Giovedì 31 ottobre primo appuntamento con lo ScarlattiLab-Barocco dell’Associazione Alessandro Scarlatti

Logo Associazione Alessandro Scarlatti 2013-2014Giovedì 31 ottobre 2013, alle ore 20, nella chiesa dei SS Marcellino e Festo (Largo San Marcellino – Napoli) nuovo appuntamento con ScarlattiLab-Barocco, un laboratorio innovativo e unico in Italia, nato dalla collaborazione tra la Associazione Alessandro Scarlatti – Ente Morale di Napoli e Antonio Florio con lo scopo di creare un necessario punto di incontro e di stimolo tra la sperimentazione didattica e l’attività concertistica, in cui giovani studenti dei Conservatori del Sud sono impegnati accanto ai loro maestri e a musicisti professionisti.
In collaborazione con il Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli, il Conservatorio “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza e il Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari, il progetto si avvale anche della collaborazione del musicologo Dinko Fabris.
ScarlattiLab-Barocco, è al terzo anno di attività e ha vinto nel 2011 il Premio delle Arti del Ministero per l’Istruzione e la Ricerca per la sezione Musica antica.

“La più antica associazione meridionale di concertidice Dinko Fabris, il primo italiano nominato Presidente della Società Internazionale di Musicologia – si unisce all’istituzione che ha raccolto l’eredità degli antichi quattro conservatori di musica napoletani, il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, e ai Turchini di Antonio Florio, il complesso che da 25 anni porta in tutto il mondo i tesori musicali della Napoli barocca, per dar vita ad un laboratorio innovativo e unico in Italia. L’idea è in apparenza semplice: utilizzare il medesimo metodo didattico sul quale si basavano i primi conservatori musicali di Napoli nel Sei e Settecento partendo dalle composizioni più popolari del passato, come villanelle, arie, danze per consentire un apprendimento piacevole e sistematico dei “segreti” della interpretazione musicale, in larga parte improvvisativa”.

Due gli appuntamenti inseriti nella stagione concertistica 2013/2014 della Associazione Alessandro Scarlatti: nel primo la professionalità del grande Pino De Vittorio condurrà i giovani partecipanti nell’approfondimento della villanella, una antica forma musicale popolare profana che diede origine successivamente al madrigale; nel secondo appuntamento, che si terrà il 27 marzo 2014 nell’Auditorium di Castel Sant’Elmo, l’orchestra barocca nata in seno al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli esplorerà il mondo di Giulia De Caro, cortigiana, impresario e cantante nella Napoli seicentesca.

Costo del biglietto: 5 Euro

Associazione Alessandro Scarlatti
Infoline: 081 406011
Sito web: www.associazionescarlatti.it
e-mail: info@associazionescarlatti.it

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Giovedì 31 ottobre 2013, ore 20.00 – Chiesa dei SS. Marcellino e Festo
ScarlattiLab\Barocco-1 (anno terzo)

Direzione artistica: Antonio Florio e Dinko Fabris
Progetto a cura di Pino De Vittorio e Antonio Florio

in collaborazione con:

Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli
Angela Luglio, Maddalena Pappalardo: soprani
Silvia Tarantino: soprano e violino
Enrico Vicinanza: alto
Fabio Anti: tenore
Francesco Aliberti: cembalo

Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari
Paola La Forgia, Antonella Parisi: viole da gamba
Paola Ventrella: tiorba

Conservatorio Stanislao Giacomantonio di Cosenza
Tommaso Rossi, Annalisa De Simone, Domenico Passarelli: flauti dolci

Pino De Vittorio: voce e percussioni

Tiche Toche – Villanelle, Moresche e Canzonette Napolitane

Giacomo Gorzanis (1520 – 1579?): “Dolor sempre mi dai”

Anonimo (Sec.Xvi): “Tiche Toche”, Moresca

G. Gorzanis
“Il bel viso e i begli occhi”
“Sta Vecchia Canaruta”

Anonimo (Sec. XVI): “Boccuccia d’uno persico”

G. Gorzanis: “L’altro giorno me disse”

Johannes Hyeronimus Kapsberger (1580 – 1651): “Figlio Dormi”

Giovanni Da Nola: “Madonna voi me fare una camisa”

J. H. Kapsberger
“Ai conviti, alle nozze”
“O fronte serene”

G. Gorzanis
“Basciami co’ ‘sta vocca”
“Chiara più che ‘l chiar sol”

Giovanni Da Nola: “Una lampuca”

J. H. Kapsberger: “Che fai tu”

Juan Aranes (1580 – 1650 circa): “Un Sarao de la Chacona”

Villanella!

La “Villanella alla Napoletana”, o semplicemente “Napolitana”, fu dopo il madrigale il genere di musica profana più diffuso in Italia e tra i più amati in tutta Europa, per oltre un secolo, dal 1537 alla metà del Seicento.
Esiste infatti una data di nascita che corrisponde alla più antica raccolta di Villanelle stampata a Napoli nel 1537 e che fu forse una realizzazione tardiva dell’omaggio di vari cavalieri e nobili napoletani all’imperatore Carlo V che risiedette a Napoli per alcuni mesi fino all’inizio del 1536.
Ed esiste anche un inventore, anche se mitico, che nella fantasia popolare napoletana restò legato alla creazione del genere, come ricorda Giulio Cesare Cortese nel Micco Passaro (1621):
“Velardiniello fu poeta e facea ire a llava
li vierze e chella storia componette
che fu tanto laudata e tanto brava
dove, co stile aroieco, nce dicette:
“Cient’anne arreto ch’era viva vava”,
co mille autre soniette e matrecale
a Napole laudanno e li casale…”

La Storia di cient’anne arreto del presunto improvvisatore Velardiniello, era in realtà un lungo compianto per lo splendore di Napoli aragonese, scomparso con l’arrivo dei dominatori spagnoli agli inizi del Cinquecento.
Questa origine mitica della villanella giustifica la nostra interpretazione che si tratti di un tipo di componimento “politico” e nazionalista, nato in ambiente nobiliare per rivendicare la supremazia degli aristocratici napoletani – privati dal viceré del diritto di cavalcare e di portare armi – almeno nel campo della musica e del canto, da eseguirsi nella propria lingua nazionale.
Questa interpretazione, condivisa dalla maggiore studiosa del fenomeno villanella, la compianta Donna Cardamone (autrice tra l’altro del più importante libro sulla villanella degli esordi, The Canzone Villanesca alla Napolitane and Related Forms, 1537-1570, Ann Arbor, Umi, 1981), può finalmente dissipare un equivoco durato quarant’anni, che ha impedito finora, con poche eccezioni, di ascoltare le villanelle napoletane del Cinque e Seicento nella loro forma filologica corretta.
La riscoperta del genere villanesco, infatti, si deve negli anni ’70 del Novecento principalmente al genio di Roberto De Simone e al complesso da lui appositamente creato della Nuova Compagnia di Canto Popolare.
La scelta di voci e moduli esecutivi provenienti dal folklore caricò queste composizioni di un fascino esotico irresistibile, che si inserì nel momento di maggior moda mondiale del folk revival. Un decennio più tardi, toccò a Jordi Savall di trasformare il modulo esecutivo della villanella “alla De Simone”, secondo la sua concezione timbrica orchestrale e con affastellamento di percussioni, e fu questo nuovo ibrido il modello dominante ripetuto da quasi tutti i successivi esecutori di musica antica (quelli popolari restarono sul modello NCCP).
Ma in entrambi i casi, siamo lontani da quello che le fonti ci indicano chiaramente.
Già Monti, nel suo studio sulla villanella del 1925, aveva proposto che questo genere fosse derivato direttamente dalle forme “popolaresche” (non “popolari”) in gran voga nelle corti italiane col nome generico di frottole e più esattamente di strambotti.
Questa indicazione riportava nuovamente alla corte degli Aragonesi di Napoli, dove erano diffusi componimenti che imitavano lo stile contadino o “villano”.
Se si considera che anche in Spagna e Portogallo la musica di corte abbondava nel primo cinquecento di forme come il villancico o villan de Spagna, sarebbe dovuto apparire chiaro che anche nel caso della villanella si trattava di una forma di musica alta, composta da professionisti ed eseguita a corte o in case nobiliari.
Dopo la scomparsa degli Aragonesi, fu il palazzo del principe di Salerno Ferrante Sanseverino ad accogliere le esecuzioni musicali più alla moda a Napoli, che culminarono appunto con la codificazione del genere villanesco in occasione della venuta di Carlo V.
Parallelo al mito della Sirena Partenope, creato a tavolino da un gruppo di intellettuali napoletani, in quegli stessi anni anche l’adozione di un canto in lingua napoletana, ebbe la funzione di una risposta di orgoglio nazionale e politico nei confronti degli Spagnoli.
Nelle villanelle delle origini vi è certamente una atmosfera popolare, anzi contadina e “villanesca” appunto, ma resta soltanto un gioco in cui i nobili esecutori fanno il verso a quelle espressioni, ne imitano con fine divertimento intonazioni nasali o effetti gutturali e onomatopeici; ma bisogna immaginare l’arte virtuosistica della diminuzione, sia vocale che strumentale, adottata da quei raffinati musicisti, come viene descritta dalle fonti.
Dopo la rivolta del 1547, con l’esilio inflitto dal viceré de Toledo ai principali artefici di quel movimento (Sanseverino e i nobili della sua cerchia), la villanella divenne l’emblema della comunità napoletana emigrata, dapprima a Roma (dove fu coinvolto Orlando di Lasso) quindi in tutta Italia e in Europa.
Ecco come la villanella divenne un fenomeno internazionale già dieci anni dopo la sua creazione e, intorno al 1570, aveva già parzialmente modificato la sua lingua d’origine, adottando un misto di napoletano e italiano più comprensibile ai non regnicoli.
Fu il liutista cieco Giacomo Gorzanis, nato in Puglia ma naturalizzato cittadino di Trieste, a standardizzare il modello della nuova villanella, con le sue due raccolte stampate a Venezia nel 1570 e 1571, la prima per una voce e liuto, la seconda a tre voci senza strumento indicato.
Da pochi anni di entrambi i libri esiste una edizione critica, curata da Alenka Bagaric come primo volume dell’opera completa di Gorzanis promossa dall’Istituto di musicologia di Lubiana (Monumenta Artis Musicae Sloveniae).
Si tratta di testi di grande godibilità, basati spesso su facili riferimenti erotici, travestimenti o altri giochi linguistici.
Anche in questo caso, tuttavia, dobbiamo evitare il facile riferimento a una produzione “popolare”, poiché nonostante la cecità, Gorzanis eseguì queste villanelle nel 1571 alla corte dell’Arciduca d’Austria accompagnando una straordinaria virtuosa di canto fiamminga conosciuta come “Marta”, cui dedica una delle villanelle stampate.
Molti anni dopo Gorzanis, una nuova ondata di moda delle villanelle alla napoletana invase Roma, dagli inizi del Seicento.
Lo ricorda il collezionista e musicofilo marchese Vincenzo Giustiniani nel suo Discorso sulla musica (manoscritto del 1628), in cui si comprende che il modo di cantare dei napoletani era molto ornato e virtuosistico, una caratteristica che raramente i cantori “popolari” o “alla Savall” applicano alle villanelle e che invece costituisce un merito particolare di Pino De Vittorio, sicuramente il più intenso e corretto esecutore dei nostri giorni.
I musicologi tardano a recepire una intuizione di Nino Pirrotta (sviluppata poi da Howard Mayer Brown, John Hill e da chi scrive) secondo cui lo stile di canto di cui parla Giustiniani, giunto da Napoli a Roma, divenne la nuova aria monodica che Caccini “romano” rivendica come sua creazione.
Invece l’aria fiorentina non è altro che uno sviluppo della villanella alla napoletana rielaborata a Roma.
Ed è proprio nell’ambiente romano che nascono le numerose e tardive villanelle per voci e strumenti di Giovanni Girolamo Kapsperger, nobile tedesco considerato il più grande virtuoso di tiorba dei suoi tempi.
A chiudere il cerchio della nostra storia, e anche del programma odierno, giunge opportuno un recente ritrovamento di Pietro Sisto, sviluppato in una tesi di dottorato di Anne-Marie Dragosits, dove si prova un inaspettato legame di Kapsperger con Napoli: il tiorbista fu infatti a Napoli per un certo periodo intorno al 1604, in contatto con la comunità dei costruttori tedeschi di liuto assai attivi in città, e sposò una napoletana, Girolama De Rossi, con cui si spostò poi a Roma, dando inizio ad una intensa produzione di libri di musica che influenzarono fortemente il suo tempo, comprese le villanelle, ultimo omaggio di un grande artista al genere musicale napoletano per eccellenza. (Dinko Fabris)

Pino De Vittorio
Pino De VittorioAttore e cantante, nato a Leporano (Taranto).
Dopo un avvio artistico dedicato al recupero della tradizione pugliese, fonda con Angelo Savelli la compagnia teatrale-musicale “Pupi e Fresedde”.
Dopo alcuni anni entra nella compagnia teatrale di Roberto De Simone prendendo parte, spesso fra i ruoli principali, ad alcuni tra i suoi più importanti lavori: Mistero Napolitano, Li Zite ‘Ngalera, Opera Buffa del Giovedì Santo, la Gatta Cenerentola, Stabat Mater con Irene Papas, Requiem in memoria di Pasolini, 99 disgrazie di Pulcinella, il Drago.
Spettacoli questi che girano il mondo. New York, Edimburgo, Buenos Aires, Rio de Janeiro, San Paulo, Francoforte, Berlino,ecc.
Debutta al San Carlo con il Crispino e la Comare dei f.lli Ricci che si replica alla Fenice di Venezia e agli Champs Élysées di Parigi.
Ha partecipato piu’ volte al Maggio Musicale Fiorentino e fra le opere una versione moderna dell’Orfeo di Monteverdi rivista da Luciano Berio.
Ha tenuto concerti per l’Accademia Chigiana di Siena e Settembre Musica di Torino e San Maurizio di Milano.
Si è esibito a Londra per i Reali d’Inghilterra nella Dafne di Marco da Gagliano.
Con Rinaldo Alessandrini ha cantato il ruolo della nutrice nell’Incoronazione di Poppea di Monteverdi (Salamanca).
Ha fondato poi con Antonio Florio l’ensemble barocco della Cappella della Pieta’ dei Turchini con il quale ha preso parte a numerosi concerti in Festival Internazionali in Francia, Giappone, Cina, Colombia,Messico, Argentina, Brasile, Israele, Spagna,ecc.
Inoltre numerose opere barocche sempre con Florio: la Colomba Ferita di F. Provenzale (San Carlo, Teatro Massimo di Palermo), La Finta Cameriera di G. Latilla, è protagonista nel Pulcinella Vendicato di Paisiello (Teatro Bellini di Napoli e Città del Messico), Li Zite ‘Ngalera (al teatro Piccinni di Bari), La Festa Napoletana, il Disperato Innocente di Boerio (Clermont Ferrand), la Partenope di L.Vinci (Siviglia, San Carlo di Napoli, Leon, Santander, Coruna), l’Ottavia di D. Scarlatti (S. Sebastian).
Ha inciso con la Cappella dei Turchini numerosi dischi di musica sacra e profana per Synphonia,Opus111, Naive,Eloquentia, Glossa.
Gli ultimi lavori discografici: Le Tarantelle del Rimorso (Eloquentia), Canto de la Vida (Deutsche Grammophon), Fra’Diavolo con Accordone diretto da Guido Morini e Marco Beasley (Arcana) e L’Adorazione dei Maggi di C. Caresana con i Turchini di Florio (Glossa).

Antonio Florio
Nato a Bari, riceve una formazione classica, diplomandosi in Violoncello, Pianoforte e Composizione al Conservatorio di Bari, sotto la guida di Nino Rota.
Approfondisce, in seguito, lo studio degli strumenti antichi e della prassi esecutiva barocca.
Dopo aver dato vita, nel 1987, all’ensemble i Turchini, si dedica con pari impegno all’attività concertistica e ad un’intensa ricerca musicologica, esplorando soprattutto il repertorio della musica napoletana dei secoli XVII e XVIII, recuperando in quest’ambito capolavori dell’opera assolutamente inediti, infine curandone la proposta per i più prestigiosi teatri europei e italiani.
Tra i molti titoli riscoperti da Florio citiamo La colomba ferita (1670), Il schiavo di sua moglie (1671) e la Stellidaura vendicante (1674) di Francesco Provenzale; Il disperato innocente di Francesco, Boerio(1673); La finta cameriera di Gaetano Latilla (1673); Li Zite’n galera di Leonardo Vinci (1722); il Pulcinella vendicato di Giovanni Paisiello (1767); La Statira di Francesco Cavalli (nell’edizione per Napoli del 1666); Motezuma di Francesco De Majo(1765).
Nel 1999 e nel 2000 ha diretto l’Orchestra sinfonica di Santiago de Compostela, presentando La serva padrona e lo Stabat Mater di Giovan Battista Pergolesi.
Non meno impegnativa è la sua attività didattica: ha tenuto seminari e masterclass sulla vocalità barocca e sulla musica da camera per il Centre de Musique Baroque di Versailles, per la Fondation Royaumont e per il Conservatorio di Toulouse.
E’, inoltre, titolare della cattedra di Musica da camera del Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli dove svolge un corso universitario sullo stile e il repertorio barocco.
Tra i suoi impegni più recenti citiamo l’opera di recupero e di revisione dell’opera seria di Leonardo Vinci “La Partenope”, la cui edizione è stata realizzata nel 2004 e sarà proposta in forma scenica quest’anno nel Teatro di Ponferrada e nell’Auditorio di León, in Spagna.
Il 2005 ha visto Antonio Florio dedicarsi alla riscoperta e revisione dell’opera “La finta giardiniera” di Pasquale Anfossi, già proposta insieme all’omonimo titolo mozartiano presso la Fondation Royaumont, in forma di concerto e successivamente in forma teatrale, costituendo anche argomento di uno stage internazionale.
Quindi nel 2006, ha diretto i Turchini nell’ambito del prestigioso festival “Anima Mundi” di Pisa, prima di portare in Cina, attraverso quattro tappe, lo spettacolo “Festa Napoletana”.
Nello stesso anno, nell’ambito del Festival di musica antica del Mediterraneo Mousiké di Bari, Antonio Florio ha ricevuto il primo Premio per la diffusione della Musica Mediterranea.
Nel corso della stagione concertistica del 2007 è stato ospite dell’Accademia Chigiana di Siena e del Ravenna Festival, Associazione Scarlatti di Napoli, del Centre Lyrique D’Auvergne di Clermont Ferrand in Francia e del Ravello Festival.
Nel 2008 ha diretto al Teatro Valli di Reggio Emilia e al Mercadante di Napoli l’opera “Alidoro” di Leo, il cui allestimento, racchiuso in un dvd, si è recentemente aggiudicato il prestigioso riconoscimento del “Diapason d’Or”e “Orphèe d’or-Paris-accademie du disque lyrique”.
Insieme a quest’ultimo, ad Oviedo in Spagna, gli è stato attribuito il premio “Luis Gracia Iberni”, corrispondente al nostro premio Abbiati, per la Miglior Direzione Musicale in occasione della prima esecuzione in tempi moderni dell’opera “Ottavia restituita al trono” di Domenico Scarlatti, presentata a San Sebastian nell’agosto del 2007.
Nell’ottobre 2008, insieme con i Turchini, si è aggiudicato inoltre il “Premio Napoli”, nella sezione “eccellenze nascoste” della città.
Ha partecipato al Festival “MITO” presentando in versione concertistica l’opera “Aci, Galatea e Polifemo” di Haendel nel Teatro dell’Arte di Milano, poi nel giugno 2009 in versione scenica, con la regia di Davide Livermore, al Teatro Regio di Torino.
Sempre nel 2009 “Partenope” di Vinci in coproduzione con il teatro di Leon in Spagna(teatro S.Carlo-Napoli, La Maestranza, Sevilla-La Coruna e Santander, Murcia- miglior produzione teatrale –premio Oviedo-) e una lunga tournée in Italia con lo “Stabat Mater“ di Pergolesi
nel 2010.
Ha diretto “Orfeo e Euridice” di Fux alla Konzerthaus di Vienna, e in più occasioni, l’orchestra barocca “Casa da Musica” di Oporto e l’orchestra di Galicia-La Coruna.

Dinko Fabris
Musicologo italiano, ha studiato liuto (Conservatorio di Verona), letteratura italiana (laurea Università di Bari) e musicologia (diploma di Perfezionamento in Musicologia, Università di Bologna e Dottorato, Royal Holloway University of London). Visiting Professor nelle università di Parigi (Ecole Normale Superieure e EPHE Sorbonne-Paris IV), Melbourne e nel 2011 al Centre Etudes Superieures de la Renaissance di Tours e all’Università di Toulouse è tutor esterno dell’Università di Lubiana in Slovenia e del corso dottorale Docartes del Conservatorio di Den Haag e Università di Leiden in Olanda.
E’ consulente musicologico dei Turchini di Antonio Florio con il quale codirige ScarlattiLab della Associazione Scarlatti di Napoli, oltre a dirigere dalla fondazione (1995) il Festival di musica antica del Mediterraneo Mousiké.
Dal 1982 è docente in ruolo di Storia della musica al Conservatorio di Bari e dal 2001 insegna musicologia anche alla Università della Basilicata, Potenza oltre ad essere Honorary Associated Professor alla Melbourne University, membro del Comitato scientifico della Fondation Royaumont e della Commission Mixte del RILM (New York).
Dal 2010 partecipa come consigliere nazionale e responsabile per Puglia e Basilicata alla creazione del Sistema delle Orchestre Giovanili in Italia voluto da Claudio Abbado sul modello venezuelano. Collabora per la critica musicale con Repubblica Bari e sul Giornale della Musica e con Radiotre Rai.
Le sue ricerche spaziano dalla musica per antichi strumenti alla storia musicale di Napoli, all’opera del Seicento e a Nino Rota, producendo circa 110 saggi, edizioni critiche e diversi volumi monografici tra cui Music in seventeenth-century Naples (Ashgate 2007).
Come co-direttore dello Study Group dell’IMS “Cavalli and Venetian Opera” sta preparando per il 2012 l’edizione critica della Didone di Cavalli (Bärenreiter Verlag) e la prima monografia scientifica su Nino Rota.
Dal 2012 sarà per cinque anni il primo italiano Presidente della Società Internazionale di Musicologia.

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