Il Quartetto Gagliano festeggia Mozart con un “Don Giovanni” molto particolare

Quartetto GaglianoIl compleanno di Mozart cade il 27 gennaio, data fissata, a partire dal 2006, anche per celebrare la “Giornata della Memoria”, in quanto coincide con la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche, che pose fine alla tragedia dell’Olocausto.
Una sovrapposizione che ha consigliato, chi solitamente vuole ricordare Mozart, ad anticipare i festeggiamenti il giorno prima, come ha fatto quest’anno il Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini, ospitando un concerto molto particolare, tenuto dal Quartetto Gagliano, nella suggestiva chiesa napoletana di Santa Caterina da Siena.
In programma brani scelti del “Don Giovanni” di Mozart, in una versione per quartetto d’archi, che si inquadra nell’ambito di un filone, al quale fornirono il loro contributo numerosi autori coevi del genio di Salisburgo che, sull’onda lunga legata al successo delle sue opere, diedero vita a trascrizioni per organici strumentali ridotti.
In questo caso si partiva da un quartetto formato da flauto, violino, viola e violoncello del compositore ed oboista boemo Johann Nepomuk Wendt (1745-1801), risalente al 1788 (anno successivo alla prima rappresentazione dell’opera mozartiana), in seguito modificato per quartetto d’archi da autore rimasto ancora ignoto, che affidò al primo violino la parte del flauto.
Una partitura legata solo in parte ai motivi operistici in quanto, man mano che si sviluppava, acquisiva progressivamente una sua autonomia, avvicinandosi ad un vero e proprio quartetto per archi.
Ciò ha provocato una divisione del pubblico in due nette fazioni.
Da una parte i melomani, che non riconoscendo più i motivi originali, si sentivano quasi traditi, dall’altra gli appassionati meno rigidi (e ci mettiamo anche noi fra questi), che hanno apprezzato molto le soluzioni adottate da Wendt.
Comunque ci si ponga nei confronti di questa operazione musicale di fine Settecento, resta il grande merito del Quartetto Gagliano che l’ha proposta.
L’ensemble, formato da Carlo Dumont e Carlo Coppola (violino), Paolo Di Lorenzo (viola) e Raffaele Sorrentino (violoncello) rappresenta sicuramente una felice realtà napoletana, costituita da musicisti bravi anche come singoli interpreti, dotati di un bel suono e molto affiatati fra loro.
Lo si è potuto apprezzare durante l’intera esecuzione ed anche nei bis, offerti ad un pubblico numeroso ed entusiasta, consistenti nella vivaldiana Sinfonia “al Santo Sepolcro” RV 169 e nell’ Adagio, dal Quartetto in re maggiore (circa 1882) di Giacomo Puccini, pubblicato nel 2001 a seguito della ricostruzione curata da Dieter Schickling, insigne musicologo, con la collaborazione del compositore Wolfgang Ludewig.
In conclusione un concerto molto interessante, rivolto ad un genere strettamente legato ai gusti di fine Settecento e quindi finito ben presto nel dimenticatoio, il che ha dato alla serata un valore aggiuntivo di carattere storico.

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