venezia e quella del Teatro dell’Opera di Roma.
Raffinato interprete di musica da camera, Pieranunzi ha al suo attivo le registrazioni dell’integrale dei quartetti per pianoforte ed archi di Gabriel Fauré con il pianista Maurizio Baglini (allegato al numero di febbraio 2006 della rivista italiana “Amadeus”); i quintetti per clarinetto ed archi di Mozart e Brahms col clarinettista Alessandro Carbonare (allegato al numero di aprile 2007 della rivista italiana “Amadeus”); il primo volume dei quartetti per pianoforte ed archi di Mendelssohn con Roberto Prosseda al pianoforte (Decca/Universal).
E’ di imminente pubblicazione con l’etichetta “Concerto” un cd registrato dal vivo al Teatro S. Carlo di Napoli comprendente il Concerto di Kurt Weill per violino e fiati con la direzione di Jeffrey Tate e due brani per violino, pianoforte e clarinetto con Alessandro Carbonare ed Enrico Pieranunzi, l’Histoire du soldat di Stravinsky e la Suite concertante di Milhaud.

Enrico Pieranunzi
Nato a Roma nel 1949, è da molti anni tra i protagonisti più noti ed apprezzati della scena jazzistica internazionale.
Pianista, compositore, arrangiatore, ha registrato più di 70 Cd a suo nome spaziando dal piano solo al trio, dal duo al quintetto e collaborando, in concerto o in studio d’incisione, con Chet Baker, Lee Konitz, Paul Motian, Charlie Haden, Chris Potter, Marc Johnson, Joey Baron.
Tre volte premiato come miglior musicista italiano nel “Top Jazz”, annualmente indetto dalla rivista “Musica Jazz” (1989, 2003, 2008), ha ricevuto nel 1997 anche il Django d’Or come miglior musicista europeo.Ha portato la sua musica sui palcoscenici di tutto il mondo esibendosi nei più importanti festival internazionali, da Montreal a Copenaghen, da Berlino e Madrid a Tokyo, da Rio de Janeiro a Pechino. Nel dicembre 2010 ha effettuato la sua prima tournée in Argentina/Uruguay che ha avuto un’eccezionale eco di stampa e di pubblico.
Nell’ultimo decennio ha notevolmente intensificato la sua presenza negli Stati Uniti, suonando a New York, Boston, San Francisco e partecipando, nel 2007, allo Spoleto festival Usa (Charleston, North Carolina) che ne ha voluto dare un ritratto completo proponendolo in concerti di piano solo, duo e trio.
Dai suoi concerti del 2008 al Birdland di New York è stato tratto il cd “Latin Jazz Quintet” in cui Pieranunzi è alla testa di un quintetto comprendente John Patitucci, Antonio Sanchez, Diego Urcola, Yosvany Terry.
Un secondo cd, in trio con Steve Swallow e Paul Motian, sarà pubblicato dalla Camjazz on line.
Nel luglio 2009 ha suonato e registrato con Marc Johnson e Paul Motian nello storico “Village Vanguard” di New York.
Diverse sue composizioni sono presenti nei “Real Book” pubblicati dalla Sher Music e la prestigiosa rivista americana “Down Beat” ha incluso il suo cd “Live in Paris”, in trio con Hein Van de Geyn e André Ceccarelli (Challenge), tra i migliori cd del decennio 2000/2010.
Registra in esclusiva per la CamJazz che, oltre al “Latin Jazz Quintet”, ha pubblicato i suoi piano solo “Plays Scarlatti”, “Wandering” e, recentemente, 1685 in cui Pieranunzi estende a Bach e Haendel quell’idea di interpretazione/improvvisazione già presente con notevole successo in “Plays Scarlatti”.
Ha formato di recente un nuovo trio americano comprendente Scott Colley al contrabbasso e Antonio Sanchez alla batteria.
Con loro ha già registrato, sempre con l’etichetta CamJazz, l’album Permutation, uscito alla fine di gennaio 2012.
Il trio ha presentato quest’ultimo lavoro nel corso di un tour che ha toccato i principali e più importanti festival e teatri italiani ed europei (Parco della Musica di Roma, Roland Garros di Parigi, Black Diamond di Copenhagen, Napoli Jazz Winter, Cantina Bentivoglio di Bologna, Piacenza Jazz Fest e molti altri), per terminare la serie di concerti oltreoceano, a New York, dove si sono esibiti per una settimana al Village Vanguard, ottenendo una risposta eccezionale di pubblico e stampa.

Songs – note di Simone Ciolfi

C’è chi sostiene che la musica sia nata dalla danza, chi invece afferma che sia nata come amplificazione della naturale sonorità del linguaggio.
Si può propendere per la prima o per la seconda ipotesi, ma è innegabile che, visto il legame millenario tra suono e parola, l’ipotesi della musica come amplificazione del parlato e delle inflessioni con cui utilizziamo il linguaggio, ha un certo fascino. Dietro il termine ‘canzone’, song in inglese, possiamo trovare lungo i secoli le composizioni più varie, ma una costante di questo genere musicale rimane la complessa relazione fra un testo e i suoni che lo ammantano.
Tale relazione è così stretta che spesso la musica ha carpito l’anima del testo, la sua struttura, i suoi concetti, al punto da evocare la storia e le sfumature della sua narrazione senza più bisogno della poesia.
Anzi, la musica si è forse spinta anche oltre riconquistando la sonorità della nostra lingua allo stato puro, senza più concetti.
Dunque, il legame fra musica e parola di una song può talvolta proseguire anche oltre la presenza del testo stesso.
Il concerto di questa sera ce ne dà conferma: nelle songs che ascolteremo la voce è sostituita dal violino (altro rapporto, quello fra voce e violino, che ha avuto grande successo nei secoli) e non ci sarà un cantante a intonare il testo.
La natura sonora di queste brani, sostanzialmente lirica e cantabile, ne sarà amplificata e le songs potranno espandere i loro aspetti più schiettamente musicali. Tuttavia, sapere qualcosa sulle storie che appartengono a queste canzoni può aiutare la fantasia e aumentare il nostro godimento nell’ascoltarle.
A un certo punto della sua vita, Giacchino Rossini decise che era il caso di mettersi a riposo, ma non tralasciò la composizione.
Scrivere canzoni dava libero sfogo alla sua fantasia e alla sua naturale ironia. La partenza e La promessa si basano su testi scritti da Pietro Metastasio (1698-1782) nel 1746 che narrano il distacco di due amanti e la loro promessa di fede.
I due testi erano adatti alla sensibilità del Settecento, non a quella romantica.
La loro ripresa da parte di Rossini nella raccolta Soirées musicales, dodici canzoni per voce e pianoforte composte tra il 1830 e il 1835, suona un po’ come una sottile ironia verso le ostentazioni galanti di un secolo che non c’è più, e forse verso una certa svenevole concezione dell’amore attuale anche ai tempi di Rossini.
Robert Schumann è stato uno dei migliori compositori romantici di Lieder, brani per canto e pianoforte spesso basati su poesie di autori tedeschi.
Widmung (Dedica), Lied tratto dal ciclo intitolato Myrthen op. 25, del 1840, ed Er, der Herrlichste von Allen (Lui, il più glorioso di tutti), tratto dalla raccolta Fruen-Liebe und Leben op. 42, sempre del 1840, sono due vibranti dichiarazioni d’amore, la prima su testo di Friedrich Rückert (1788-1866) e la seconda su testo di Adalbert von Chamisso (1781-1838), alle quali Schumann ha donato una musica sognante, dolce e appassionata.
Sempre nell’orbita del trasporto passionale romantico rientrano le due Mélodies di Gabriel Fauré, la prima, Sérénade Toscane, risalente al 1878, la seconda, En Prière, del 1889, ma con un’attenzione maggiore a cogliere il pittoresco (lo stare in preghiera con tutte le implicazioni della purezza spirituale che ciò comporta) e il caratteristico di un’immaginaria serenata ‘Toscane’, confessione d’amore fatta dall’amante sotto la finestra dell’amata.
La Beau soir (Splendida serata) su testo di Paul Bourget, scritta nel 1883, è carica di tutto il sensuale mistero che contraddistingue la musica di Claude Debussy.
Il tramonto si annuncia rosa all’orizzonte e scende calmo sul cuore di chi soffre.
È un’esortazione a godere la felicità dell’essere vivi, almeno finché la giovinezza ci appartiene e la sera è tiepida e radiosa.
Siamo infatti creature passeggere: come le onde tornano al mare noi giungiamo alla tomba.
La musica di Debussy riesce a essere chiaroscurale al punto da combinare e bilanciare tristezza, rassegnazione, contemplazione serena di un paesaggio che è simbolo stesso delle nostre mutevoli emozioni.

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