Domenica 23 febbraio il duo Tschinderle-Trivisano protagonista del nuovo appuntamento con “I Concerti dell’Accademia”

locandina I Concerti dell'Accademia - febbraio marzo 2014Domenica 23 febbraio, alle ore 11.30, nella chiesa di S. Gennaro all’Olmo (via S. Gregorio Armeno, 35), nell’ambito de “I Concerti dell’Accademia”, organizzati dall’Associazione Culturale Accademia Reale (direttore artistico Giovanni Borrelli, direttore di produzione Carmine Matino), concerto del duo formato da Lena Tschinderle (flauto a becco) e Francesco Luigi Trivisano (clavicembalo).

In programma musiche di Frescobaldi, Castello, Rognoni, Michelangelo Rossi, Corelli, Mancini, Domenico Scarlatti.

Costo del biglietto (comprensivo di visita guidata, dopo il concerto, al Complesso monumentale e all’attigua Chiesa di S. Biagio maggiore)
Intero:10 Euro
Ridotto studenti: 7 euro

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Programma

Girolamo Frescobaldi (1583 – 1643): Toccata I dal secondo libro delle Toccate

Dario Castello (… – tra il 1644 ed il 1658): Sonata II per flauto a becco e basso continuo dalle Sonate concertate del 1627

Francesco Rognoni (nato nella seconda metà del XVII secolo – morto dopo il 1626): Diminuzioni su “Vestiva i colli” di Giovanni Pierluigi Da Palestrina

Michelangelo Rossi (o Michel Angelo del Violino; Genova, 1601 o 1602 – Roma, 1656): Toccata VII

Arcangelo Corelli (1653 – 1713): Sonata VII dall’op 5

Francesco Mancini (1672 – 1737): Sonata VI per flauto a becco e basso continuo

Domenico Scarlatti (1685 – 1757)
Sonata in re maggiore K. 29
Sonata in la minore K. 7

Benedetto Marcello (1686 – 1739): Ciaccona per flauto a becco e basso continuo dalla Sonata op. 2, n. 2

Note al Concerto
Modalità e tonalità tra il 600 ed il 700′
Il barocco annuncia la progressiva dissoluzione del sistema modale e la sua risoluzione nella tonalità.
Tuttavia il passaggio dal sistema modale al sistema tonale non avvenne in modo brusco e netto ma attraverso un lungo e complicato processo.
Nella sonata di Dario Castello si avverte ancora l’assenza, in alcuni passi, di chiari riferimenti di attrazione tonale ed il prevalere dell’orizzontalità della melodia che trascina con sè anche la struttura del basso continuo creando sonorità inusuali ma estremamente affascinanti.
La pratica della diminuzione ovvero la fioritura di una delle voci di un un madrigale costruita sul basso seguente del madrigale stesso, testimonia come ancora non fosse ben definito il concetto di verticalità tonale lasciando in rilievo il movimento orizzontale delle parti.
Ma la contraddizione fra tonalità e modalità giunge al parossismo nell’ultima pagina della toccata di Michelangelo Rossi; qui l’autore gioca con dei cromatismi talmente audaci da far smarrire l’orecchio persino dell’ascoltatore moderno trascinandolo in un vortice cromatico ai confini sia della modalità che della tonalità stessa.
Solo con l’op. 5 di Corelli, la tonalità si afferma in tutta la sua cristallina architettura definendo quei poli di attrazione tonale che condizioneranno da lì in poi tutta la musica europea fino al disfacimento della tonalità stessa alla fine dell’800.
Ma la frattura seppure graduale tra tonalità e modalità viaggia parallelamente al dibattito fra “prima prattica” e “seconda prattica” ovvero fra lo stile severo del contrappunto osservato e lo stile “moderno” che si andava affermando nel ‘600 facente riferimento alla maggiore libertà di scrittura ed espressione del nuovo “recitar cantando”.
Frescobaldi mette in luce chiaramente questo contrasto sovrapponendo continuamente i due stili in un caleidoscopico gioco sia tra modalità e tonalità sia tra sezioni in un vero e proprio stile recitativo “moderno” e sezioni in cui il contrappunto si infittisce e rimanda allo stile osservato della tradizione palestriniana.
Scarlatti e Marcello vivono alla luce di un sistema tonale oramai consolidato suppure il primo inserisca nella sua musica i colori della tradizione popolare sia spagnola che napoletana mentre il secondo utilizza una struttura su un basso ostinato di ciaccona che rimanda ancora alla tradizione seicentesca.

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