All’Auditorium di Castel S. Elmo un repertorio di grande intensità affidato ad un trio eccezionale

Trio Kremer- Dirvanauskaite-Buniatishvili Foto Hidenobu Shirakawa

Trio Kremer- Dirvanauskaite-Buniatishvili (Foto Hidenobu Shirakawa)

Ancora un appuntamento con il ciclo “Uno + Uno”, nell’ambito della stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti, anche se questa volta c’è stata un aggiunta, visto che eravamo di fronte ad un trio, formato da Gidon Kremer al violino, Giedre Dirvanauskaite al violoncello e Khatia Buniatishvili al pianoforte.
Il programma comprendeva i due Trii elegiaci (n. 1 in sol minore e n. 2 in re minore) di Sergej Rachmaninov (1873-1943), ed il Trio op. 24 di Mieczyslaw Weinberg (1919-1996).
Riguardo ai due brani di Rachmaninov, appartengono entrambi alle opere giovanili, ed hanno come fonte di ispirazione la tradizione russa e, in particolare, l’unico trio di Ciaikovskij.
Nel primo caso il musicista prese come riferimento il movimento iniziale e, nel 1882, alle soglie del conseguimento del diploma di composizione, scrisse un pezzo in appena quattro giorni, pubblicato postumo nel 1947, mentre nel secondo utilizzò l’intera struttura del trio per rendere omaggio, l’anno dopo, all’amico Ciaikovskij appena scomparso.
Dal canto suo, il Trio op. 24, risalente al 1945, metteva in evidenza Mieczyslaw Weinberg (1919-1996), ebreo polacco trapiantato in Russia, autore validissimo ma praticamente sconosciuto, anche a causa delle numerose vicissitudini che costellarono la sua esistenza, in quanto perseguitato prima dai tedeschi come ebreo, e poi dai russi per il tipo di musica composta.
Weinberg prese a modello l’amico Shostakovich, che grazie ai suoi uffici lo salvò più di una volta dalle ire del regime, dando vita a lavori dove sonorità moderne si combinavano con temi della tradizione popolare ebraica, il tutto all’insegna di un dolore, sempre presente, che rappresentò la colonna sonora di tutta la sua esistenza.
Uno sguardo ora agli interpreti, che costituiscono un trio di assoluto valore, caratterizzato da un affiatamento perfetto, dove l’enorme esperienza di Gidon Kremer è al servizio della violoncellista Giedre Dirvanauskaite e della pianista Khatia Buniatishvili, due giovanissime e splendide realtà della musica di oggi.
Ma, oltre all’ottima intesa, i tre sono stati in grado di trasferire anche tutte le emozioni, legate a brani dove prevalgono tristezza, malinconia e dolore, che in Rachmaninov sono insite nella concezione di partenza, mentre in Weinberg fanno da costante sottofondo all’intera produzione.
Pubblico numeroso, che ha visibilmente apprezzato gli interpreti con applausi ripetuti e scroscianti, ottenendo come bis lo Scherzo, dal Trio n. 2 op. 67 di Shostakovich, gran finale di una splendida serata di musica.

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