Sabato 21 dicembre si inaugura la mostra “Verdi e Napoli” al Conservatorio di San Pietro a Majella

Giuseppe Verdi 2Al San Pietro a Majella continuano i festeggiamenti per il maestro di Busseto nel bicentenario della nascita.
Dopo la diretta streaming da Chicago dello scorso 10 ottobre, con il maestro Muti sul podio della Chicago Symphony Orchestra a dirigere la Messa da Requiem, evento che ha coinvolto la città in una notte interamente dedicata a Verdi, il Conservatorio inaugura la Mostra Verdi e Napoli.
Sabato 21 dicembre, alle ore 18.00, l’Istituto musicale riapre le sue porte alla città mettendo in vetrina un prezioso patrimonio custodito nella sua biblioteca e nel suo museo, per raccontare i rapporti del grande compositore con la nostra città.
La mostra potrà essere visitata fino al 28 febbraio 2014.
Dopo l’inaugurazione l’Orchestra e Coro del San Pietro a Majella e il Quartetto d’archi del San Pietro a Majella (Federica Severini violino primo, Riccardo Zamuner violino secondo, Natale Atripaldi viola, Giovanni Sanarico, violoncello), eseguiranno da Giuseppe Verdi, Quartetto in Mi minore, (Allegro-Andantino), La Patria (Inno Nazionale a Ferdinando II, strumentazione di Roberto De Simone), La Traviata (Preludio Atto I), Attila (Preludio), Luisa Miller (Sinfonia), Un Ballo in maschera (Preludio Atto I), Nabucco (Sinfonia) diretti dal maestro del Coro Giuseppe Mallozzi, direttore Francesco Vizioli.

L’inserimento di Verdi nell’entourage napoletano, il sodalizio artistico con Salvatore Cammarano, il legame con Francesco Florimo, l’intima amicizia con Morelli, le frequentazioni con Filippo Palizzi, il commerciante Cesare De Sanctis, il caricaturista Melchiorre Delfico, il poeta Nicola Sole, i librettisti Bardare e Bolognese, la frequentazione del salotto di Vincenzo Torelli.
Una collezione ricca che ha consentito di individuare molteplici percorsi, mettendo in affascinante relazione dipinti, sculture, cimeli, libretti, stampe e giornali dell’epoca, documenti, manoscritti, lettere, strumenti musicali, la partitura autografa del quartetto d’archi, e che offre un interessante scorcio del variegato contesto culturale della Napoli del secondo Ottocento.
La Mostra è allestita in gran parte nella Sala del primo chiostro, attigua alla Sala Scarlatti, sala che tornerà agli antichi splendori nella sua funzione di foyer, dopo un periodo di oblio ed abbandono.
“Il percorso in cui siamo impegnati a celebrare gli Anniversari della musica, vede nella Mostra Verdi a Napoli uno dei momenti più interessanti e particolarmente affascinanti del periodo napoletano del Cigno di Busseto. Non tutti sanno che la vita e le opere di Verdi si sono intrecciate in modo singolare con la nostra città e con il Conservatorio San Pietro a Majella. – spiega il Direttore Elsa Evangelista nella sua introduzione al catalogo Verdi e Napoli curato da Luigi Sisto e Lorella Starita per le edizioni San Pietro a MajellaLe sue visite in città ed i suoi rapporti con le maestranze del nostro Massimo hanno avuto alterne fortune, ma ciò che a noi più interessa è quanto egli ha lasciato a Napoli, in ricordo perenne, sia come operista, sia come politico, esperto conoscitore della vita dei Conservatori. Egli è stato, infatti, competente e generoso interprete di un’Italia che voleva allora, come oggi, risorgere a nuova vita, liberandosi dal retaggio dell’oppressione e della divisione. Come conoscitore dei tanti problemi che affiggevano i Conservatori dell’epoca (solo due!), fu proprio lui a presiedere la commissione voluta dal Ministero della Pubblica Istruzione che fu nominata per riformare le regole dei Conservatori e che lo videro estensore di una bozza di Riforma che, comunque, ebbe il merito di contenere le prime innovazioni per i futuri corsi dei Conservatori. Verdi era uomo che non si fermava dinanzi a nulla e pur essendo un moderato, non amante della violenza come mezzo per raggiungere fini politici, egli fu sempre uomo chiaro ed onestamente presente nella vita della giovanissima Italia unita, contestando, apertamente, i soprusi e la cattiva politica che manteneva l’Italia su due velocità, ieri, come oggi.”

Divisa per sezioni, la mostra ripercorrerà gli importanti soggiorni del Maestro a Napoli, nel 1845 per la prima dell’Alzira al Teatro di San Carlo, e nel 1849 per la prima della Luisa Miller, racconterà del suo proficuo rapporto con Salvatore Cammarano, che sarà interrotto nel 1852, quando una morte improvvisa sorprenderà lo scrittore mentre stava ultimando Il trovatore.
Il soggiorno del 1858, anno in cui va in scena Batilde di Turenna, versione italiana dei Vespri.
La censura borbonica vieta, però, la messa in scena de Una vendetta in domino che andrà in scena a Roma, l’anno seguente, con il titolo Un ballo in maschera.
Durante il soggiorno, che dura circa quattro mesi, compone la romanza La preghiera del poeta e la ballata Sgombra, o gentil, dall’ansia.
Tornerà ancora a Napoli per la messa in scena del Simon Boccanegra.
Ampio spazio sarà dedicato al mito risorgimentale e alla diffusione internazionale della fama di Verdi, al ruolo tutto speciale assunto dal Conservatorio di San Pietro a Majella dopo l’Unità.
Sede del Primo Congresso Musicale Italiano del 1864, sarà riferimento costante per il radicale processo di riforme che si avvierà nel 1871 con la formulazione di una commissione voluta dal Ministero della Pubblica Istruzione e presieduta da Giuseppe Verdi, al quale Florimo rivolge l’invito di assumere la direzione dell’istituzione napoletana a seguito della morte di Mercadante.
Direzione che Verdi rifiuterà.
Durante l’ultimo soggiorno napoletano del maestro, nel 1873, in occasione di una serie di repliche dell’Aida, conoscerà il giovane Vincenzo Gemito, consentendogli di ritrarlo, insieme alla moglie, scriverà il celebre Quartetto, l’unico composto per archi, che sarà eseguito, nel salone dell’Albergo alle Crocelle che lo ospita, dal violinista Ferdinando Pinto e suo fratello, il violista Salvatore, insieme al violinista Giarritiello, e donato al Conservatorio.
Con la donazione dell’autografo, ostinatamente voluta dal Florimo, al Conservatorio napoletano, si concludono i rapporti di Verdi con la città. E’ il 1877.
In mostra anche la preziosa collezione di strumenti a fiato (flauti, clarinetti, oboi, fagotti, e ottoni) che oggi a pieno titolo possiamo considerare come una retrospettiva unica al mondo sulla produzione napoletana dell’ottocento.
Verdi ebbe particolare predilezione per il loro impiego: si pensi tra l’altro all’uso di strumenti come il cimbasso e l’oficleide.
Il loro utilizzo fu di particolare importanza sia nella produzione operistica che in quella sacra (il Requiem).
Allo stesso modo trovarono impiego nelle bande musicali, sia cittadine che di giro, particolare veicolo queste ultime della diffusione di massa della musica verdiana.

Ufficio stampa:
Giusi Zippo
e-mail: giusizippo@alice.it
mob. 339 62 76 954

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