La stagione del Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini riporta a Napoli, dopo circa tre secoli, “Gli Orti Esperidi” di Porpora e Metastasio

Talenti Vulcanici

Talenti Vulcanici

Nel 1721, in occasione del compleanno dell’imperatrice Elisabetta Cristina, consorte di Carlo VI d’Asburgo, divenuto re di Napoli nel 1713, il nuovo viceré della città partenopea Marc’Antonio Borghese, volle organizzare grandi festeggiamenti, che prevedevano abbondanti libagioni, precedute e seguite da un momento musicale celebrativo.
Per quest’ultimo si affidò ad un binomio, già sperimentato con esiti positivi l’anno precedente, che avrebbe proseguito a dare enormi frutti, costituito da un musicista in voga all’epoca, come Nicola Antonio Porpora, e da un letterato, Pietro Metastasio, ancora diviso fra l’apprendistato in ambito giuridico e la passione per la poesia.
Ciliegina sulla torta, Borghese volle che il ruolo principale (Venere) fosse affidato ad una figura di prestigio, che andava per la maggiore, il soprano Marianna Benti Bulgarelli (che divenne da quel momento in poi la musa ispiratrice di Metastasio).
Nacque così la serenata in due parti intitolata “Gli Orti Esperidi”, che la stagione del Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini ha recentemente proposto in prima rappresentazione in tempi moderni, con la collaborazione dell’Accademia di Arte Lirica di Osimo, durante due serate tenutesi in altrettante sedi prestigiose come il Palazzo Zevallos Stigliano e la veranda neoclassica di Villa Pignatelli, quest’ultima nell’ambito del progetto “Effetto Museo”.
La trama, basata su una vicenda mitologica strettamente legata all’occasione, aveva come protagonista Venere che, insieme al suo amante Adone, si recava nel Giardino delle Esperidi per raccogliere un pomo d’oro da regalare all’imperatrice quale augurio di fecondità.
Nell’esile canovaccio comparivano anche Egle, una delle tre Esperidi messa a custodia del giardino, il suo amato Palemone, e Marte, insospettito da questo viaggio di Venere e giunto per cercare di vederci chiaro.
Alla fine, dopo vari equivoci, provocati soprattutto dal tentativo di Adone di sottrarsi alle ire di Marte, si arrivava al lieto fine, celebrativo dell’imperatrice e dell’aquila, simbolo degli Asburgo, con una richiesta anche di clemenza verso il tempo eccessivamente caldo (il compleanno cadeva infatti il 28 agosto).

Per quanto riguarda l’allestimento, coronamento di un paio di mesi di intenso lavoro, la parte strumentale era affidata ai Talenti Vulcanici, ensemble giovanile di recentissima formazione, afferente alla Fondazione Pietà de’ Turchini, affiancato per l’occasione da alcuni artisti già affermati, come la violoncellista Manuela Albano, che ha accompagnato con grandissimo trasporto Adone nell’aria “Giusto amor, tu che mi accendi”.
La compagine, ottimamente diretta al clavicembalo dal maestro Stefano Demicheli, ha mostrato grande compattezza e affiatamento, una vivacità ed una freschezza, derivanti da un evidente entusiasmo che pervadeva tutti i componenti, evidenziando anche una notevolissima intesa con il quintetto di cantanti.

Maria Grazia Schiavo

Maria Grazia Schiavo

Fra questi ultimi, si stagliavano abbastanza nettamente Maria Grazia Schiavo, nel ruolo di Venere, presenza prestigiosa e trascinante (come sempre), dotata di una voce splendida e ricca di sfumature, sia nelle arie, sia nei duetti, ed il giovane controtenore catanese Riccardo Angelo Strano, nel ruolo di Palemone, che ha subito incontrato i favori del pubblico, sia per una voce eccezionale sotto tutti i punti di vista, sia per una presenza scenica fuori dall’ordinario.
La presenza di due artisti così bravi, ha finito forse per mettere in ombra gli altri tre protagonisti, il mezzosoprano Tatia Jibladze (Egle), il controtenore Ilham Nazarov (Adone) ed il tenore Takaya Ehara (Marte), protagonisti comunque di una buona prova.
Va ricordato, infine, che nell’allestimento di Villa Pignatelli, scorrevano sullo sfondo le immagini relative ad una serie di foto scattate da François Buongiorno durante le numerose prove, testimonianza diretta del lungo periodo di affiatamento di tutti gli interpreti.

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