I “Concerti in Villa Floridiana” chiudono il 2013 con un pirotecnico Offenbach

Les bouffes napolitainesNel 1855, Jacques Offenbach (1819-1880), nato in Germania da genitori di origini ebraiche, ma trapiantato giovanissimo a Parigi, decise di aprire uno spazio dove poter allestire le sue opere, rifiutate fino ad allora da tutti i principali teatri della capitale francese.
Lo battezzò “Théâtre des Bouffes-Parisiens”, in quanto le sue creazioni rientravano in un genere da lui ribattezzato “Opéra-bouffe” perché differivano sia dall’opera vera e propria, sia dalla cosiddetta “Opéra-comique”, e si caratterizzavano per una musica gradevole e trame sempre divertenti, non di rado fortemente ironiche.
Partendo da tale riferimento storico, il Concerto di Capodanno, tenutosi nell’Auditorium del Museo Duca di Martina, nell’ambito dei “Concerti in Villa Floridiana”, e dedicato interamente alla produzione offenbachiana, aveva come titolo “Les bouffes napolitaines”.
Protagonisti di questo quarto appuntamento della rassegna organizzata dall’Associazione Golfo Mistico, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il P. S. A. E. e per il Polo Museale della città di Napoli e con il Museo Duca di Martina, sono stati l’Ensemble Vocale e Strumentale Axia, diretto da Andrea Guerrini, ed il soprano Ilaria Iaquinta.
Al centro della scoppiettante mattinata due dei massimi capolavori di Offenbach, Orphée aux enfers (Orfeo all’Inferno) e La vie parisienne (La vita parigina).
Il primo si avvaleva dei testi di Ludovic Halévi (rivisti da Hector-Jonathan Crémieux, in quanto il primo, ricoprendo un importante posto governativo non poteva firmarli) ed esordì nel 1858 senza particolari sussulti.
A dargli una buona mano ci pensò il critico Jules Janin, con la sua impietosa stroncatura, che stimolò la curiosità del pubblico parigino, accorso in massa al “Théâtre des Bouffes-Parisiens”, al punto che il lavoro conobbe un successo strepitoso, concretizzatosi in più di 200 repliche complessive.
Con “Orfeo all’Inferno” (traduzione molto sciagurata, visto che siamo nel regno di Plutone e non di Lucifero), Offenbach riuscì a dissacrare contemporaneamente il melodramma gluckiano e la musica del Settecento, si prese beffe degli illustri rappresentanti dell’Olimpo, ed esercitò la sua satira nei confronti dell’imperatore Napoleone III e della nobiltà che gli gravitava intorno.
Va infine ricordato che nell’Orfeo compare il celeberrimo can-can, originato dalla trasformazione di un minuetto in uno sfrenato galop, prima ballato da Jupiter e, nel finale, cantato da Euridice.
La vie parisienne (1866), su testi di Henry Meilhac e Ludovic Halévy, celebrava invece una città alla quale Offenbach era oltremodo riconoscente, alla vigilia di un appuntamento prestigioso come l’Esposizione Universale del 1867.
In questo caso la vena corrosiva lasciava il posto ad una certa indulgenza, e l’autore si limitava alla descrizione di uno spaccato della società parigina dell’epoca, dove regnavano la spensieratezza e la gioia di vivere, le avventure amorose erano all’ordine del giorno, e molta gente giungeva con l’unico scopo di dissipare immense fortune nel divertimento.
Il programma del concerto si completava con pezzi tratti da altre operette abbastanza note quali La Fille du tambour-major, La Grande-duchesse de Gérolstein, La Périchole e Barbe-Bleue, tutti contraddistinti da un sottile filo d’ironia, fino allo scatenato can can conclusivo.
Venendo ora ai protagonisti, partiamo dal soprano Ilaria Iaquinta, che con il repertorio di Offenbach ha ormai una notevole dimestichezza, tanto da averlo eseguito in più di un’occasione, e sempre con grande successo, anche davanti al pubblico francese.
E’ indubbio che la sua straordinaria vocalità, abbinata ad una trascinante presenza scenica, rivolta alla proposizione di una serie di gustosi personaggi femminili (dalla Périchole ubriaca, alla sensuale Fleurette di Barbe-Bleue, passando per l’ “inconsolabile” nonché falsa “vedova del colonnello” de La vie parisienne), siano state fra le principali carte vincenti dell’intero concerto.
Ma non va dimenticato l’ottimo apporto dell’Ensemble Axia, sia nella componente vocale, sia in quella strumentale (formata da un affiatato quintetto, costituito dai violinisti Salvatore Lombardo e Flavia Salerno, dal violoncellista Aurelio Bertucci, dal contrabbassista Alessandro Mariani e dal pianista Giuseppe Ganzerli).
Pur confrontandosi con un repertorio abbastanza differente dal solito, la compagine è apparsa molto convincente, fornendo una prova decisamente all’altezza, grazie anche all’ottimo lavoro portato avanti dal suo bravissimo direttore, il maestro Andrea Guerrini.
Pubblico molto caloroso e partecipe, che ha gremito in ogni ordine di posto l’auditorium del Museo Duca di Martina.
Fra i presenti anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che ha voluto essere presente, per manifestare il suo appoggio alle attività portate avanti dalla dr.ssa Luisa Ambrosio nell’ambito dell’istituzione da lei diretta e, in un breve intervento che ha preceduto il concerto, il primo cittadino ha annunciato il recente coinvolgimento diretto del Comune per riportare al suo antico splendore il parco della Floridiana (oggi quasi interamente vietato al pubblico per motivi di sicurezza, in quanto mancano i fondi per la manutenzione).
Possiamo quindi chiudere con questa beneaugurante notizia, sperando che, alle parole, seguano quanto prima possibile i fatti.

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