Venerdì 6 dicembre l’Ensemble Odhecaton, diretto da Paolo Da Col, propone un omaggio a Gesualdo da Venosa nell’ambito della stagione del Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini

Ensemble OdhecatonVenerdì 6 dicembre, alle ore 20.30, nella Chiesa di Santa Caterina da Siena (via Santa Caterina, 38 – Napoli), il Centro di Musica Antica Pietà dei Turchini contribuisce alle celebrazioni dedicate al “principe de’ Musici” Carlo Gesualdo per il IV centenario della morte e lo fa proponendo al suo pubblico una vera eccellenza italiana per la musica polifonica, l’Ensemble fondato e diretto da Paolo Da Col Odhecaton.
Un’«entrée fracassante» nel mondo della polifonia rinascimentale, secondo le parole della rivista francese «Diapason», l’ensemble Odhecaton, sin dal suo esordio nel 1998, ha ottenuto alcuni dei più prestigiosi premi discografici e il riconoscimento, da parte della critica, di aver inaugurato nel campo dell’esecuzione polifonica un nuovo atteggiamento interpretativo, che fonda sulla declamazione della parola la sua lettura mobile ed espressiva della polifonia.
Odhecaton è ospite nelle principali rassegne di tutta Europa e ha ottenuto i maggiori riconoscimenti discografici: diapason d’or de l’année, 5 diapason, choc (Diapason e Le Monde de la Musique), disco del mese (Amadeus e CD Classics), cd of the Year (Goldberg).
L’ensemble vocale deriva il suo nome da Harmonice Musices Odhecaton, il primo libro a stampa di musica polifonica, pubblicato a Venezia da Ottaviano Petrucci nel 1501.
Estremo capolavoro del principe Carlo Gesualdo da Venosa, i Responsoria della Settimana Santa vennero meditati, concepiti e stampati nel castello dove egli trascorse gli ultimi tormentati anni della sua esistenza.
Non si tratta di frutti del magistero di un maestro di cappella incaricato di provvedere musica per la liturgia; essi suggeriscono piuttosto relazioni stilistiche e percorsi compositivi da ascrivere al repertorio della cosiddetta musica reservata.
Musica che si deve alla penna di un principe musicista che non ha committenti né obblighi, che accede con facilità alle pagine dei compositori coevi e che approda a una polifonia affatto originale, destinata ad esecuzioni elitarie e private.
La musica sacra di Gesualdo è oggi, e forse anche un tempo lo era, meno diffusa e frequentata dei suoi madrigali.
I preziosi unica delle due raccolte a stampa di Sacrae Cantiones (1603, di cui una mutila di due parti) e l’unico esemplare completo dei Responsoria, sono (fortunatamente) ancora conservati nella Biblioteca dei Girolamini di Napoli.
Un uso più moderato ma già espressivo della dissonanza sta nei due mottetti di Giaches de Wert, attivo a Mantova ma in stretta relazione, come Gesualdo, con la corte di Ferrara, opere nelle quali i procedimenti compositivi propri del madrigalista vengono posti a servizio della musica liturgica.
Scipione Stella, che a Ferrara accompagnò Gesualdo nel suo viaggio del 1594 e vi pubblicò la ristampa del I e del II Libro di madrigali (come indicato nella lettera dedicatoria dei suoi Inni del 1610) «compose inni sacri con dotte modulazioni conferendo loro una veste vocale ricca di artifizi».
Artificio, scrittura cromatica ricercata, incessante modulazione sono quegli stessi elementi che riconosciamo nel lessico musicale gesualdiano.
Pur partecipe dello stesso ambiente musicale, Camillo Lambardi, attivo come cantore e organista presso la Santissima Annunziata e la Cappella Reale di Napoli e maestro di cappella del Conservatorio di S. Maria della Pietà dei Turchini, si accosta invece alla liturgia della Settimana Santa conferendo veste piana, eufonica e priva di asperità ai suoi mottetti a due cori: un atteggiamento compositivo lineare e distaccato, che allenta per un attimo la tensione d’un programma carico di affetti dolorosi.

Il concerto sarà trasmesso in live streaming su www.u-sophia.com

Biglietti da 7 a 10 Euro mezz’ora prima del concerto o nelle prevendite abituali.
info@turchini.it
081402395

Ufficio stampa
Federica Castaldo

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