Il duo Quarta-Arciuli fra Novecento europeo e americano

Duo Quarta-ArciuliPrimo appuntamento con il progetto “Uno + Uno” dell’Associazione Alessandro Scarlatti, il cui scopo è quello di far incontrare due prestigiosi artisti provenienti da esperienze diverse, dando vita a particolari sinergie.
Ad inaugurare questa formula, che si ripeterà lungo l’intera stagione, sono stati il violinista Massimo Quarta ed il pianista Emanuele Arciuli, confrontatisi con un repertorio rivolto interamente al Novecento, quello europeo degli albori e quello statunitense molto più vicino ai nostri giorni.
L’apertura era dedicata alla Suite Italienne per violino e pianoforte (1933), concepita da Stravinskij riunendo alcuni brani del “Pulcinella”, da lui creato per i “Ballets Russes” di Diaghilev, lavoro che nel 1920 aveva inaugurato il periodo cosiddetto neoclassico, in quanto i motivi utilizzati erano tratti dal repertorio pergolesiano (oggi si sa che diversi pezzi appartenevano invece a Domenico Gallo).
La Suite Italienne conobbe nel 1925 una prima versione per violino e pianoforte intitolata Suite d’après des thèmes, fragments et morceaux de Giambattista Pergolesi, frutto della collaborazione con Paul Kochanski.
Una seconda versione per violoncello e pianoforte, scritta nel 1932-33, avvalendosi dell’apporto di Gregor Piatigorsky, fece in seguito da base ad un’altra trascrizione per violino e pianoforte, quella proposta al concerto, alla quale contribuì Samuel Dushkin.
La successiva Sonata per violino e pianoforte in sol maggiore di Ravel, completata nel 1927, si caratterizza per un blues nel movimento centrale ed un finale (perpetuum mobile) di grandissima complessità.
L’autore francese, che considerava violino e pianoforte “essenzialmente incompatibili”, a sostegno della sua tesi volle dare ai due strumenti la massima indipendenza, in modo da fornire l’impressione che ciascuno strumento suonasse per suo conto o, addirittura, contro l’altro.
Dedicata alla violinista Hélène Jourdan-Morhange, a causa dell’indisposizione di quest’ultima, fu affidata per la “prima” ad Enescu, che la suonò insieme allo stesso Ravel al pianoforte, nella parigina Salle Érard.
Dopo l’intervallo, si è passati al repertorio statunitense, con Aaron Jay Kernis, nato nel 1960 nei pressi di Filadelfia e John Corigliano, italo-americano nato a New York nel 1938.
Del primo, vincitore di premi prestigiosi come il Pulitzer, abbiamo ascoltato una struggente Air, per violino e pianoforte, commissionatagli da Joshua Bell nel 1996, mentre dalla produzione del secondo era tratta la Sonata per violino e pianoforte, pezzo completato nel 1963, con il quale Corigliano vinse il Premio per la Musica da Camera al Festival dei Due Mondi di Spoleto.
Per quanto riguarda gli interpreti, hanno evidenziato un buon affiatamento e sono stati sicuramente all’altezza della loro fama, denotando un impegno supplementare nell’eseguire la seconda parte, quasi volessero farsi portavoce di autori e brani abbastanza poco conosciuti.
Purtroppo la scelta di proporre prima le composizioni più famose si è rivelata penalizzante perché, fra un tempo e l’altro, vi sono state diverse defezioni, a conferma che il pubblico continua a rifiutare tutto ciò che riguarda la musica della seconda metà del Novecento, senza sapere che vi sono molti autori, attivi nel dopoguerra, che hanno scritto brani moderni ma accettabilissimi.
La serata si è quindi conclusa con un bis rivolto a Vocalise di Sergej Rachmaninov, che ci ha riportato agli albori del Novecento europeo, chiudendo in modo intenso e romantico l’immaginario cerchio partito da Stravinskij.

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