Roberto Canali esalta la letteratura organistica tedesca

OLYMPUS DIGITAL CAMERALa chiesa dell’Immacolata al Vomero ha ospitato il consuto appuntamento mensile con la rassegna “Sette secoli di musica sacra per organo a Napoli – Vespri d’organo”, organizzata dall’Associazione Trabaci ed affidata alla direzione artistica di Mauro Castaldo.
Protagonista della serata il maestro Roberto Canali, titolare della cattedra di Organo e Composizione organistica presso il Conservatorio di Musica “S. Pietro a Majella” di Napoli, che ha proposto un repertorio rivolto quasi esclusivamente ad autori tedeschi.
Il concerto ha avuto inizio con il Preludio in do maggiore ed il preludio al corale luterano “Vater unser im Himmelreich” entrambi del compositore ed organista Georg Böhm (1661-1733) che, con Buxtehude, fu fra le figure di maggiore prestigio della sua epoca, nonché punto di riferimento del giovane Bach.
Quest’ultimo incontrò Böhm durante un soggiorno a Lüneburg, fra il 1700 ed il 1703, ma non si sa se fu anche suo allievo.
Rimanendo in tema, il successivo pezzo “Allein Gott in der Höh sei Ehr” BWV 662, era tratto dalla produzione bachiana ed apparteneva ai cosiddetti Preludi Corali di Lipsia, composti  riprendendo spesso motivi già utilizzati anni addietro, quando era organista di corte a Weimar.
Una brevissima incursione nella musica belga, con Prière di Jacques-Nicolas Lemmens (1823-1881), allievo prediletto di Fétis, che vedeva in lui una personalità in grado di dare nuova linfa al repertorio del suo paese, ha preceduto i due brani iniziali dei Sei Studi per Pedalflügel, op. 56, uno dei pochi apporti in campo organistico di Robert Schumann (1810-1856).
Risalenti al 1845, sono legati ad un precedente acquisto, da parte del musicista, di un piano a pedale o Pedalflügel, strumento che consisteva in un normale pianoforte, munito di una pedaliera simile a quella dell’organo.
Il recital si è chiuso nel segno di Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847), con il Preludio e fuga in sol maggiore, op. 37 n. 2, l’Andante con variazioni in re maggiore e l’Allegro (corale e fuga) in re minore/maggiore, composti tutti nel 1844, ma abbastanza diversi poiché contraddistinti talora da una musicalità molto vicina a Bach, in altri casi da uno stile tipicamente mendelssohniano.
Confrontatosi con questo programma, Roberto Canali ha dato vita ad un ottimo recital, evidenziando grande sicurezza interpretativa ed un suono ricco di sfumature, utilizzando le vaste potenzialità dell’organo Mascioni.
Va infine sottolineato, come ulteriore pregio del concerto, quello di voler sottoporre all’ascolto del pubblico una serie di autori, che influenzarono o furono influenzati da Bach, fornendo in tal modo una interessante panoramica, lungo i secoli, della scuola organistica tedesca.

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