Lo ScarlattiLab-Barocco si apre con un memorabile concerto rivolto agli splendori della villanella

Foto Giovanni Caiazzo

Foto Giovanni Caiazzo

La villanella o canzone alla villanesca nacque a Napoli nella prima metà del Cinquecento.
Il suo nome non identificava una musica dalle origini campagnole, bensì era legato agli argomenti che caratterizzavano i diversi brani, volti spesso e volentieri a mettere alla berlina figure e comportamenti dei cosiddetti “villani”.
Il genere, circoscritto in ambiti nobiliari, si diffuse velocemente in tutte le corti europee, grazie alla sua gradevolezza e vivacità ed anche al fatto che, all’epoca, Napoli era un fondamentale crocevia culturale, meta ambita di musicisti provenienti anche da nazioni lontane.
In più, la villanella si ammantò ben presto anche di un significato politico, in quanto l’uso della lingua napoletana venne considerato, dalla nobiltà locale che aveva perso molto del suo peso, con il passaggio della città dagli aragonesi agli spagnoli (e ancor di più da parte di chi era stato costretto all’esilio), una sorta di resistenza ai nuovi dominatori.

Angela Luglio - Foto Giovanni Caiazzo

Angela Luglio – Foto Giovanni Caiazzo

C’è infine da aggiungere che, per poter conquistare l’Europa, il genere mantenne i ritmi originali, ma dovette progressivamente mutare la lingua dei testi, dal napoletano all’italiano.
Queste brevi righe risultavano utili per introdurre “Tiche Toche, villanelle, moresche e canzonette napolitane”, primo appuntamento con lo ScarlattiLab-Barocco, iniziativa nata dalla collaborazione tra l’Associazione Alessandro Scarlatti e Antonio Florio, che si giova anche del contributo del musicologo di fama internazionale Dinko Fabris, alla quale partecipano docenti e allievi dei Conservatori di Napoli, Cosenza e Bari e componenti de “I Turchini” di Antonio Florio.
Il concerto, svoltosi nella splendida cornice della Chiesa dei Santi Marcellino e Festo, proponeva un programma piacevole, caratterizzato da un buon numero di brani vivaci che, di tanto in tanto, lasciavano il posto a pezzi delicati e poetici, tratti in prevalenza dalla produzione di Giacomo Gorzanis (ca. 1520 – 1579?), Giovanni Domenico da Nola (ca. 1510-1592) e Johannes Hieronymus Kapsberger (1580-1651).
I tre autori erano molto noti ai loro tempi, basti pensare che il primo, liutista cieco, nato in Puglia e poi divenuto cittadino triestino, scrisse una serie di lavori per il suo strumento, dedicandoli a personaggi dell’alta nobiltà austriaca, mentre il secondo, poeta e musicista campano, fu attivo a Napoli come maestro di cappella della SS. Annunziata per ben 29 anni e risulta fra i fondatori dell’Accademia dei Sereni, ed infine Johannes Hieronymus Kapsberger (1580-1651), musicista di grande valore e virtuoso tiorbista italo-tedesco, soggiornò per un certo periodo anche nella città partenopea (e sposò una napoletana).

Fabio Anti, Enrico Vicinanza, Maddalena Pappalardo (foto Giovanni Caiazzo)

Paola Ventrella (tiorba), Fabio Anti, Enrico Vicinanza e Maddalena Pappalardo – Foto Giovanni Caiazzo

Per quanto riguarda gli interpreti, la parte vocale era affidata ad un quintetto di cantanti, in rappresentanza del Conservatorio di Napoli, formato dai soprani Angela Luglio, Maddalena Pappalardo e Silvia Tarantino, dall’alto Enrico Vicinanza e dal tenore Fabio Anti, che si sono avvicendati, come solisti, in duo, in trio ed anche in quartetto, come nel pezzo finale, intitolato Un Sarao de la Chacona, appartenente al Libro Segundo de tonos y villancicos del catalano Juan Arañés, vissuto a cavallo fra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento.
Tutti si sono dimostrati di un’estrema bravura ed hanno evidenziato un ottimo affiatamento, splendide voci e grande versatilità, se si pensa che molti brani erano caratterizzati da continue e repentine variazioni di ritmo.
E, in tema di versatilità, non possiamo fare a meno di sottolineare il duplice ruolo di Silvia Tarantino, artefice di una trascinante esecuzione dei due pezzi a lei affidati, in trio con Fabio Anti ed Enrico Vicinanza e, nella restante parte del concerto, brillante violinista dell’ensemble strumentale.
A proposito di quest’ultimo, che ha ben accompagnato i cantanti ed è apparso anch’esso affiatatissimo, dando un importante contributo alla complessiva riuscita della serata, comprendeva il cembalista Francesco Aliberti (altro studente del Conservatorio di Napoli), Paola La Forgia e Antonella Parisi (viole da gamba) e Paola Ventrella (tiorba) del Conservatorio di Bari, ed un trio di flautisti costituito dal maestro Tommaso Rossi (prima parte de “I Turchini” di Antonio Florio), Annalisa De Simone e Domenico Passarelli del Conservatorio di Cosenza.

Pino De Vittorio - Foto Giovanni Caiazzo

Pino De Vittorio – Foto Giovanni Caiazzo

L’intero organico si è avvalso, poi, del carismatico apporto di Pino De Vittorio che, confrontatosi con un paio di brani di Gorzanis, ha evidenziato la consueta presenza scenica di grande intensità e ha voluto anche fornire il suo contributo come percussionista.
In definitiva una serata straordinaria, che verrà a lungo ricordata da tutti i presenti, conclusasi con tre bis e una serie di applausi scroscianti e meritati all’indirizzo dei validissimi protagonisti.

Questa voce è stata pubblicata in Recensioni concerti e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.