Whitbourn: Annelies

Whitbourn-AnneliesNel 1933 la famiglia tedesca di origini ebraiche, formata da Otto ed Edith Frank, e dalle loro figlie Margot e Anne, si trasferì ad Amsterdam per sfuggire alle persecuzioni del regime nazista.
Lì Otto intraprese un’attività imprenditoriale, che si interruppe nel 1940, quando la Germania invase l’Olanda.
Dopo varie vicissitudini, i Frank entrarono nella clandestinità, nascondendosi in un piccolo appartamento, ricavato in un’ala dismessa dello stabilimento diretto in precedenza da Otto, dove furono raggiunti in seguito dai tre componenti della famiglia van Pels e dal dr. Pfeffer.
Dal luglio del 1942 ai primi di agosto del 1944 (quando la Gestapo fece irruzione nel nascondiglio, arrestando tutti i residenti ed inviandoli nei campi di concentramento), la piccola Anne scrisse un diario che il padre, unico sopravvissuto all’Olocausto, recuperò al termine del conflitto.
Pubblicato nel 1947, “Il diario di Anna Frank” provocò forti emozioni in tutto il mondo e, da quel momento, conobbe numerose trasposizioni teatrali, cinematografiche, televisive e musicali.
Buon ultimo è giunto il britannico James Whitbourn che, su libretto di Melanie Challenger, ha dato vita ad “Annelies”, composizione per soprano solista, coro ed orchestra.
Il lavoro ha esordito a Londra nel 2005, in occasione dei 60 anni dalla liberazione del lager di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche, ed è poi stato riproposto negli USA, in una versione dove l’orchestra era sostituita da quattro strumenti (clarinetto, violino, violoncello e pianoforte), recentemente registrata dalla Naxos in prima mondiale e distribuito in Italia dalla Ducale Music.
L’incisione è stata affidata ad un organico costituito dal soprano Arianna Zukerman, dal coro statunitense Westminster Williamson Voices, diretto da James Jordan, dal Lincoln Trio (formato dalla violinista Desirée Ruhstrat, dal violoncellista David Cunliffe e dalla pianista Marta Aznavoorian), e dal clarinettista Bharat Chandra.
Divisa in 14 movimenti, “Annelies” si apre con l’irruzione degli agenti nell’alloggio dove si nascondevano gli otto rifugiati, ripercorre poi alcuni episodi descritti nel diario, chiudendosi con la deportazione di Anna Frank nel campo di concentramento.
Il tutto si risolve in una musica di grandissima suggestione che, grazie anche alla estrema bravura degli interpreti, riesce a restituire in pieno l’atmosfera riportata in uno dei libri maggiormente diffusi del XX secolo, diretta testimonianza di una delle pagine più orribili del Novecento.

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