Ai “Concerti in Villa Floridiana” una piacevole mattinata con il Maurizio Di Fulvio Trio

Maurizio Di Fulvio Trio 2In ambito jazz, il classico trio risulta formato da pianoforte, contrabbasso e batteria, ma è possibile trovare anche formazioni definite “drumless” dove, al posto delle percussioni, vi è sovente un sassofono ed altre, più rare, nei quali ad essere sostituito è il pianoforte.
Quest’ultimo è il caso del Maurizio Di Fulvio Trio, formato da Maurizio Di Fulvio (chitarra), Ivano Sabatini (contrabbasso) e Giacomo Parone (percussioni), recente protagonista dei “Concerti in Villa Floridiana”, rassegna che ha luogo nell’Auditorium ipogeo del Museo Duca di Martina, organizzata dall’Associazione musicale Golfo Mistico, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il P.S.A.E. e per il Polo Museale della città di Napoli.
Il trio ha proposto un concerto intitolato “On the way to wonderland”, rivolto a pezzi di autori americani, alternati a brani originali del maestro Di Fulvio.
Dopo l’apertura, dedicata a Sunshower dello statunitense Kenny Barron (1943), tratto dall’album del 1978 “Innocence”, largo al Sudamerica, con il brasiliano Antônio Carlos Jobim (1927-1994), autore di Retrato em branco e preto, su testo di Chico Buarque, al quale ha fatto seguito una versione del celeberimo Oblivion, dell’argentino Astor Piazzolla (1921-1992).
Abbiamo quindi ascoltato San Liberatore a Maiella Abbey Fusion, brano concepito da Di Fulvio avendo come riferimento i luoghi natii, che ha preceduto Manhã de Carnaval di Luiz Bonfá (1922–2001), tratto dalla colonna sonora del film “Orfeo Negro” e una Bachianinha di Paulinho Nogueira (1929-2003), frutto dell’incontro fra la musica antica brasiliana e quella europea.
Successivamente nuova incursione nella musica USA con Armando’s Rhumba di Armando “Chick” Corea (1941), appartenente alla raccolta “My Spanish Heart”, pubblicata nel 1976, incontro fra sonorità nord e sudamericane, e Caravan di Juan Tizol, portato al successo nel 1937 da Duke Ellington (1899-1974), dove invece il connubio era fra ritmi jazz ed orientali.
Chiusura con altre due composizioni di Maurizio Di Fulvio, Django “mémoires”, omaggio al grande chitarrista belga Django Reinhardt, inventore del genere manouche e Turn Around.
Per quanto riguarda gli interpreti, si sono dimostrati tutti molto bravi e, se Di Fulvio e Sabatini hanno una lunga frequentazione, che permette loro di interagire in perfetta sintonia, il giovanissimo Giacomo Parone, ritornato recentemente nell’organico dopo una discreta assenza, è apparso comunque ben inserito, contribuendo all’ottima riuscita del concerto.
Pubblico, dato il repertorio eseguito, abbastanza differente dal solito, che è apparso attento, partecipe e molto entusiasta ed ha chiesto un bis, prontamente eseguito, consistente in una particolare versione di Isn’t She Lovely di Stevie Wonder.
In conclusione una mattinata che si discostava dal consueto target classico dei “Concerti in Villa Floridiana”, ma molto piacevole e ben riuscita, grazie ad un programma interessante ed all’elevato livello dei tre protagonisti.

Questa voce è stata pubblicata in Recensioni concerti e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.