Con “I Turchini di Antonio Florio” e Maria Grazia Schiavo alla riscoperta di Gian Francesco de Majo

Foto Max Cerrito

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Durante il suo primo viaggio in Italia, Mozart soggiornò a Napoli, insieme al padre Leopold, dal maggio al giugno del 1770.
I due tentarono invano di farsi ricevere dal re Ferdinando IV, ma in compenso presero contatto con tutti i più grandi compositori che all’epoca risiedevano nella città partenopea, alcuni dei quali ancora oggi molto conosciuti, altri caduti ben presto nel dimenticatoio.
A quest’ultima categoria appartiene Gian Francesco de Majo (1732-1770), citato in una lettera inviata da Mozart alla sorella Maria Anna (più nota con il soprannome di “Nannerl”), dove il grande compositore salisburghese scriveva di essere rimasto favorevolmente impressionato, sia dalla musica che dalla personalità del “sig. Cicio Demajo”.
A Napoli Mozart non sarebbe più tornato, ma quel breve soggiorno ebbe sicuramente una discreta influenza sulla crescita stilistica dell’autore che, come sempre, fece tesoro di quanto aveva ascoltato ed appreso.
Una tesi sostenuta anche da Antonio Florio, uno dei massimi esperti mondiali del repertorio barocco napoletano che, nel recente appuntamento della stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti, ha proposto, alla testa del suo ensemble “I Turchini” e avvalendosi di un soprano di fama internazionale come Maria Grazia Schiavo, un programma dedicato quasi interamente alla produzione sacra di Gian Francesco de Majo, mettendola a confronto con due brevi brani mozartiani.
Così, nella prima parte della serata sono stati eseguiti il Salve Regina in sol minore e “Per te sum in procella”, mottetto in re maggiore per soprano e archi, intervallati dalla Kirchensonate in re maggiore per archi e organo K. 144 di Mozart.
Dopo l’intervallo era la volta della Sonata in do maggiore per tastiera e archi di de Majo, la cui unica copia, appartenuta in precedenza al compositore Simone Mayr, è attualmente conservata nella Biblioteca Civica di Bergamo, seguita dalla mozartiana Kirchensonate in fa maggiore per archi e organo K. 145 e dal mottetto “Superba in mare irato”, con il quale è terminato il concerto.
E’ indubbio che, dall’ascolto complessivo, le affinità di alcuni brani mozartiani con quelli di de Majo apparivano abbastanza nette e, forse, il caso più eclatante era rappresentato dagli Alleluja posti a chiusura dei due mottetti, che richiamavano moltissimo l’Alleluja conclusivo dell’ Exsultate Jubilate K. 165, scritto da Mozart per il castrato Venanzio Rauzzini, che esordì nel 1773 a Milano nella chiesa dei padri Teatini.
Ma, al di là di supposizioni e congetture discretamente fondate, l’importanza della serata era quella di evidenziare uno dei più grandi compositori del periodo finale dell’epopea barocca napoletana, accomunato al genio salisburghese anche per la morte prematura, dovuta alla tisi.
Compito svolto con la consueta professionalità e bravura dall’ensemble “I Turchini” di Antonio Florio, caratterizzato da un perfetto affiatamento, frutto di una lunghissima consuetudine dei suoi componenti, abbinata all’estrema meticolosità che contraddistingue il maestro, peculiarità che hanno contribuito a far conoscere ed apprezzare la compagine in ogni parte del mondo.
Bravissima anche Maria Grazia Schiavo, talento naturale, alimentato da grande costanza ed estremo rigore professionale, abile a passare, grazie ad un’eccezionale versatilità, da motivi di grande bellezza ed intensità musicale a evoluzioni vocali principalmente concepite per esaltare le doti dei castrati, primi destinatari di questi pezzi.
Un cenno di merito, infine, va a Patrizia Varone, che ha fornito il suo prezioso apporto ai vari brani ed ha ricoperto il ruolo di solista nella Sonata di de Majo.
Per concludere, abbiamo assistito ad un concerto di particolare valenza storico-musicale, affidato a validissimi interpreti, durante il quale anche il numeroso pubblico si è ben comportato, a coronamento di una serata veramente speciale sotto tutti i punti di vista.

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