Martedì 4 febbraio la stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti ospita il celeberrimo Quartetto Arditti

Logo Associazione Alessandro Scarlatti 2013-2014Martedì 4 febbraio, in Castel Sant’Elmo, alle ore 21, per la stagione concertistica dell’Associazione Alessandro Scarlatti, ancora un grande appuntamento con la musica da camera per il concerto dello storico Quartetto Arditti, che dedica il suo programma alla seconda scuola di Vienna con brani di Webern, Berg e Schoenberg.

Il quartetto gode di fama mondiale grazie alle sue raffinate interpretazioni di musica contemporanea e del ventesimo secolo: diverse centinaia di quartetti sono stati composti per l’ensemble fin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1974, per volere del violinista Irvine Arditti.
Nell’albo d’oro dell’Arditti sono scritte le prime esecuzioni mondiali di quartetti di Cage, Carter, Gubajdulina, Ligeti, Stockhausen e molti altri.
La qualità alta e incisiva delle esecuzioni è valsa al quartetto il premio “Ernst von Siemens”, in passato attribuito a Karajan e Abbado.

Costo del biglietto

Platea I settore: 25 Euro
Platea II settore: 20 Euro
Platea III settore
Intero: 15 Euro
Giovani (under 35): 8 Euro
Last minute: 3 Euro (giovani al di sotto dei 25 anni, biglietti messi in vendita un’ora prima del concerto)

Associazione Alessandro Scarlatti
Infoline: 081 406011
Sito web: www.associazionescarlatti.it
e-mail: info@associazionescarlatti.it

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Programma

Anton Webern (1883 – 1945): 5 movimenti per quartetto d’archi op. 5

Arnold Schönberg (1874 – 1951): Terzo quartetto, op. 30

Alban Berg (1885 – 1935): Suite lirica

Quartetto Arditti
Irvine Arditti, violino
Ashot Sarkissjan, violino
Ralf Ehlers, viola
Lucas Fels, violoncello

Quartetto ArdittiIl Quartetto Arditti gode di fama mondiale grazie alle sue raffinate interpretazioni di musica contemporanea e del XX secolo.
Diverse centinaia di Quartetti per archi e altre opere di musica da camera sono state composte per l’ensemble sin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1974, su iniziativa del primo violino Irvine Arditti.
Tali interpretazioni hanno assicurato al Quartetto Arditti un posto all’interno della storia della musica: le prime esecuzioni mondiali di Quartetti per archi realizzati da compositori quali Adès, Aperghis, Birtwistle, Cate, Carter, Dufourt, Dusapin, Fedele, Ferneyhough, Francesconi, Gubaidulina, Harvey, Hosokawa, Kagel, Kurtág, Lachenmann, Ligeti, Nancarrow, Rihm, Scelsi, Sciarrino e Stockhausen sono state affidate affidate proprio al Quartetto Arditti, andandone ad ampliare il suo già vasto repertorio.
Il Quartetto Arditti cerca sempre di collaborare con gli autori di cui suona le opere, ritenendolo elemento cruciale per il processo interpretativo della musica moderna.
I membri del Quartetto hanno insegnato per molti anni ai Corsi Estivi ‘Internationale Ferienkurse für Neue Musik’ di Darmstadt, prendendo parte a masterclass e laboratori per giovani musicisti e compositori provenienti da tutto il mondo.
La discografia del Quartetto Arditti include più di centosettanta registrazioni, quarantadue delle quali sono state realizzate per l’etichetta discografica francese Naïve Montaigne, collaborazione che prosegue tutt’oggi.
Tra tali incisioni figurano numerose opere di compositori contemporanei così come le prime registrazioni digitali della musica completa per archi della Seconda Scuola Viennese e la registrazione dello spettacolare Helicopter Quartet di Stockhausen.
Il Quartetto Arditti ha registrato l’integrale dei Quartetti di Luciano Berio in presenza del compositore poco prima della scomparsa del Maestro.
Tra le incisioni più recenti figurano i Quartetti di Harrison Birtwistle nel 2010 e Fetzen di Wolfgang Rihm nel 2011, che si è aggiudicata un ‘Diapason d’Or’.
Negli ultimi quaranta anni il Quartetto Arditti ha vinto numerosi premi tra cui diversi ‘Deutscher Schallplatten Preis’ e il ‘Gramophone Award’ come miglior registrazione di musica contemporanea nel 1999 (Elliott Carter) e nel 2002 (Harrison Birtwistle).
L’ensemble ha inoltre vinto nel 1999 il prestigioso ‘Ernst von Siemens Music Prize’ alla carriera, che ha fatto entrare il Quartetto Arditti nella schiera di privilegiati che include artisti del calibro di Berio, Britten, Carter, Ferneyhough, Lachenmann, Ligeti e Rihm, compositori di cui l’ensemble ha interpretato i Quartetti per archi.
Il Quartetto Arditti ha iniziato la stagione attuale con una lunga tournée in Giappone.
Altre apparizioni includono inviti ad esibirsi in occasione di festival prestigiosi quali il Festival d’Automne (Parigi), il Wien Modern (Vienna), l’Ultraschall Festival (Berlino) e la Biennale di Venezia. Altre esibizioni includono apparizioni alla Wigmore Hall di Londra alla Casa da Música di Porto, alla Gulbenkian Foundation di Lisbona e alla Cité de la Musique di Parigi.
Tra le nuove prime esecuzioni figurano un Quintetto per archi di Wolfgang Rihm insieme al violoncellista Jean-Guihen Queyras al Festival ECLAT di Stoccarda e un Concerto per quartetto d’archi e orchestra di Philippe Manoury nella città di Cottbus.

Le musiche

I Cinque pezzi per quartetto d’archi op. 5 di Anton Webern, brevissime e folgoranti pagine composte nel 1909, si presentano di carattere tematico; non è però da intendersi che vi sia un tema secondo la tradizione dei secoli precedenti, giacché qui la nozione di «tema» va intesa sempre come un disegno base di estensione verticale,
armonica, e non orizzontale, melodica.
I Cinque pezzi sono a tal punto serrati e concisi da arrivare a durare, uno almeno, meno di mezzo minuto; si tenga presente che il primo è il più lungo. Questo primo brano si presenta come un pezzo in forma-sonata concentratissima; il secondo, in cui domina la viola, ha carattere di Lied; il terzo è un piccolissimo e intenso «crescendo»; il quarto presenta una serie di punti sonori fusi da quel trascolorante procedimento che è la «Klangfarbenmelodie» (e non a caso, a proposito di questo brano più di un esegeta ha chiamato in causa Klee, Husserl etc.); l’ultimo è l’unico a lasciare intuire una vera e propria melodia.
La Lyrische Suite per quartetto d’archi di Alban Berg è il secondo lavoro realizzato dal compositore dopo il “Wozzeck”, nel 1925-26.
Strumentata per quartetto d’archi, questa pagina segna il passaggio decisivo del musicista all’uso del linguaggio dodecafonico, anche se ciò non avviene, nel corso del brano, in maniera esclusiva e piana.
Infatti, alcuni momenti, o passi, non sono affatto dodecafonici bensì, piuttosto, pervasi da una fortissima tensione cromatica d’altro segno.
La “Lyrische Suite”, oltre ad essere un brano molto noto – certo tra i più familiari al pubblico nell’ambito dei lavori cameristici del “classicismo viennese” – è stata ampiamente analizzata e studiata anche nei suoi significati culturali ed esistenziali, andando oltre il segno musicale.
Tutta la composizione dovrebbe essere letta come tentativo di dare ordine – applicazione del metodo dodecafonico, intesa come razionalizzazione – al caos del suono, nel momento in cui vengono meno i principi di formalizzazione del discorso musicale, maturati e consumatisi nelle esperienze precedenti.
E la sconsolata “chiusura” della pagina sarebbe, appunto, la “sconsolata” accettazione del destino.
Composto nel 1927, presentato al pubblico viennese nel medesimo anno della “Suite lirica” di Berg, il Quartetto n.3 di Arnold Schoenberg, brano molto studiato e commentato come, o più, degli altri del musicista, per la presenza del suo nuovo linguaggio musicale e la presenza o recupero parimenti di stilemi caratteristici della consolidata tradizione, è segnalato per l’armonia tra la scrittura tematica, addirittura a tratti melodica, e la polifonia, la complessa armonia, l’elaborazione articolata delle idee su cui è basato.
E la durata di mezz’ora è pienamente anch’essa nella tradizione.
Nei quattro movimenti indicati in maniera convenzionale pulsa un’intuizione ritmica che in qualche modo, tra la scrittura e l’ascolto- non sempre conciliati o conciliabili nell’esperienza dell’incontro con questa e consimili partiture- fa da guida e collante all’intero quartetto.
Gli esegeti segnalano rimandi ad altre partiture del musicista e taluno anche a pagine di Schubert, esperienza difficilissima a compiersi di fuori dall’ambito specialistico, ma certo avvincente, e prova della singolare cultura e maestria del severo compositore.
Eseguito dal quartetto Kolish, il quartetto che ascoltiamo è stato commissionato dalla mecenate americana Elisabeth Sprague-Coolidge, benemerita della nascita di tante altre prestigiose partiture da camera dei grandi del Novecento, dopo la Finis Austriae che nelle musiche di questa locandina è autorevolmente rappresentata.
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