La stagione dell’Associazione Scarlatti si apre nel segno di Mozart con una violinista ed un’orchestra di caratura internazionale

Hilary Hahn

Hilary Hahn

La violinista Hilary Hahn e la Camerata Salzburg, diretta da Louis Langrée, sono stati i protagonisti del concerto inaugurale della stagione 2013-2014 dell’Associazione Alessandro Scarlatti, tenutosi nell’Auditorium di Castel S. Elmo.
Prevalentemente mozartiano il programma della serata, con due brani di forte presa sul pubblico, il Concerto per violino e orchestra n. 3 in sol maggiore K. 216 e la Sinfonia n. 41 in do maggiore K.551.
Il primo appartiene ad un gruppo di cinque concerti per violino, scritti a Salisburgo nel 1775 (anche se qualche studioso ha ipotizzato che la datazione dei primi due potrebbe essere precedente) ed è, in questo ambito, sicuramente il più amato, per gli elementi sia allegri, sia lirici che si alternano, con la presenza anche di una melodia popolare nel movimento conclusivo.
Dal canto suo, la sinfonia non solo chiuse un trittico, completato nell’estate del 1788, che comprendeva anche la n. 39 in mi bemolle maggiore e la celeberrima n. 40 in sol minore, ma rappresentò l’ultimo contributo al genere sinfonico da parte del genio di Salisburgo.
La sua grandiosità suggerì al tedesco Johann Peter Salomon, particolare figura che riuniva in sé quella dell’esecutore, del compositore, del direttore e dell’impresario, di ribattezzarla “Jupiter”, con un preciso riferimento a Giove, padre degli dei, e con tale appellativo è passata alla storia.
Nella prima, come nella seconda parte, i pezzi mozartiani sono stati preceduti da due composizioni, tratte rispettivamente dalla produzione dello statunitense Samuel Barber (1910-1981) e del britannico Ralph Vaughan Williams (1872-1958).
Di Barber abbiamo ascoltato l’Adagio per archi, op. 11 (1938), che l’autore trasse da un movimento di un suo precedente quartetto per archi del 1936.
Dopo aver esordito sotto la bacchetta di Toscanini, alla guida della NBC Symphony, il lavoro conobbe una costante notorietà anche in ambito europeo, che dura ancora oggi, grazie alla sua utilizzazione come colonna sonora in pellicole di successo di fine Novecento quali “The Elephant Man” di Lynch (nei titoli di coda) e “Platoon” di Oliver Stone.
Riguardo a Ralph Vaughan Williams, da noi è abbastanza sconosciuto, pur appartenendo agli autori che, fra Ottocento e Novecento, hanno riportato la musica inglese nel circuito europeo ed internazionale.
Oltre ad aver affrontato tutti i generi musicali, la sua fama, almeno nell’ambito liturgico, si deve alla creazione di un gran numero di canti sacri, scritti su richiesta della chiesa anglicana, e tuttora utilizzati per accompagnare le funzioni religiose.
Relativamente a The lark ascending, per violino e orchestra, proposto durante il concerto, il brano era basato sull’omonima lirica dell’inglese George Meredith, che descrive l’ascesa di un allodola, identificata con le note dello strumento solista, in un crescendo di struggenti melodie, talora contraddistinte da echi esotici.
Uno sguardo ora agli esecutori, iniziando dalla violinista statunitense Hilary Hahn, che ha fornito una prova di elevato spessore, evidenziando una sicurezza formidabile, abbinata ad un suono nitido e preciso che ha incantato la platea.
Ottima anche la prova della Camerata Salzburg, diretta da Louis Langrée, compagine affiatatissima, costituita da solisti bravi e versatili, che ha degnamente contribuito alla riuscita di uno splendido concerto inaugurale.
Pubblico molto numeroso, ancora in fase di rodaggio, ma abbastanza all’altezza dell’evento, omaggiato prima da un bis bachiano della solista e poi da un bis mozartiano dell’orchestra, con il quale si è chiusa una serata di grande musica.

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