Il Bach superbo dell’Ensemble La Risonanza chiude il 2013 dell’Associazione Alessandro Scarlatti

Ensemble La RisonanzaL’ultimo appuntamento della stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti, prima della pausa natalizia, è stato caratterizzato dalla presenza dell’Ensemble La Risonanza, diretto da Fabio Bonizzoni.
Il programma proposto era incentrato su tre delle quattro Ouverture di Johann Sebastian Bach (in ordine di esecuzione la n. 3 in re maggiore BWV 1068, la n. 1 in do maggiore BWV 1066 e la n. 4 in re maggiore BWV 1069), e si completava con la Sinfonia in si minore WQ 182 n. 5 di Carl Philipp Emanuel Bach (1714-1788), secondogenito di Johann Sebastian.
Per quanto riguarda le Ouverture, note anche come Suite, vennero molto probabilmente scritte, come gran parte della produzione strumentale profana, a Köhten, dove Bach soggiornò fra il 1717 ed il 1723 alla corte del principe Leopoldo, protestante di fede calvinista, e quindi non propenso a commissionare opere sacre elaborate per accompagnare le funzioni ufficiali,.
La loro doppia denominazione, utilizzata indifferentemente, si basava sul fatto che la successione dei vari movimenti era caratteristica delle ouverture che precedevano le opere francesi, ma il succedersi delle danze risultava tipico della suite.
Si tratta, nel complesso, di brani che contengono numerosi motivi molto noti, a cominciare dall’Aria dell’Ouverture n. 3, divenuta famosa in quanto utilizzata per la sigla del programma televisivo “Quark”.
Dal canto suo il pezzo di Carl Philipp Emanuel Bach fa parte di una raccolta di sei sinfonie, commissionate nel 1733 dal barone Gottfried van Swieten, amico e mecenate di autori del calibro di Mozart, Beethoven e Haydn (per il quale curò i testi dell’oratorio “La Creazione”), il quale lasciò al compositore totale libertà di azione, in un periodo di notevoli cambiamenti musicali.
All’epoca il figlio di Bach era Direttore musicale della città di Amburgo, ruolo ottenuto all’indomani della dipartita di Telemann (suo padrino di battesimo), avvenuta nel 1767 e che Carl Philipp Emanuel mantenne fino al 1788, anno della sua morte.
Uno sguardo all’ensemble che, già ottimo protagonista della scorsa stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti, ha confermato il suo valore, evidenziando anche in questa occasione nitidezza del suono, precisione, ottimo affiatamento, abbinandoli a quella giusta tensione necessaria per evitare la routinarietà legata a pezzi molto noti ed ascoltati una miriade di volte (si pensi solo alla già citata Aria).
Un vero peccato, quindi, che l’Auditorium di Castel S. Elmo non fosse gremito, ed i vuoti riguardavano soprattutto le prime file (quelle degli abbonati), cosa che capita quasi sempre quando il giorno del concerto non è il canonico giovedì.
La stagione riprenderà a metà gennaio, con un altro attesissimo appuntamento, che vedrà Jordi Savall ed il suo gruppo confrontarsi con le musiche della tradizione armena.

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