All’Auditorium di Castel Sant’Elmo un duo di recente formazione dalle enormi potenzialità

Duo Kavakos-WangIl terzo appuntamento del progetto “Uno + Uno” ha incarnato in pieno lo scopo di questa formula, concepita per l’attuale stagione dall’Associazione Alessandro Scarlatti.
Infatti, i due artisti ospiti del recente concerto, il violinista greco Leonidas Kavakos e la pianista cinese Yuja Wang, hanno suonato insieme per la prima volta al festival di Verbier lo scorso agosto.
Un connubio voluto dagli organizzatori della manifestazione, che evidentemente ha funzionato, per cui il sodalizio è proseguito oltre la rassegna svizzera, concretizzatosi, fra l’altro, in una tournée italiana conclusasi proprio a Napoli.
Il programma proposto era incentrato sulle tre Sonate per violino e pianoforte di Johannes Brahms (1833-1897), scritte in un arco di tempo compreso fra il 1878 ed il 1888.
La Sonata n. 1 in sol maggiore, op. 78 venne completata nel 1879, l’anno successivo a quello del concerto per violino e orchestra (che presenta infatti il numero d’opus precedente), dopo che il compositore tedesco aveva superato tutti i dubbi relativi alle proprie capacità di creare un brano cameristico per violino e pianoforte.
Il successo riscontrato nelle prime esecuzioni, rivolte ad una ristretta cerchia di amici, convinse Brahms a proporre il brano anche al grande pubblico, che lo accolse entusiasticamente.
La composizione ancora oggi è noto come Regensonate (Sonata della pioggia) poichè sono utilizzati alcuni passaggi appartenenti al Regenlied, op. 59, n.3, ripresi nel successivo Nachklang, op. 59, n.4, entrambi lieder dello stesso Brahms.
Non si può parlare, comunque, di musica a programma, in quanto i frammenti che richiamano la pioggia sono presenti nel primo e nell’ultimo movimento, mentre l’ adagio centrale vive di una sua autonomia.
Per quanto riguarda la Sonata n. 2 in la maggiore, op. 100, si è guadagnata l’appellativo di Thunersonate in quanto Brahms la compose, nel 1886, durante il suo soggiorno estivo al lago svizzero di Thun.
Brano pervaso da grande poesia e dolce serenità, si articola, come il precedente, in tre movimenti, con un tempo centrale molto complesso, formato da cinque brevi episodi, molto lirici i dispari, allegri i pari.
Dal canto suo la Sonata n. 3 in re minore op. 108, venne dedicata all’amico e collaboratore Hans von Bülow ed ebbe una lunga gestazione, durata dall’estate del 1886 a quella del 1888.
Essa infatti appartiene a quei brani ai quali Brahms poneva mano solo durante le vacanze, per cui spesso accadeva che, quando non riusciva a completarli per la fine della stagione, li riprendeva l’anno seguente.
Tra le tre sonate, risulta sicuramente la più nota, e riassume nell’ adagio del secondo movimento lo stile di lirismo struggente, tipico dei capolavori del compositore tedesco.
Veniamo ora ai due protagonisti della serata, un violinista fra i migliori al mondo come Leonidas Kavakos ed un giovane astro, in continua ascesa nel firmamento pianistico, quale Yuja Wang.
I presupposti per un duo che potrebbe entrare prepotentemente nella storia della musica da camera vi sono tutti ma, almeno per ora, l’impressione è che Kavakos, dall’alto della sua mostruosa bravura e della enorme esperienza, tenda a mettere la giovane pianista quasi in un angolo.
In altre parole vi è una netta divisione di ruoli, con la Wang che impersonifica l’allieva e Kavakos il maestro, in un rapporto che, a nostro avviso, risulta abbastanza controproducente in tale ambito e penalizza sul nascere le grandi sinergie che scaturirebbero se il violinista imponesse meno la sua fortissima personalità e lasciasse alla Wang un po’ più di spazio (e non è un problema legato alla maggiore o minore importanza del ruolo pianistico nelle sonate brahmsiane, ma qualcosa che si è percepito chiaramente in varie occasioni durante il recital).
Pubblico accorso numeroso che, al di là dei nostri rilievi, ha comunque ascoltato due grandi interpreti e una serie di brani di ottima fattura, ed è stato alla fine omaggiato con un bis rivolto allo Scherzo, sempre di Brahms, dalla Sonata F. A. E., scritta in collaborazione con Schumann e Dietrich, come regalo di compleanno all’amico comune Joachim.
In conclusione un concerto che ha proposto un duo, ancora in fase di rodaggio, dalle potenzialità infinite, che farà sicuramente moltissima strada, a patto di raggiungere gli indispensabili equilibri.

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